Una via per Arafat

Da domenica mattina a Marano, grosso centro a pochi chilometri a nord di Napoli, c’è una via intitolata allo scomparso, probabilmente ucciso, presidente palestinese Yasser Arafat. Una targa a suo nome è stata scoperta dal sindaco del paese Mauro Bertini del Pdci al termine di una commemorazione del leader palestinese nella sala del comune alla quale hanno partecipato rappresentanti palestinesi (Fadwa Barghouti, Salah Salah), qualche giornalista (Luciano Scattini della Rai, Maurizio Musolino de la Rinascita, oltre a chi scrive), gli onorevoli Giovanni Russo Spena di Rifondazione e Pino Sgobio del Pdci, rappresentanti degli enti locali come l’assessore Tecce per il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino. Presenti l’ambasciatore palestinese in Italia, Nemer Hammad, e monsignor Ilarion Capucci. Il sindaco di Marano, ricordando le motivazioni che hanno portato il comune ad avere «Via Yasser Arafat» ha ricordato il contributo da questi dato alla liberazione del suo popolo «Un partigiano come il presidente Sandro Pertini» e alla ricerca di una «pace giusta» nella regione. Eppure Yasser Arafat, come da vivo, continua ad essere scomodo anche da morto. Coloro che lo hanno abbandonato al suo destino non muovendo un dito quando era rinchiuso alla Mukata, coloro che hanno sostenuto per anni la sua «non rappresentatività», coloro che capovolgendo la realtà hanno presentato gli aguzzini come vittime e le vittime come aguzzini, gli occupanti come se fossero occupati, e questi come se fossero invasori, hanno gridato allo scandalo per il fatto che a suo nome è stata intitolata una strada di periferia di un comune alla periferia di Napoli. I palestinesi devono sparire. Per farlo hanno cercato di mettere in contrapposizione un’antecedente decisione del Consiglio comunale di cancellare una serie di delibere dell’ex commissario governativo, che esulavano dalla «normale amministrazione», tra le quali quella di intitolare una strada «ai martiri di Nassiriya» – poi dedicata, su richiesta della cittadinanza, a Mario Mosella, cittadino di Marano e noto cantante, famoso soprattutto per la sua “un’ora sola ti vorrei” – con la successiva decisione della maggioranza di centrosinistra di avere – dopo «piazza della liberazione dalla Camorra», via Falcone e Borsellino e corso Madre Teresa di Calcutta anche una via dedicata a Yasser Arafat. Per quanto riguarda la proposta di una strada «ai martiri di Nassiriya» il sindaco di Marano ha ieri spiegato il suo rifiuto sostenendo che «non si tratta di martiri ma piuttosto di soldati morti sul lavoro» «e non certo in una missione di pace» aggiungendo poi di essere invece favorevole ad una targa ricordo per quelli che ha definito i «caduti di Nassiriya».

Contro la decisione di intitolare una strada a Yasser Arafat è sceso in campo tutto il centro destra dal ministro per le comunicazioni Mario Landolfi – «una colossale bestialità» – a Maurizio Gasparri – «Richiamerò l’attenzione del ministro dell’interno Pisanu su questo comportamento» -, dalla Mussolini al ministro per le riforme Roberto Calderoli: «Nulla di nuovo sul fronte: da una parte ci sono quelli che contrastano e combattono il terrorismo e per la difesa del mondo democratico donano la loro vita, dall’altra ci sono i terroristi e i loro amici, ovvero Arafat e chi arriva a dedicargli una piazza…». Durissimi anche alcuni settori del centro-sinistra da Clemente Mastella – «dichiarazioni di una imbecillità politica unica» – a Pecoraro Scanio – «il sindaco farebbe bene a rivedere la sua posizione», a Luciano Violante, capogruppo dei Ds alla Camera, per il quale il non aver voluto intitolare una strada «ai martiri di Nassiriya» si configurerebbe come un «crimine». Piena invece la solidarietà del segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, secondo il quale «la scelta di dedicare una via ad Arafat, Nobel per la pace e statista, è un atto giusto e importante per la causa della pace. Invito le amministrazioni locali a seguire l’esempio di Marano».