Una strada al capo delle brigate nere (e un confronto sereno tra idee di destra)

L’Unità ha riportato nei giorni scorsi una notizia incredibile. Il Comune di Rieti ha deciso di intitolare una strada della città ad Alessandro Pavolini, giornalista.
Sapete chi è Alessandro Pavolini? Un signore di aristocratiche origini, nato a Firenze nel 1903, folgorato a 19 anni dalla marcia su Roma, federale di Firenze, poi ministro dell’informazione, capo del Minculpop e dell’apparato di censura sui giornali, successivamente segretario generale del partito fascista repubblicano ai tempi del regime filonazista di Salò, vice di Mussolini e comandante generale delle brigate nere. Fucilato dai partigiani a Dongo il 28 aprile 1945.

E’ una delle figure più tragiche, atroci del fascismo. Pavolini era un raffinato intellettuale, aveva vissuto in una famiglia borghese, istruita e moderna (suo fratello, noto e stimatissimo musicologo, non fu mai fascista, e suo nipote, Luca, fu attivo nella Resistenza e poi dirigente del Pci). Pavolini aveva anche sempre mostrato disprezzo per le volgarità staraciane e certamente disponeva di cultura e notevoli doti letterarie. A tutto questo preferì il fanatismo e il sangue. Negli ultimi anni della sua vita, quella di maggior potere, fu considerato il più feroce tra i gerarchi e il più vicino a Hitler.

Cosa scriveranno nella targa col suo nome? Come lo qualificheranno? Squadrista? Comandante delle brigate nere? Capo del fascismo di Salò? Staremo a vedere.

L’altra sera in Tv, intanto, abbiamo visto una trasmissione davvero curiosa. Si chiama “Confronti”, va in onda sulla seconda rete, verso le 22, penso che abbia parecchi telespettatori. Come molte trasmissioni simili si fonda sul dibattito politico: c’è un moderatore e due ospiti. Il moderatore è l’ex direttore di un giornale di partito, Luigi Moncalvo (Lega nord). Gli ospiti (qui sta la curiosità) sono fissi: Giovanna Maglie e Luca Telese. Bravissimi giornalisti, per carità, ma tutti e due, certamente, di simpatie berlusconiane.

Niente di male ad essere berlusconiani, ma non ho capito bene in cosa consista il confronto. E quale sia il compito del moderatore. Dice Giovanna: quel Bocca è rincoglionito. Ribatte Luca: no è solo scemo. Sintetizza Gigi Moncalvo: forse è tutte e due le cose. Poi, a sorpresa, la difesa di Gianpaolo Pansa e l’attacco ai ragazzi che l’hanno contestato. Giovanna: intollerabile. Luca: stavolta sono d’accordo con te! Giovanna: parlare ancora di fascismo è roba da mammuth. Luca: no, da dinosauri.

Il programma si fa sempre più spregiudicato. Servizi al vetriolo su uomini potenti. Roba coraggiosa. Prima vittima: Minniti, sottosegretario, Ds. Seconda vittima, Santoro. Terza vittima, Serena Dandini. E poi attacchi a Prodi quanti se ne vuole. Giovanna alza la palla, Luca colpisce, Gigi sorride. Bersagli tutti di sinistra? No, c’è anche un bersaglio di destra: Fini. Giovanna dice che è intollerabile la sua frase contro lo scontro di civiltà e il disprezzo mostrato per La Russa. Luca spiega che ormai Fini se ne va per la sua strada e con la destra non ha più niente a che fare. Gigi è d’accordo.

Quando ho spento la Tv ho pensato che potrei chiedere a Petruccioli di avere anch’io una trasmissione in Tv, verso le dieci di sera (un’ora circa di durata) con ospiti fissi Giovanni Russo Spena e Gennaro Migliore. Visto che Rifondazione è al governo magari ci potrebbero dare la Rete 1.