Una manovra molto rischiosa

I tagli varati dal «governo Padoa Schioppa» fanno apparire il rigore di Vincenzo Visco del primo centrosinistra come un lassismo da finanza allegra benchè nessun osservatore possa oggi negare che la politica contabile di allora abbia accelerato il dissesto infrastrutturale e sociale del paese. Alle decurtazioni di oggi si cumulano aumenti delle tariffe dei servizi come luce e gas, riduzione dei servizi effettivi nel campo sanitario e via dicendo. Per i pensionati a 800 euro al mese (poco più di un milione e 500 mila lire) e per i lavoratori con stipendi di 1200 euro (sono lòa stragrande maggioranza) non c’è scampo. Essi non beneficeranno nel futuro della crescita che i loro sacrifici dovrebbero permettere.
Questo è certo, per loro esiste solo la prospettiva di un ulteriore impoverimento. Ma come e da dove sorgerebbe la cosiddetta crescita quando si soffoca la spesa e si impoverisce la stragrande maggioranza della popolazione? La risposta è «ma nelle esportazioni». Infatti solo sperando che la domanda estera aumenti più del soffocamento interno può il governo sostenere che ai tagli seguirà una crescita economica. Per esportazioni si deve intendere Europa visto che l’import Usa è sempre più condizionato dalle relazioni con l’Asia.
La stessa Germania, prima esportatrice netta di merci sul piano mondiale, realizza gran parte del suo surplus commerciale sullo spazio europeo. La maggioranza dei paesi europei è vincolata dalla moneta unica. Non è possibile quindi ottenere guadagni di competitività attraverso la svalutazione, cosa in cui l’Italia eccelleva con risultati niente male. Dal 1998 il paese che riesce contenere e ridurre la dinamica salariale può tagliare l’erba sotto i piedi dei suoi concorrenti europei.
In questo la Germania sta primeggiando. Rispetto all’anno scorso, in tutta la zona euro l’aumento dei salari monetari è stato dell’1,1% in più dei prezzi al consumo. Italia e Francia si situano anch’esse su questi valori. In Germania invece sono i prezzi al consumo ad essere aumentati più dei salari monetari. Lo stesso dicasi in forma accentuata per l’Olanda, altra grande divoratrice di domanda estera europea con un surplus commerciale che è la metà di quello giapponese.
L’attuale manovra del governo Schioppa emerge quindi come una punizione amministrativa inflitta alla popolazione per (a) spostare risorse al settore finanziario-immobiliare, settore parassitario ma determinante del sistema italiano, (b) imporre una devastante deflazione salariale attraverso l’indebolimento della domanda interna. Dalla fatidica svolta alla Fiat del 1980 la dinamica dei salari reali in Italia non ha fatto che rallentare diventando impercettibile negli ultimi dieci anni.
Ora siamo nella fase della decurtazione di salari reali e la manovra finanziaria è coerente con quest’obiettivo. E’ improbabile che vi siano dei guadagni di competitività perché il paese ha perso le strutture industriali portanti ed avanzate.