Un segnale politico, ma è ancora poco

«In Finanziaria abbiamo fatto il minimo per gli aiuti allo sviluppo», ha dichiarato la viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli, commentando il passaggio dai 380 milioni del 2006 ai circa 600 previsti nella Finanziaria 2007 approvata dal consiglio dei ministri. In verità, si tratta di un incremento che porta la quota del Prodotto interno lordo (Pil) italiano destinato alle iniziative di lotta alla povertà verso lo 0,15 per cento, ben lontano dunque dallo 0,33 per cento che l’Unione aveva promesso in campagna elettorale, e ancor più dallo «stellare» 0,7 per cento previsto per rispettare gli impegni verso gli Obiettivi del Millennio delle Nazioni unite.
Un «segnale politico» dunque, ancor prima che finanziario. Il «colpo» che il governo ha voluto battere, tenuto conto di questa Finanziaria «lacrime e sangue», è infatti quello di bloccare una tendenza al ribasso che, negli ultimi tre anni del governo Berlusconi, aveva letteralmente azzerato le finanze della cooperazione riducendola ad una accozzaglia di interventi clientelari di pochissimo valore strategico ma, cosa certo più grave, compromesso l’avvenire di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo. Ora il governo manda a dire che il trend è stato invertito e questo, ancorché decisamente insufficiente per onorare gli impegni internazionali del paese, è almeno un inizio.
Resta la preoccupazione di non vedere nelle tabelle della prossima Finanziaria nessuna indicazione in ordine al come si procederà in futuro verso lo 0,33 per cento e neanche sul come verranno calcolate queste cifre, se ad esempio si ricorrerà ancora alla sciagurata manovra di inserire tra i fondi per la cooperazione quelli provenienti dalla cancellazione del debito.
Nell’orizzonte delle azioni possibili e doverose del governo Prodi restano però anche altre cose da fare, e subito, affinché il segnale non venga risucchiato dalle logiche del risparmio ad ogni costo. In particolare, è necessario onorare il pagamento della quota destinata al fondo per la lotta all’Aids, circa 150 milioni di fondi aggiuntivi, come pure è imperativo che la macchina della cooperazione, bloccata da anni da una legge che risale alla guerra fredda (la 49 dell’87), possa ripartire.
Ci aspettiamo dunque un tavolo di consultazione tra governo e società civile affinché questa necessaria riforma veda la più ampia e qualificata partecipazione. Ultima avvertenza, purtroppo mai ripetuta abbastanza: che questi, pochi, fondi vengano gestiti in coerenza con le priorità della cooperazione allo sviluppo. Per essere chiari, che è fondamentale che non vadano utilizzati in nessun modo per missioni umanitarie gestite dai militari. La delicata situazione in Libano, dove le organizzazioni non governative internazionali si preparano a sostenere il processo di ricostruzione civile del paese, ha bisogno interamente degli stanziamenti destinati a queste attività e non sarebbe ammissibile che venissero dirottati verso altre logiche.

* Presidente Terre des Hommes international