Un volo di spie, Cina e non solo

Lassù, qualcuno ci vede. E ci spia. Non si tratta questa volta dell'”usurata” rete satellitare di Echelon, né della pluricitata Cia (Central Intelligence Agency), ma dell’Aia, Air Intelligence Agency, sistema di spionaggio dai cieli che ha molto a che vedere con l’ultima recente crisi tra Usa e Cina.
La rete di intelligence americana è ampia, complessa e cara: costa circa 27 miliardi di dollari l’anno (oltre 50mila miliardi di lire), un bilancio che non si è molto scostato da quello dei tempi della guerra fredda. Le agenzie di intelligence (13 le principali ma in totale una filiera di parecchie decine) si spartiscono la torta con quote diverse: il National Reconnaisance Office succhia 6,2 miliardi; la National Security Agency 3,6, la Cia 3,1. Ma al quarto posto c’è la Air Intelligence Agency, che ne capitalizza 1,5, oltre 3mila miliardi di lire l’anno. E’ all’Aia infatti che fa capo il sistema più complesso e qualificato dello spionaggio aereo americano. Non è l’unico settore dell’esercito a fare spionaggio dal cielo, ma è di gran lunga quello più specializzato. La stessa United States Air Force lavora a programmi di intelligence particolari con budget ad hoc: ma sono briciole in confronto al lavoro dell’Aia.

Dalle zone operative
Progetto dell’Usaf, ad esempio, è il Theater Airbone Reconaissance System, sistema di ricognizione in grado di definire i danni causati delle bombe e utilizzato anche dagli alleati (6 milioni e mezzo di dollari nel ’97). Il Combat Intelligence System (2.791 milioni di dollari nel periodo 99-2000) è invece un sistema in automatico in grado di ricevere, correlare e ridistribuire dati in provenienza dalle zone operative, rinviandoli rapidamente, una volta lavorati, al mittente. L’Intelligence Advanced Development è un sistema di integrazione dei sistemi a tecnologia avanzata, mirato al supporto tattico e strategico degli alti comandi dell’aviazione: nel ’96 e nel ’97 è stato colpito dalle riduzioni del Congresso, che gli hanno levato 100mila dollari per volta. Non molto, visto che il budget era di oltre 4 milioni e mezzo di dollari. Nel 2000 è costato 4.728 milioni ed è dato in progressione nel futuro: dai 4655 nel 2001 ai 4737 nel 2002, sino ai 4.860 nel 2003. Nella maggior parte dei casi, i soldi provengono direttamente dal budget presidenziale.
Ma le operazioni di intelligence dell’aria vere e proprie fanno capo all’Air Intelligence Agency, che si chiama così dal 1993 (il suo quartier generale si trova a Kelly, in Texas) e raccoglie diverse sigle, prima sparse, dei servizi speciali dell’aeronautica. Il suo motto è “freedom trough vigilance”; air intelligence e intelligence system support sono le parole chiave. Il suo lavoro è produrre risorse in maniera integrata nel campo dell’intelligence, sicurezza, combattimento elettronico, monitoraggio del rispetto dei trattati e dell’armamento straniero e valutazione, sia dei sistemi d’arma nemici che di quelli amici. L’Aia è deputata a fornire agli alti comandi decisionali le coordinate per le decisioni mirate a distruggere qualsiasi tipo di comunicazione nemica e per impedire il funzionamento della catena di comando dell’avversario. E’ in sostanza l’arma di alta tecnologia dell’aviazione.

Il consigliere occulto dell’Air Force
La sua nascita dimostra l’evoluzione dai sistemi della seconda guerra mondiale (ricognizione fotografica) a quelli complessi che utilizzano i computer e l’analisi dei segnali da terra. L’Agenzia è inoltre una field operating agency, con compito di rapporto allo stato maggiore. E’ il consigliere occulto dell’Air Force anche nelle guerre di bassa intensità e nelle missioni anti droga, vere e proprie operazioni militari in tempo di pace. E’ per il Pentagono l’arma degli scenari delle crisi in corso e di quelle future.
Dall’Aia dipendono due strutture operative chiave: il 67th Intelligence Wing (67th IW) a Kelly e il National Air Intellgence Center nell’Ohio, il cui campo è lo spazio.
Il 67th IW è il braccio operativo militare vero e proprio. Attivato nel ’93 con vere e proprie competenze di intelligence globale, comanda sei gruppi di intelligence che si trovano in zone continentali degli Stati Uniti, alle Hawaii e in Germania. La piramide si allarga poi a 35 squadre operative, sparse in un centinaio di località nel mondo e alle cui dipendenze lavorano circa 8mila uomini.
I quattro gruppi continentali americani sono divisi tra i campi base di Kelly (nel Texas, e che è anche il campo base “madre” dell’Aia: che si occupa delle operazioni negli Usa) e di Lackland (che lavora su missione più che per area geografica). Il terzo gruppo (quattro campi base) è costituito da un team di circa 500 uomini: tiene i collegamenti e produce informazione per le basi all’estero, le agenzie di difesa nazionale e i comandi addetti alle operazioni di guerra aerea. Provvede a rendere note le direttive e garantisce assistenza e supporto in diversi settori, dalle comunicazioni allo studio del supporto durante le missioni. Il 694th Intelligence Group (Fort Meade) è invece di supporto alla National Security Agency (la responsabile di Echelon). E’ specializzato in combattimento elettronico, controllo dei teatri di conflitto e delle operazioni di guerra nel campo sicurezza e informazione.
Il Pacifico è coperto dal 692nd Intelligence Group (Hickam Air Force Base, Hawaii), mentre il 26th Intelligence Group (Base di Ramstein, Germania) è l’esecutore dell’agenzia per l’Europa, sia nei teatri di guerra che nel lavoro di decrittaggio e nei supporti di intelligence tecnica e scientifica. La sua competenza è il Vecchio Continente in tempo di pace, ma in tempo di guerra, o esercitazioni, si spinge al Medio Oriente e all’Africa. Siede da protagonista al tavolo della Nato e ovviamente a quelli dei comandi americani di terra, aria e mare in Europa. E’ influente presso gli alleati.
La struttura di supporto operativo si avvale di un sistema tecnico-loigistico (Base di Kelly) responsabile dell’engineering civile in tutto il mondo, della comunicazione, dei sistemi di computer, logistica, sicurezza personale, amministrazione. Pianifica i servizi per i membri e le unità logistiche. A Kelly funziona inoltre una squadra che si occupa di training e assiste l’Us Air Force nelle operazioni antidroga e nei conflitti a bassa intensità. E’ di supporto nelle operazioni sul campo in oltre un centinaio di località nel mondo.
Ultimo della lista, la squadra di base a Prince Sultan, Al Kharj, Arabia Saudita: fornisce informazioni in tempo reale e supporto elettronico alla Joint Task Force-South West Asia. In sostanza controlla l’area di non volo in Iraq. Conta un centinaio di uomini che si affiancano al comando alleato nato con la Guerra del Golfo.

Attacco dallo spazio
Ma l’Aia è attiva anche nello spazio, attraverso il National Air Intelligence Center (Wright-Patterson, Ohio). E’ il primo informatore del Pentagono per l’intelligence spaziale. Oltre 2000 persone lavorano per monitorare le capacità spaziali e lo sviluppo di tecnologia spaziale di amici ma soprattutto di nemici. I suoi uomini se ne occupano soprattutto dal punto di vista dell’utilizzo di nuovi sistemi d’arma nello spazio.
Quanto comunichino tra di loro tutte le diverse agenzie statunitensi rimane abbastanza misterioso. Secondo l’opinione corrente, ognuna lavora per sé anche se il mandato dell’Aia rientra sotto il cappello del Dipartimento di stato della Difesa. Ma in una struttura nazionale dove, nel solo Ministero della Giustizia, figurano dieci sigle di intelligence (tra cui una non ufficiale), diventa complesso capire il grado di capacità delle singole agenzie a colloquiare tra loro.
Raramente lavorano in coppia: è questo ad esempio il caso di Echelon, la rete di spionaggio satellitare frutto, inizialmente, di un accordo con la Gran Bretagna nel 1947 (Ukusa). A quel patto scellerato voluto dalla National Security Agency, parteciparono sia la Cia che il National Reconnaisance Office, coinvolgendo in seguito anche i servizi di Canada, Nuova Zelanda e Australia, che avrebbero poi condiviso i risultati dello scambio di informazioni anche con Germania, Giappone, Norvegia, Corea e Turchia. Nell’88 saltò fuori addirittura anche un’indiscrezione su un possibile coinvolgimento della Cina. Ma erano altri tempi. C’è da supporre che, dopo il caso dell’aereo spia di questi giorni, il budget dell’Aia non subirà ridimensionamenti. Specie nel capitolato Asia-Pacifico.
*Lettera 22