«Una Guantanamo in Kosovo»

Il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Alvaro Gil Robles, scosso dalle rivelazioni di questi giorni su un’eventuale esistenza di una rete di prigioni segrete in Europa gestite dalla Cia, ha deciso di rivelare al quotidiano Le Monde quello che ha visto nel settembre 2002 in Kosovo e che ora gli appare sotto una luce ancora più inquietante : la base Usa di Camp Bondsteel, «la più grande base americana dopo la guerra del Vietnam», come è stata descritta – che si estende su 300 ettari vicino a Ferizaj, a sud di Pristina – avrebbe ospitato una specie di Guantanamo. Bondsteel era la più grande prigione della Kfor, la forza multinazionale dispiegata in Kosovo nel `99, in seguito alla pace di Kumanovo dopo la guerra aerea della Nato contro l’ex Jugoslavia. «Visto dall’alto di una torretta – ha raccontato Gil Robles – il posto sembrava una ricostruzione di Guantanamo, ma di più piccole dimensioni. Piccoli baraccamenti in legno erano attorniati da alti fili spinati. Ho visto tra 15 e 20 prigionieri, rinchiusi in casupole, vestiti con tute arancioni come quelle dei detenuti di Guantanamo». Non erano incatenati, ma «nella maggior parte dei casi seduti, alcuni rinchiusi in celle isolate. Tra loro c’erano dei barbuti. Alcuni leggevano il Corano. Una donna soldato statunitense, che faceva parte del personale della prigione, mi ha spiegato che era appena arrivata lì dopo aver servito nella base di Guantanamo». Allora Gil Robels, che aveva potuto incontrare anche un rappresentante del Dipartimento Usa della giustizia, aveva chiesto lo smantellamento del centro e l’arresto dei metodi di detenzione: in un rapporto di Amnesty International del 2004 si parla di «arresti arbitrari e illegali» in Kosovo da parte della Kfor-Nato, mentre il Comitato europeo di prevenzione della tortura si poneva molte domande sul trattamento dei prigionieri. Già nel 2002, un’altra ong, British Helsinki Group, aveva pubblicato un rapporto «Guantanamo nei Balcani», dove denunciava la detenzione extra-giudiziaria, per 38 giorni a Camp Bondsteel, di tre uomini arrestati dalla Kfor in Kosovo nel dicembre 2001, che affermavano di aver subito torture, come la privazione del sonno e decine di interrogatori. Nel 2002, più di un centinaio di prigionieri sono passati per Camp Bondsteel. I militari della Kfor-Nato avevano il compito di assicurare la sicurezza della provincia e di effettuare anche servizio di polizia: le regole in vigore li autorizzavano ad arrestare e a mettere in carcere per 30 giorni, rinnovabili, sulla sola decisione del capo della Kfor, chiunque fosse considerato sospetto (in quell’epoca era operante nell’area l’Ucpmb, Esercito albanese di liberazione della Macedonia). Gil Robles, dopo aver appreso che c’erano stati degli arresti arbitrari, aveva allora chiesto l’autorizzazione di visitare Camp Bondsteel. Il comandante della Kfor dell’epoca, il generale francese Marcel Valentin, lo aveva accompagnato e aveva fatto capire di essere contrario al trattamento riservato ai prigionieri. «Il comandante della Kfor dell’epoca ha avallato i fatti a malincuore – spiega un funzionario internazionale vicino ai militari citato da Le Monde – dietro pressione degli americani, molto inquieti per l’evoluzione della situazione nella regione».

Almeno 4 membri di un’organizzazione umanitaria islamista nordafricana sono stati imprigionati a Camp Bondsteel, ma poi sono stati liberati perché non c’erano prove contro di loro. Adesso non dovrebbero più esserci prigionieri illegali a Camp Bondsteel, perché, spiega un giurista, «dei memorandum sono stati firmati tra la Kfor, la polizia e la missione Onu in Kosovo, che prevedono il trasferimento, entro 48 ore, delle persone arrestate dai militari alle autorità di polizia. L’amministrazione penitenziaria è stata rinnovata anche con nuove prigioni e teoricamente nessun prigioniero è detenuto al di fuori di questo sistema legale». Ma, aggiunge il giurista, «salvo che non sappiamo sempre cosa succede nelle basi militari ». Per Gil Robles, che afferma di «non poter stabilire un legame» tra i sospetti sulle prigioni segrete della Cia in Europa e Camp Bondsteel, adesso «bisogna esigere delle spiegazioni su questa base in Kosovo».