Un segnale

Il fatto può sembrare a prima vista insignificante. Il 6 marzo scorso l’agenzia Apcom informa che il quotidiano Repubblica si è rifiutato di pubblicare una lettera del segretario del PdCI Diliberto, in cui viene commentato criticamente un sondaggio (pubblicato dal quotidiano medesimo) secondo cui PRC e PdCI non supererebbero insieme la soglia del 4% alle prossime elezioni europee, diversamente dalla lista di Vendola e compagni che verrebbe valutata invece oltre il 6%. “Di tale sondaggio – precisa il segretario del PdCI nella lettera non pubblicata da Repubblica (di cui Apcom riporta il testo) – non mi importa del dieci per cento in meno del PD”. Non c’è bisogno di sondaggi per capire la crisi di consenso tra PD e popolo della sinistra. Mi interessa invece “il dato che riguarda PdCI e PRC, che alle europee probabilmente si presenteranno insieme”. E qui
Diliberto rileva che “per stare ai voti veri – gli unici recenti e recentissimi a disposizione – quelli dell’Abruzzo e quelli della Sardegna, Pdci e Rifondazione insieme avrebbero superato ampiamente lo sbarramento visto che hanno preso il 4,6 in Abruzzo e il 5,1 in Sardegna. Mentre Vendola e via aggregando hanno preso tra l’uno e il due per cento”.

Non ci interessa qui commentare il sondaggio o i risultati del voto sardo e abruzzese, cosa che abbiamo fatto a suo tempo. Né valutare il commento del segretario del PdCI, che pure ci sembra tutt’altro che infondato.

Il punto che vogliamo evidenziare, e che sembra essere sfuggito ai più, è un altro. Non abbiamo memoria, nella storia ormai decennale di Repubblica, che una lettera di poche righe del segretario nazionale di un partito che conserva peraltro una sua rappresentanza istituzionale nel Parlamento europeo, venga cestinata e nessuno – o quasi – trovi niente da dire.

Potrebbe essere un segnale, minimo ma non per questo meno inquietante, dello stato in cui versa la democrazia e la libertà di stampa nel nostro Paese.

Un segnale di quello che ci aspetta, di quanto ancora è temuta e considerata inquietante, da altri (dentro e fuori i confini nazionali), la riorganizzazione – possibile – di una forza comunista e antimperialista non testimoniale e non respinta fuori dai confini del recinto Parlamentare, come sembrava possibile (e per molti auspicabile) dopo il disastro dell’Arcobaleno. Fino al punto da manipolare sondaggi e oscurare, persino nella rubrica delle lettere, un commento di poche battute su di un quotidiano che ogni giorno ne sforna a milioni, per oltre un milione di
lettori.

Un segnale indiretto ma pregnante di quello che i comunisti, insieme, ancora possono rappresentare e promuovere nel nostro Paese (altro che folclore…), tanto più in una situazione di profondissima crisi del sistema. Vale la pena di rifletterci un momento.