Una legge di iniziativa popolare per il ritorno della scala mobile

Rispunta la scala mobile, per ridare forza ai salari. Un disegno di legge di iniziativa popolare è stato presentato ieri in parlamento. Il progetto è scaturito da una proposta unitaria di Sincobas, Sult, Cnl, Cub, Unicobas, Cobas, Rete 28 aprile e con l’adesione dei partiti di Rifondazione Comunista, Verdi, Pdci e Socialismo 2000. Il comitato promotore ha raccolto più di 100 mila firme, andando ben oltre le 67 mila richieste dalla legge. Le firme sono state depositate al Senato. Il testo di legge ha lo scopo «di tutelare i salari e gli stipendi dei lavoratori dipendenti», si legge all’articolo 1 «attraverso un meccanismo di adeguamento automatico dei salari e degli stipendi».
Nel luglio del 1992, il Governo, la Confindustria e le tre confederazioni sindacali – Cgil, Cisl e Uil – sottoscrissero un accordo che aboliva tutta la normativa riguardante l’indicizzazione automatica delle retribuzioni dei lavoratori con l’inflazione rilevata dall’Istat. «Con l’abolizione della scala mobile non si fece che diminuire il potere della concertazione», ha esordito il coordinatore nazionale della Cub, Pierpaolo Leonardi. Per Vincenzo Siniscalchi, segretario nazionale Sult, «la proposta di legge vuole rimettere al centro il problema dei salari, non solo all’interno del parlamento, ma anche della società. Bisogna lottare contro i salari bassi e il lavoro precario». Alla conferenza stampa è intervenuto anche il responsabile del lavoro di Rifondazione, Maurizio Zipponi, per il quale «la necessità di adeguare realmente i salari all’inflazione deve essere una prerogativa principale di questo governo». E ricorda che «nel programma dell’Ulivo, si segnalava la necessità di avere come parametro per l’adeguamento dei salari, non l’inflazione programmata, ma quella reale».
Come rappresentante della Rete 28 aprile è intervenuto Giorgio Cremaschi: «è sbagliato dire che questo disegno di legge è un ritorno al passato». E ha ricordato come «in vari paesi Europei è presente una legge che regola il salario minimo. In Belgio è presente la scala mobile; in Francia e Inghilterra è sancito per legge un salario minimo». Vincenzo Miliucci, dei Cobas, ha riportato il dato che colloca «per livello salariale, l’Italia al dodicesimo posto in Europa, dopo Grecia e Portogallo».
Alla proposta di legge farà seguito uno sciopero generale il 17 novembre, con almeno 15 iniziative in tutta Italia, per sostenere la legge. Sempre ieri i senatori di Rifondazione Giovanni Russo Spena e Stefano Zuccherini, insieme a Dino Tibaldi dei Verdi, hanno incontrato il presidente del Senato Franco Marini, per iniziare l’iter istituzionale. Il 15 novembre è previsto un incontro tra il comitato e il presidente della commissione lavoro Tiziano Treu.