Un video su Katrina: Bush sapeva

Il video a colori, trasmesso non stop dalle tv Usa, è piovuto come una bomba su un Paese dove l’indice di gradimento del presidente è già ai minimi storici. In vacanza da oltre cinque settimane nel suo ranch di Crawford, in Texas, un George W. Bush dall’aria rilassata ascolta distrattamente un gruppo di esperti che, riuniti in video-conferenza un giorno prima del rovinoso abbattersi di Katrina su New Orleans, lo mettono in guardia sulle «proporzioni mostruose» e i «danni catastrofici» dell’imminente tragedia.
E non è tutto. Con lo stesso ampio anticipo, i vertici del Centro Nazionale Uragani avvertono Bush del «rischio concreto che gli argini dei canali di New Orleans possano cedere», causando «l’allagamento della città».
Con la forza incontrovertibile che solo le immagini sanno esprimere, il presidente degli scandali infiniti si ritrova improvvisamente sbugiardato sull’unico fiasco di cui, almeno nei sondaggi, il Paese lo credeva innocente: la morte di 1300 persone, quasi tutte nere e povere, nel cataclisma meteorologico che il 29 agosto si è abbattuto sulle coste di Louisiana, Mississippi e Alabama.
Sei mesi dopo la tragedia che ha mostrato alla comunità internazionale il volto da Paese del Terzo mondo dell’America, il video ottenuto dall’agenzia di stampa Associated Press fa crollare l’alibi usato fino ad ora dall’amministrazione. E cioè che nessuno avrebbe potuto prevedere la furia dell’uragano o la rottura degli argini, come lo stesso Bush aveva dichiarato al Paese quattro giorni dopo Katrina.
Ad allertarlo, con voce accorata e quasi supplichevole, era stato, ironicamente, il suo capo della protezione civile. Il tanto bistrattato Michael Brown che poi ha finito per essere l’unica vittima eccellente dello scandalo. «Me lo sento nello stomaco. Questo sarà molto grosso», aveva avvertito, sconsigliano dal far confluire migliaia di sfollati all’interno dello stadio Superdome: «Il tetto potrebbe non reggere, si trova sotto il livello del mare, e i nostri team medici e di recupero cadaveri non sapranno far fronte a ciò che rischia di diventare una catastrofe nella catastrofe».
Brown non era stato l’unico che, in quella pigra domenica presidenziale, aveva cercato di dar corpo alla minaccia che avanzava dal Golfo del Messico. Il direttore del Centro Nazionale Uragani Max Mayfield l’aveva messo in guardia sul pericolo di una rottura degli argini. «Questo uragano è ben più grande di Andrew e voglio che sia assolutamente chiaro a tutti che il rischio di perdite di vite umane è massimo nelle zone costiere, per le onde altissime».
Durante i ben 27 minuti del video, Bush ascolta in silenzio il diluvio annunciato dalle Cassandre della sua amministrazione, senza far loro neppure una sola domanda. Soltanto alla fine il presidente si abbandona a quello che viene già bollato come «uno slogan di routine»: «Voglio assicurare la gente a livello statale che siamo perfettamente pronti non solo ad aiutarvi durante la tempesta, ma a trasferire risorse e beni a nostra disposizione dopo l’uragano». In realtà la risposta alla catastrofe fu fallimentare e l’esercito fece il suo arrivo a New Orleans solo quattro giorni dopo il passaggio di Katrina, quando la situazione era ormai divenuta ingestibile.
La Casa Bianca ha subito cercato di minimizzare. «Il presidente è stato in ogni momento all’altezza della situazione», tuona dall’India il suo portavoce Trent Duffy. «E’ roba vecchia e riciclata», gli fa eco Russ Knocke, portavoce del Ministero per la Sicurezza Interna. Ma i leader democratici del Congresso hanno rinnovato la richiesta di un’inchiesta indipendente. «Il video dimostra che l’amministrazione ha sistematicamente fuorviato il popolo americano su quel che si sapeva prima dell’impatto della tempesta», ha detto il capo dei democratici del Senato Harry Reid.
E sempre ieri Ray Nagin, il sindaco nero di New Orleans, (nel mirino a sua volta per la gestione disastrosa durante la crisi), ha cercato di recuperare il terreno perso tra l’elettorato afro-americano, scagliandosi contro la Casa Bianca. «Sono scioccato – ha detto – se c’era tale sorta di consapevolezza, perché la risposta al disastro è stata così lenta?».