Una partita a tutto campo

Il viaggio di Lula prima a Pechino poi a Guadalaja si inserisce nella sua strategia, avviata alla riunione del Wto di Cancun, di potenziare i rapporti sud-sud. Quest’aspetto è stato ben colto dal Wall Street Journal che alla visita ha dedicato un importante articolo. Per il Brasile i rapporti con la Cina costituiscono un punto di forza delle sue relazioni economiche internazionali extra-Mercosur Infatti Brasilia ha con Pechino un grosso avanzo commerciale, prevalentemente nelle produzioni di base. Tuttavia il Brasile può anche fornire prodotti avanzati e partecipare allo sviluppo di tecnologie congiunte. Nel 2003 le esportazioni brasiliane in Cina (senza Hong-Kong) ammontavano a circa 4.5 miliardi di dollari, mentre le importazioni dalla Cina (senza Hong Kong) erano di poco superiori ai 2 miliardi. Nel periodo della rivalutazione del real attraverso l’ ancoraggio al dollaro, sebbene in maniera non così rigida come il peso argentino, l’interscambio Brasile-Cina non arrivava ai 2 miliardi di dollari ed era leggermente favorevole a Pechino. Le esportazioni brasiliane verso la Cina ebbero un’ impennata, ancora in atto, dopo la crisi del real nel 1998; cosicché oggi, dietro agli Stati Uniti e all’Argentina, la Cina è il terzo mercato estero per il Brasile.

A Pechino Lula si è fatto accompagnare da 7 ministri e 400 dirigenti di azienda e si prevede che vengano annunciati investimenti cinesi in Brasile per 3 miliardi di dollari contro investimenti brasiliani in Cina per 5. Con la visita sono stati fatti coincidere due annunci ufficiali importanti: una cooperazione sino-brasiliana per lo sviluppo di tecnologie nucleari e l’apertura di negoziati tra Cina e Mercosur per un trattato di libero scambio. Quest’ultimo passo va decisamente contro la strategia Usa, portata avanti sia da Clinton sia da Bush, di racchiudere l’America latina nell’accordo Alca gestito e controllato da Washington. Per gli Usa il progetto Mercosur è anatema per cui stanno cercando di aggirare il fallimento di far progredire l’Alca con accordi bilaterali di libero scambio, come nel caso del Cile e dei paesi centramericani. La strategia di Lula non è soltanto extra-continentale. Due settimana fa assieme ad Argentina, Venezuela e Bolivia il Brasile ha dato il suo assenso alla creazione di una multinazionale statale latino-americana di petrolio e gas, come l’Eni in Italia, per ridurre la dipendenza dai prezzi e dalle scelte strategiche fissate da Washington con paesi petroliferi controllati dagli Usa stessi, quali l’Arabia saudita ed, ora, l’Iraq. Su queste strategie trasversali il debito estero pesa come un macigno che rischia di schiacciare tutto specialmente ora che l’Fmi sta rialzando la testa con l’Argentina.Vedremo come si comporterà la Ue a Guadalajara.