«Un solo sviluppo possibile? Non la beviamo». Sciopero per la Tav

Un’intera comunità, sindaci, amministratori, persone, famiglie. E poi, i lavoratori organizzati. Che per mercoledì hanno organizzato uno sciopero generale dell’intera Val di Susa. Quella che da anni si sta battendo per impedire l’apertura dei cantieri per l’Alta velocità. Uno sciopero generale a difesa dell’ambiente, dunque. Ed è una delle prime volte – se non la prima – che accade. Uno sciopero, allora, che va raccontato nella sua genesi. Perché i delegati della zona industriale – si sta parlando di un’area alle porte di Torino a forte industrializzazione: sessanta grandi imprese – da sempre sono stati animatori del «movimento» contro la Tav. Da sempre i consigli dei delegati sono stati presenti a tutte le manifestazioni. C’era bisogno però di un passo ulteriore. Lo sciopero dell’intera zona, appunto. A sostegno di questa proposta, i delegati hanno raccolto, nel giro di pochissimno tempo, qualcosa come 4mila firme. Che sono arrivate sui tavoli delle segreteria confederali. Ma le segreterie Cgil, Cisl e Uil – esattamente come i governi di centro sinistra alla Provincia di Torino e alla Regione – avevano già scelto da che parte stare: dalla parte dell’alta velocità, dalla parte del tunnel che «bucherà» la montagna per 53 chilometri. I delegati non si sono però rassegnati. Molti di loro sono iscritti alla Fiom, e alle altre organizzazioni di categoria: e hanno chiesto l’adesione dei loro sindacati. L’hanno ottenuta: lo sciopero sarà targato Fiom. E così, mercoledì 16, lo sciopero si farà. Assieme a tutti i sindacati di base e coinvolgerà non solo le fabbriche ma i servizi. «E bada bene – spiega Giorgio Airaudo, segretario della Fiom piemontese – ci saremo non solo perché protestiamo contro un metodo che ignora il parere di chi vive e lavora nella valle. No, ci saremo perché i lavoratori non si “bevono” più quell’idea di sviluppo». Quell’idea per cui di sviluppo ce n’è uno, un solo possibile. «E chiediamo: ma serve davvero questa Tav? A portare merci velocemente, dicono. Che merci? Chi le produrrà, dove? Con quali garanzie sindacali?». E ancora, più rilevante: «In un’area che sta pagando duramente il prezzo della deindustrializzazione, davvero non c’era altro modo per spendere quelle decine di milioni di euro, che – dicono – potrebbero dare frutti fra 20 anni? Perché non si spendono per la ricerca, qui e ora, a Torino, nel settore auto?».
Sarà sciopero, allora. Uno sciopero, una manifestazione che entrano direttamente nel dibattito politico. Anche quello fra le fila dell’Unione. In queste ore, l’attenzione è catalizzata attorno alla dichiarazione di Rutelli. Con piglio autoritario, ha detto che «l’Unione farà la Tav in Piemente e se Bertinotti non sarà d’accordo, potrà trarne le conseguenze».

Qualcuno dei suoi più stretti alleati – o neoalleati – l’ha invitato ad una maggiore prudenza. Ma non conta questo. «Perché il problema non è Rifondazione e la voglia di Rutelli di cacciarla», per usare le parole di Graziella Mascia. Il problema forse non è neanche che una frase del genere, l’aspirazione che rivela fanno il paio con la proposta di Follini di una «grande coalizione». «Il problema vero è quella domanda sociale che viene dalla Val di Susa, esattamente come è venuta da Scanzano o da Melfi. Dietro le richieste di Rifondazione, ci sono quelle lotte, quelle battaglie. E Rutelli propone esattamnente questo: di far finta di nulla. Ma si illude: quella domanda sociale ci sarà sempre».

Domanda sociale. Che interroga la politica, dunque. Rutelli ha risposto a quel modo. «E Rutelli – dice stavolta Franco Giordano capogruppo del Prc alla Camera – sarà destinato a non vincere perché a Scanzano, a Melfi come a Terlizzi, ha vinto la popolazione».

Popolazione, persone. Non teppisti. Anche se ormai a crederlo è rimasto quasi da solo il ministro Pisanu. Che comunque l’ha riconfermato anche ieri in tv (intervistato da Lucia Annunziata): «Protagonisti delle manifestazioni sono cittadini pacifici, ne convengo. Altri gruppi però ne hanno approfittato per creare una situazione di disagio». Richiesto di una spiegazione ha offerto quest’esempio: «Alcuni gruppi hanno divelto un guard-rail di una strada che dava su un precipizio. La polizia è stata particolarmente attenta altrimenti sarebbe accaduto l’irreparabile». E a quel punto, gli «infiltrati» avrebbero addossato la colpa alla polizia. Dice queste cose Pisanu. E poi aggiunge che lui solidarizza con Cofferati.