Un’alternativa a precarietà e bassi salari, questa la lezione del contratto

In questi giorni, mentre si celebra il congresso della Fiom, l’ipotesi di contratto nazionale dei metalmeccanici siglata il 19 gennaio 2006 viene presentata e discussa in migliaia di assemblee nei luoghi di lavoro. Spetterà poi ai lavoratori, con il voto referendario, decidere. Nei luoghi di lavoro non c’è euforia, ma un clima sereno: i lavoratori, che affrontano quotidianamente le difficoltà a tirare avanti con bassi stipendi e sono preoccupati per la grave crisi industriale del paese, sentono che ciò che è accaduto ha prodotto un cambiamento di fase. La lotta determinante degli ultimi giorni e la resistenza tenace di questi 13 mesi hanno reso possibile reggere lo scontro con Confindustria.
Riconquistando il contratto nazionale messo seriamente a rischio con gli accordi separati, producendo il massimo di mobilitazione unitaria in tutto il paese, i metalmeccanici hanno dimostrato che è possibile portare il confronto tra lavoro e impresa su un terreno nuovo, evitando le scorciatoie fallimentari basate sulla totale precarietà e i bassi salari.
Come sindacato abbiamo recuperato un buon rapporto con le lavoratrici e i lavoratori perché con loro abbiamo stretto un patto: le piattaforme si possono portare al tavolo delle trattative e gli accordi si possono firmare solo con il consenso democratico e attraverso il voto referendario. Questo impegno è stato mantenuto.
Abbiamo vissuto il conflitto di questi mesi non solo come strumento per migliorare le condizioni materiali di lavoro, ma anche come un modo per raccontare al paese cosa sta accadendo nell’industria italiana (stiamo perdendo tutto: tecnologia, marchi, brevetti, mercato e posti di lavoro) e per dire che fermare la tendenza al declino è possibile solo ripartendo dal valore del lavoro, dal senso di ciò che si fa, dal rapporto tra l’azione sindacale e gli interessi generali del paese.
Per questo nello scontro difficile con Confindustria non abbiamo mai considerato l’impresa il “nemico”, ma è sempre prevalso il tentativo di far emergere coloro che in questi anni bui di finanziarizzazione dell’economia e di speculazione, hanno investito nell’industria, hanno innovato i prodotti e le tecnologie di processo e oggi, faticosamente, stanno portando le aziende fuori dal tunnel della crisi anche con nuove assunzioni.
Sono due gli elementi che caratterizzano, concretamente l’ipotesi di contratto siglata: l’assenza dello scambio tra flessibilità unilaterale non contrattata e salario e, soprattutto, il fatto che finalmente si è imboccata una diversa strada sul mercato del lavoro. Il nuovo apprendistato prevede: una vera formazione; una clausola secondo la quale almeno il 70% dei contratti dovranno trasformarsi in rapporti a tempo indeterminato e la conseguente riduzione dei costi per l’azienda.
Starà ora ai rappresentanti sindacali dei lavoratori e alle organizzazioni sindacali operare perché l’apprendistato diventi sempre più il vero contratto d’assunzione, migliorandone le condizioni di partenza come il trattamento di malattia. Così come dovremo stabilire soglie massime d’ingresso in azienda del lavoro precario che dovranno includere tutti i contratti a tempo determinato, compresi quelli inferiori ai sette mesi. Starà a noi riprendere seriamente la contrattazione in azienda affrontando anche temi come l’inquadramento unico che andrà adeguato alle modifiche di ruolo e funzione dei lavoratori nelle aziende che cambiano organizzazione del lavoro.
Anche il salario dovrà essere il risultato di una nuova, autonoma valutazione e contrattazione dei rappresentanti sindacali dei lavoratori.
E’ cambiata davvero la fase, perché nelle assemblee si sta discutendo con serenità di come andare avanti, orgogliosi di non aver chinato la testa e di aver offerto a tutto il mondo del lavoro e alla politica un piccolo esempio di come si può essere rispettati anche senza apparire tutti i giorni sui media.
Ora all’ordine del giorno c’è la discussione sulla riforma della struttura contrattuale: il clima che si respira ci permette di dire che siamo preparati ad affrontare questa sfida. riaffermando il ruolo e il potere decisionale dei rappresentanti dei lavoratori.

*segretario Fiom Milano