Una legge ingiusta, ignorante e illegale

Francesco Maisto, sostituto procuratore di Milano e membro della commissione per la riforma della legge sulle droghe del primo governo Prodi, non è sorpreso. Ha sempre sostenuto che la legge Fini oltre ad essere ingiusta è anche illegale.
Che significato ha la mossa giuridica della regione Toscana?
L’aspetto che interessa la regione Toscana e la regione Emilia si riferisce all’assetto istituzionale centralistico e privatistico nettamente in contrasto con la Costituzione. Non si tratta di una questione formale poiché ha dirette conseguenze sulla punibilità e sulla limitazione della libertà personale. La legge Fini-Giovanardi è segnata da un’ignoranza di fondo del decentramento regionale stabilita dalla revisione dell’articolo 117 del titolo V. Per quanto modificata o deturpata, la Costituzione va rispettata, se non altro per una questione di rispetto della legalità. Nella legge invece l’asse tra stato centrale e privati tende a tagliare fuori le competenze regionali.
E’ evidente che non si tratta solo di uno scontro fra competenze istituzionali ma tra politiche opposte.
Gli enti locali, ma anche gli operatori del settore, le associazioni del privato sociale, i sert, hanno continuamente chiesto di poter dialogare con il governo che però ha sempre mantenuto un atteggiamento di netta chiusura. La legge non fa che riprodurre questo atteggiamento.
Ma il conflitto di competenze con le regioni è solo uno degli aspetti giuridicamente problematici della legge Fini.
E’ prevedibile che ben presto nei singoli tribunali potranno venire sollevate altre questioni di legittimità costituzionale. Sia prima che dopo il referendum del 1993 diverse sentenze della Corte costituzionale hanno chiarito che per distinguere tra uso personale e spaccio bisogna riferirsi a più criteri contemporaneamente e non alternativamente, finendo per privilegiare il solo principio quantitativo. Inoltre la legge sulle droghe è l’unica che prevede solo gli arresti domiciliari come misura cuatelare sostitutiva al carcere. Questo vìola ogni principio di uguaglianza e di ragionevolezza ed è tanto più grave se gli arresti domiciliari vanno obbligatoriamente scontati in strutture private accreditate, aprendo la strada alle carceri private e al conseguente business sanitario-penitenziario.
Va bene, ma opponendosi per vie legali ad una legge come questa non si rischia di perdersi nei cavilli giuridici.
Non è detto. Innanzitutto si tratta di strade piuttosto collaudate che hanno un buon fondamento. E poi si tratta della lotta di Davide contro Golia. In mancanza di giustizia, non ci resta che la legge. Bisogna attrezzarsi per difendere singoli soggetti deboli contro un sistema oppressivo, anche al di là delle vicende politiche.
Tanto più che la vittoria di misura del centrosinistra non lascia tranquilli. Cosa dovrebbe fare subito il nuovo governo?
Se si prevedono tempi lunghi di modifica legislativa, si può modificare subito il decreto che ha imposto le soglie che distinguono uso personale e spaccio.