Una distribuzione troppo ineguale

Il breve saggio di Roberto Romano, con il prezioso contributo di Bruno Bosco, analizza la distribuzione del reddito in Italia tra il 1993 ed il 2005. L’indagine attinge ai risultati di varie analisi campionarie, in particolare a quelle di Istat e Bankitalia, ed è condotta attraverso la comparazione dei dati riguardanti l’Italia con i dati medi della Ue. L’analisi evidenzia una significativa tendenza alla polarizzazione verso i due estremi con una decrescita del reddito da lavoro, sull’insieme dei fattori di produzione, che si è realizzata in Italia negli ultimi 10 anni.
In termini finanziari questo ha significato un trasferimento di risorse dal reddito da lavoro quello d’impresa pari a quasi 75 miliardi euro tra il ’93 ed il 2004, che fa il paio con la minore capacità di generare reddito da parte del nostro Paese rispetto alla media dell’Ue.
Sostanzialmente sembra che il Paese abbia rinunciato alla crescita economica fondata sul reddito da lavoro dipendente e con essa alla funzione redistributiva assicurata dall’intervento pubblico.
È proprio l’evidenza delle discrepanze, tra le tendenze italiane e quelle dell’area euro, che emerge dall’indagine che fa del saggio uno strumento di interessanti indicazioni per chi ha a cuore una svolta nelle politiche economiche che assuma «tra le proprie priorità anche il riequilibrio a favore del lavoro della distribuzione del reddito nazionale». La tesi di Romano è che solo attraverso «l’intervento pubblico, la contrattazione ed un intervento sul mercato del lavoro sia possibile disegnare una adeguata distribuzione del reddito». Non si tratta solo di agganciare il reddito da lavoro dipendente all’inflazione effettiva, perché sembra essere venuta meno la capacità di coniugare crescita economica e disponibilità di questo reddito per tutti i fattori di produzione; inoltre si è indebolito il ruolo del pubblico nella gestione e organizzazione dei beni sociali.
Tesi condivisa dalla FP CGIL Lombardia che ha concorso alla realizzazione dell’indagine: è possibile realizzare una politica redistributiva più equa attraverso una crescita del reddito da lavoro dipendente, la valorizzazione di lavoro stabile e di qualità, ed un intervento pubblico almeno pari a quello realizzato nella gran parte dei Paesi europei.
Saggio pubblicato come allegato al n.75/2006 della rivista Pubblicazione edita dalla Funzione Pubblica CGIL Lombardia e reperibile sul sito www.fp.lombardia.it