«Una vittoria ottima E senza ambiguità»

«Il documento con il quale abbiamo vinto è ottimo». Fosco Giannini della terza mozione non manca di sottolineare la propria soddisfazione. «Abbiamo assunto una piena linea politica. E non accetteremo ambiguità, neppure dal nuovo segretario», precisa.

Non si può che cominciare da un commento sull’esito di questo settimo congresso…
Naturalmente. E il mio è secco. Pochi giorni prima Bertinotti aveva detto in modo gravissimo che il comunismo era una tendenza culturale. Le compagne e i compagni del congresso nazionale lo hanno clamorosamente smentito. I comunisti e le comuniste in carne ossa, e aggiungerei spirito, incarnano un’idea forte che è quella del comunismo ed essa è potente ed esiste.

Sei più che soddisfatto…
Intanto dico questo: il documento con il quale abbiamo vinto mi sembra ottimo. I punti importanti approvati e vincenti sono: aver battuto il profilarsi della costituente di sinistra alternativa ma subordinata al Pd. Proprio quella subordinazione è stata a mio parere la base materiale della sconfitta elettorale. Parto da qui per sottolineare quanto sia importante anche la verifica degli enti locali. Da diversi anni anche in Rifondazione si è assistito a un’involuzione governista e non più rivolta alla trasformazione del sociale. Tuttavia, credo che il documento ha un punto forte in cui viene riassunta la nostra posizione, l’assunzione della nostra proposta complessiva, volta anche al superamento della diaspora comunista. Vale a dire superare le divisioni e rivolgersi a una costruzione unitaria di tutto il movimento comunista italiano, e non solo, che oggi è disperso e nel modo più insensato. Il documento redatto ha un passo significativamente importante, e proprio sulle elezioni europee, in cui si dice esplicitamente che questa decisione deve accompagnare la ricerca di convergenze tra forza comuniste anticapitaliste e di sinistra. Questi a mio parere mi sembrano due passi che, come area dell’Ernesto abbiamo suggerito, assumono un significato forte e nuovo. Mirano, in sostanza, al superamento della diaspora comunista e ad una lotta all’Europa liberista che non era più così scontata.

Paolo Ferrero, il nuovo segretario di Rifondazione, auspica una gestione unitaria del partito. C’è chi tentenna e chi formula dubbi su questo auspicio…
Bisogna innanzitutto vedere se dentro questa formulazione ci siano ambiguità volute o mascherate. Se Ferrero dovesse pensare a questo, e questo significa ritorno delle posizioni politiche socialdemocratiche non va bene, sarei contrario. Il documento approvato mira al rilancio pieno dell’autonomia comunista, che non si può conciliare con la parte social democratica. Naturalmente ne faccio una questione di linea politica. Per quello che riguarda, invece, gli enti locali credo sia ora di misurare le alleanze sulla base dei contenuti sociali; è necessario misurare tutto sulle questioni reali e concrete. Laddove è impossibile governare non si può farlo.

Veltroni parla ormai di distanza incolmabile con Rifondazione. Che ne pensi?
Credo che, se il Pd continua così, è destinato a dissolversi. L’unica possibilità di sopravvivenza che ha è ritornare a fare politiche sociali e di sinistra.