Una sinistra europea “pallidamente” anti-capitalista

Il congresso fondativo della Sinistra Europea, tenutosi ad Atene il 29 e 30 ottobre scorsi e conclusosi con l’insediamento dell’organismo dirigente e l’elezione a presidente di Fausto Bertinotti, ha nella sostanza confermato il profilo politico tracciato sin qui nelle riunioni preliminari e la consistenza numerica dei promotori (con l’aggiunta di Respect).

Restano dunque valide le osservazioni critiche nei confronti di tale impresa politica, già mosse dall’area del PRC Essere Comunisti e ribadite in un documento che è stato recepito e distribuito nel congresso.

Queste possono essere schematizzate nell’indicazione di due limiti essenziali. In primo luogo, tutti quelli che si erano tenuti fuori dal percorso di costituzione della Sinistra Europea confermano la loro assenza.

E nessuno di quanti erano presenti in veste di osservatori decide, nonostante le pressanti richieste, di entrare nel gruppo dei promotori.

In effetti, bisogna intendere bene che qui è in gioco non un semplice coordinamento tra partiti ma nientemeno che la creazione di un nuovo partito: non a caso si è dovuto mantenere un assetto confederale così da assicurare una relativa autonomia dei partiti membri.

Tuttavia, era prevedibile che una siffatta stretta organizzativa, perseguita e realizzata bruciando le tappe, non avrebbe favorito un esito inclusivo e avrebbe piuttosto sancito, cristallizzato le differenze esistenti.

Si badi che nel novero dei non aderenti non figurano forze residuali, ma al contrario un nutrito gruppo di forze politiche tra cui alcuni dei più consistenti e autorevoli partiti comunisti e progressisti europei.

In secondo luogo le posizioni critiche insistono sul merito dell’ispirazione politica di questa Sinistra Europea: pallidamente anti-capitalista, reticente sulla prospettiva di un superamento dell’attuale modo di produzione e in vista di un assetto socialista della società. Anche qui va ricordato che non si sta parlando di un generico programma che tiene insieme forze di coalizione attorno ad alcuni punti politici di massima; ma, ancora una volta, vi è in questione nientemeno che l’impianto fondativo, ideale e politico, di una nuova forza partitica: dunque qualcosa che attiene alla costituzione di un nuovo profilo identitario.

È evidente che ciò rende quanto mai determinanti i discrimini e i vincoli ideologici proposti.

Correttamente, e al pari dei pronunciamenti di altri partiti, la dichiarazione di voto espressa a nome della delegazione del PRC da Gennaro Migliore ha anche evidenziato il sussistere delle suddette differenti opinioni, valorizzando quindi il dato politico che anche all’interno dei partiti promotori la dialettica resta aperta.