Un voto senza entusiasmo

Urne aperte oggi in Israele per elezioni che solo ufficialmente servono ad eleggere la nuova Knesset: in effetti sono un referendum sul piano di «separazione unilaterale» dai palestinesi della Cisgiordania, proposto nei giorni scorsi dal premier ad interim Ehud Olmert. Sul risultato del voto non ci sono dubbi. Vincerà Kadima – il partito fondato ad Ariel Sharon meno di cinque mesi fa e ora guidato da Olmert – con largo margine su laburisti di Amir Peretz e il Likud di Benyamin Netanyahu. Dall’entità della vittoria di Kadima e dai risultati che conseguiranno i potenziali alleati di governo dipenderà la stabilità del futuro quadro politico israeliano, essenziale per la realizzazione del progetto di Olmert volto a fissare senza alcun negoziato entro il 2010 il confine orientale di Israele e a impedire la nascita di uno Stato palestinese realmente sovrano. Intanto il presidente palestinese Abu Mazen, arrivando ieri a Khartoum, per partecipare al summit arabo, ha lanciato un appello agli elettori israeliani «a votare per la pace». «Ci rivolgiamo agli elettori israeliani affinché diano il loro voto alla pace e ai deputati che vogliono la pace perché senza di essa non c’è avvenire né per noi né per loro», ha affermato, aggiungendo subito dopo che il piano di separazione unilaterale di Olmert «non porterà la pace» e che i palestinesi non lo accetteranno. Kadima per settimane è stato largamente in vantaggio sulle altre forze politiche: secondo i sondaggi resi noti ieri sera dovrebbe conquistare tra i 34 e i 36 seggi contro i 17-21 dei laburisti di Amir Peretz e i 13-14 del Likud di Benyamin Netanyahu. Il blocco «arancio» dell’estrema destra e dei coloni potrebbe ottenere fra 9 e 12 seggi, i partiti arabi fra 7 e 11, i due movimenti ultra-ortodossi Shas e Torah Unita 17 o 18 deputati complessivamente, il Meretz (sinistra) 5 o 6. Fra gli altri, solo il partito dei pensionati potrebbe superare lo sbarramento del 2% e ottenere 1-2 seggi. Dalla consultazione elettorale dovrebbe uscir sconfitto ancora una volta il Partito della Foglia Verde, popolare tra molti giovani a Tel Aviv, che sostiene l’uso libero delle droghe leggere, che pure i sondaggi danno molto vicino alla soglia di sbarramento. Olmert è in una botte di ferro ma non si sente sicuro. La sconfitta è da scartare, ma non è da escludere che la vittoria di Kadima si riveli più contenuta del previsto. Le intenzioni di voto espresse dagli israeliani sino a ieri potrebbero non trovare questa sera piena conferma, al momento dello spoglio delle schede, se una parte dei potenziali elettori di Kadima oggi decideranno di non recarsi ai seggi, ritenendo la vittoria del partito già assicurata. L’affluenza alle urne infatti si prevede modesta, intorno al 65%, gli indecisi ieri venivano dati al 20%. E’ peraltro credibile la tesi che vuole gli elettori laburisti e quelli vicini al Likud più motivati rispetto a quelli del partito di Olmert. Per questo motivo nei giorni scorsi in Kadima è scattata l’emergenza contro l’apatia degli israeliani e qualche dirigente ha criticato lo stesso Olmert che ha annunciato la vittoria sicura del partito troppo in anticipo contribuendo al calo di interesse per le votazioni. Non sorprende perciò che il premier domenica abbia aperto l’ultima seduta del consiglio dei ministri prima del voto, con un appello agli israeliani affinché si rechino in massa ai seggi elettorali e, per risultare più convincente, ha rievocato Sharon. «Posso garantire a tutti gli israeliani che lo spirito e l’eredità politica del primo ministro Ariel Sharon saranno ancora parte integrante d’Israele, delle prossime campagne elettorali e del futuro dibattito politico», ha detto, promettendo subito dopo che prima di fissare il confine orientale dello Stato ebraico si consulterà con gli Stati Uniti, la comunità internazionale e soprattutto con gli israeliani. Con tutti ma non con i palestinesi, i diretti interessati. «Ho la consapevolezza di un’apertura negli Stati Uniti e in altri Paesi verso questi questi argomenti e anche della volontà di discuterli con serietà», ha concluso. Parole che molti hanno letto come una apertura alle altre forze politiche israeliane. Olmert ormai sa che la vittoria di Kadima non sarà straripante come tutto lasciava pensare appena un mese fa e per formare il nuovo governo potrebbe essere costretto a rivolgersi anche ai partiti della destra più radicale schierata, per motivi ideologici, contro il suo piano per la Cisgiordania. Le urne stamani si aprono alle 7 e si chiuderanno alle 22. Subito dopo la televisione di stato comunicherà il primo exit poll.