Un seggio per Giovanni Pesce

Rifondazione chiede di nominare l´ex gappista senatore a vita

A tredici lavorava nelle miniere delle Cevennes, in Francia, dov´era emigrato con i genitori. Diciottenne, già iscritto al Partito comunista, nel 1936 si arruola nelle Brigate Internazionali e combatte in Spagna contro i franchisti, a difesa della legittima repubblica democratica. Quattro anni dopo, rientrato in Italia, viene inviato al confino fascista di Ventotene. All´indomani dell´8 settembre del 1943 è tra i primi a organizzare la Resistenza ad Acqui Terme e quindi a Torino, dove entra nei Gap insieme a ragazzi come Dante Di Nanni, che morirà eroicamente in seguito a un´azione condotta con lui. Dal maggio del 1944 si sposta a Milano e assume il comando del terzo Gap. È per quest´uomo duro e puro, coerente, per Giovanni Pesce, insomma, classe 1918, nato a Visone d´Acqui, medaglia d´oro della Resistenza, ferito tre volte sul fronte spagnolo, che Rifondazione Comunista chiede un seggio di senatore a vita. Lo fa con una campagna lanciata dall´area dell´Ernesto, minoranza del Prc, la cui motivazione suona come una sfida a chi, a destra così come a sinistra, oggi cerca di cancellare il valore e la memoria stessa della lotta partigiana: «Per la Resistenza, contro ogni revisionismo, il comandante Pesce senatore a vita». Coraggioso, a volte spietato come lo era la guerra intrapresa in solitudine contro i fascisti repubblichini e i nazisti, Pesce, il cui nome di battaglia era «Visone», non ha mai rinnegato la sua fede politica, i suoi ideali e la sua storia personale. Si potrà anche non essere d´accordo con le sue idee, ma è difficile non togliersi il cappello di fronte alla sua militanza nella lotta per gli umiliati e gli offesi.