Una vittoria clamorosa per avanzare nel cambiamento

*resp. Comunicazione del PCdoB

Traduzione a cura di Milena Fiore

L’elezione di Dilma Rousseff apre una nuova fase nello sviluppo politico e della lotta popolare nel paese. Era chiara la scelta del popolo brasiliano per lo sviluppo della democrazia, il rafforzamento della sovranità nazionale e la promozione della giustizia sociale, che hanno caratterizzato il periodo del governo Lula, e sono alla base del programma della Presidente eletta. I brasiliani lamentano il ritardo, l’oscurantismo, l’entrismo e le minacce di criminalizzazione delle lotte e delle organizzazioni popolari. Le forze più reazionarie si sono mobilitate in favore del candidato “tucano” [il tucano è il simbolo del Partito socialdemocratico brasiliano, attualmente la forza maggiore del campo moderato], José Serra, la cui propaganda sottolineava i tratti biografici di ex-leader studentesco e democratico. Tuttavia, Serra e il suo staff, in verità, si sono comportati come reazionari impenitenti e, sebbene facesse di tutto per nasconderlo, ha finto per rivelarsi come rappresentante dell’imperialismo, del capitale finanziario, dei grandi monopoli e dei proprietari terrieri.

I suoi messaggi sulla politica estera non hanno lasciato alcun dubbio riguardo al suo allineamento. Serra aveva promesso di essere l’aguzzino della Bolivia e si poneva come nuovo ponte di lancio dell’imperialismo statunitense nel tentativo di destabilizzare il processo democratico-progressista in America latina, prendendo di mira in primo luogo la Rivoluzione Bolivariana guidata da Chavez.
Serra e le forze reazionarie che lo sostenevano hanno ricorso a tutto. Perfino il Papa di Roma è stato mobilitato come grande elettore: Benedetto XVI, due giorni prima delle elezioni, ha dichiarato che il popolo brasiliano doveva votare per il candidato che difende la vita; Dilma era accusata dal clero reazionario e dalla destra di difendere l’aborto. Ma non hanno tenuto conto che un popolo che eleva a poco a poco la coscienza politica sulla base dell’esperienza, non ha tempo per ascoltare le voci delle catacombe, e che questo processo politico non è in alcun modo in contraddizione con le sue più profonde convinzioni, comprese quelle religiose.

La presidente eletta Dilma Rousseff ha fatto un discorso subito dopo la vittoria in cui ha ribadito il suo impegno per la democrazia e per la costruzione di una nazione giusta, forte e progressista. Sa che il divario che ci separa da questo ideale è il permanere delle gravi disuguaglianze sociali frutto del sistema politico, economico e sociale delle classi dominanti, il che rende chiara l’entità delle sfide.
Il cammino che trasformerà profondamente il Brasile passa necessariamente per le riforme strutturali. È estremamente urgente una riforma politica, che approfondisca ed estenda la democrazia, con il rafforzamento del sistema proporzionale, il finanziamento pubblico delle campagne elettorali, il divieto di finanziamento da parte degli imprenditori, l’uguaglianza nella distribuzione dei tempi di propaganda politica gratuita.
Il Brasile è maturo per raggiungere più elevati livelli di sviluppo economico, di politica industriale, di difesa delle sue risorse naturali, di rivoluzione tecnico-scientifica, di modernizzazione delle infrastrutture. Il progresso sociale richiede anche che si prosegua nella lotta per la riforma fondiaria e la riforma urbanistica.

Poche ore dopo aver proclamato la vittoria di Dilma Rousseff, le forze sconfitte, attraverso i mass-media al loro servizio, hanno cominciato a predicare riforme: riforma fiscale, la riforma previdenziale, la riforma del lavoro e la riforma politica con clausola di sbarramento e l’adozione del voto distrettuale (elezione dei deputati con il sistema misto maggioritario-proporzionale). Questa è la vecchia piattaforma retrograda, conservatrice, neoliberista, anti-sociale e antidemocratica.
Nel discorso della vittoria, parlando come capo di Stato, la presidente eletta ha teso la mano all’opposizione, ma ha detto con molta chiarezza che governerà con i dieci partiti che hanno marciato con lei durante il primo turno, a cui si sono aggregate nuove forze nel secondo. Questo è il cammino: coalizione di governo e unità delle forze democratiche e progressiste, senza egemonie autoproclamate o prestabilite.

Serra, nel discorso in cui riconosceva la sconfitta, ha annunciato che continuerà la sua lotta. Altri dirigenti tucanos hanno annunciato una “forte opposizione”. È così che vanno le cose. Il tempo è propizio per una grande unità delle forze che vogliono efficacemente trasformare il paese. La convivenza democratica e istituzionale tra il governo e l’opposizione è qualcosa di necessaria, ma questo è molto diverso da una unità toucano-petista [tra il Partito socialdemocratico e il PT, il Partito dei lavoratori brasiliano].

Il nuovo governo, votato dalla maggioranza assoluta dei brasiliani, guiderà il Paese al fine di attuare gli impegni assunti e corrispondere alle aspirazioni del popolo brasiliano. Le forze di sinistra e il movimento sociale confermeranno il loro appoggio senza esitazioni alla presidente eletta e lotteranno con lei per la realizzazione e l’approfondimento delle trasformazioni sociali.