Un ringraziamento dai compagni aggrediti a Pavia dai fascisti

Cari compagni e cari amici,
vorremmo ringraziarvi tutti uno per uno per le email, le telefonate, le
pacche sulle spalle e le parole di vicinanza con cui avete letteralmente
sommerso noi, tutti i Giovani Comunisti e in generali gli antifascisti
di Pavia per i fatti della sera di sabato 11 marzo; non ci è possibile
farlo perché il numero di persone che dovremmo contattare sarebbe
veramente grandissimo, speriamo dunque che vi accontenterete di un
ringraziamento collettivo. Vorremmo però ringraziare esplicitamente quei compagni che hanno particolarmente dato gambe a questo appello dandogli visibilità nazionale e cioè il quotidiano di Rifondazione Comunista”Liberazione” e i siti www.marxismo.net (che ha dato il via alla campagna), www.lernesto.it, e italy.indymedia.org (anche se quest’ultimo, come saprete, non ha una redazione e ringraziandolo stiamo ringraziando tutti coloro che vi hanno contribuito in questi giorni alimentando la nostra campagna), oltre a tutti quei siti di carattere locale che hanno ulteriormente diffuso la notizia dell’attacco.
Se è successo tutto questo per un’aggressione che, per quanto violenta
e preoccupante, non è per fortuna sfociata nell’esito tragico che per un
istante abbiamo temuto, allora sappiamo con certezza che qualunque cosa succedesse a chiunque tra noi in qualunque città non passerebbe
inosservato. Questa consapevolezza, insieme alla certezza di stare dalla
parte della ragione e del progresso (quello vero), dà più sicurezza di
qualsiasi spray al peperoncino. Sappiamo benissimo che se questa aggressione ha suscitato un tale moto di simpatia è perché tutti quanti siamo impegnati in una riflessione sul problema della “Reazione” – per chiamare le cose col loro nome. L’Europa e tutto il mondo sono scossi da un conflitto costante tra i rigurgiti reazionari (non solo di carattere neofascista) e un ampio spettro di movimenti di lotta, di resistenza e anche rivoluzionari (si pensi a quanto sta avvenendo in America Latina o, più vicino a noi, in Francia – e la stessa Italia ha visto lotte grandiose e di massa negli ultimi anni).
La Reazione ha molte facce, dai proclami allucinanti di Marcello Pera
ai travasi di bile di Oriana Fallaci, dalle folli dottrine neo-con al
golpismo dell’opposizione antichavista in Venezuela, dal ritorno
dell’antisemitismo al continuo risorgere del razzismo contro chi emigra
per lavorare, dai pestaggi razzisti di Sassuolo alle sfilate milanesi
della Fiamma Tricolore. Non facciamoci ingannare dalla pluralità
apparente di queste espressioni di un medesimo fronte reazionario: la
preservazione con ogni mezzo dell’ordine esistente è la vera cifra di
tutta questa Vandea. Chiunque appaia deciso nel cambiare questo ordine di cose è perciò sotto tiro.
Da questo punto di vista è evidente che non si può ridurre il problema
all’agitare ottuso di una lama da parte di un imbecille neonazista in
una piccola città lombarda. Costui non sa nemmeno che interessi stia
servendo nel momento in cui agisce in questo modo, o forse semplicemente non gli interessa saperlo. Siamo davvero di fronte alla famosa “punta dell’iceberg” – una punta tagliente, sia chiaro (chiedetelo a Dax e a tanti altri) – ma pur sempre una punta, che ci deve servire soprattutto ad avvistare l’intera massa di ghiaccio e ad affrontarla nel suo complesso.
Per questo è importante non farsi illusioni di nessun tipo.
Non possiamo illuderci che il problema complessivo si risolva con
qualche processo; a Pavia ne abbiamo fatti, e vinti, ma il rischio in
qualche modo permane, come si è visto. Non ci lamenteremo di certo se lo Stato, dopo aver per anni tollerato nei fatti (e con questa tolleranza
incoraggiato) queste violenze nella nostra città, si renderà finalmente
conto che questo gruppuscolo di mercenari rischia di darci più forza di
quanta ce ne tolga e deciderà di liberarsene come se fossero stracci
usati (pronti magari a riutilizzarli la prossima volta che tornassero
utili). Ma sapremo e diremo che se questo accadrà sarà solo ed
esclusivamente grazie al consenso e all’organizzazione e all’unità che
avremo saputo costruire.
Non possiamo illuderci nemmeno che il problema complessivo si possa
risolvere con qualche azione individuale di vendetta da parte nostra.
Agendo così ci isoleremmo, non saremmo capiti da molti lavoratori e
giovani che ci guardano con simpatia e che sono la nostra vera forza;
inoltre verremmo inesorabilmente travolti da tutto il resto
dell’iceberg, magari senza neppure essere riusciti a scalfirne quella
punta con cui vediamo con più urgenza la necessità di farla finita. Chi
ci ha attaccato sabato è direttamente collegato con il governo
attualmente in carica, al processo scorso tre poliziotti hanno
rilasciato testimonianze a suo favore contraddicendo i rapporti di
polizia che essi stessi avevano redatto (non si fanno scrupoli nemmeno
di fronte alla logica), i naziskin pavesi sono stati scoperti
addirittura riunirsi nella sede locale della Lega Nord: si può forse
pensare di sconfiggere un blocco reazionario così composito con qualche
piccolo duello? Siamo obbligati a difenderci, e lo faremo (come abbiamo
sempre fatto), perché ne va della nostra incolumità e della serenità
delle nostre iniziative e perché non possiamo affidarci ad uno Stato che
certo non simpatizza per chi vuole trasformare la società; non
tollereremo, come non abbiamo mai tollerato, nessun tipo di provocazioni violente contro i nostri compagni; ma siamo anche obbligati ad agire con l’intelligenza e la cautela richiesta dalle circostanze.
Il nemico è uno solo ma è articolato. Anche la nostra lotta deve essere
unitaria ma articolata su vari terreni. Il terreno fondamentale da cui
bisogna sempre iniziare è la spiegazione paziente delle nostre idee,
soprattutto in un momento in cui la sinistra è spesso disarmata dal
punto di vista teorico, in molti casi cedendo di fatto alla pressione
delle idee reazionarie (non credo che sia necessario fornire esempi).
Speriamo con queste nostre righe di avervi fatto capire che, anche e
soprattutto grazie alla vostra solidarietà, non siamo affatti caduti
nella paura o peggio nello sconforto; abbiamo invece ancora voglia di
pensare e di agire, siamo più determinati di prima nell’andare avanti,
contro il fascismo ma soprattutto contro questo “orrore senza fine” che
lo genera.
Tanti compagni ci hanno invitato ad organizzare una manifestazione od
un’assemblea a Pavia in risposta all’attacco. Assemblee e manifestazioni
ci saranno ed erano già in programma in preparazione al 25 Aprile; nei
prossimi giorni saremo in alcune scuole a spiegare cosa significa per
noi l’antifascismo; il 21 aprile ricorderemo come tutti gli anni l’eroe
Ferruccio Ghinaglia, fondatore del comunismo pavese ucciso il 21 aprile
1921 dallo squadrismo fascista armato da industriali ed agrari; nel
weekend prima del 25 Aprile organizzeremo con le altre organizzazioni
antifasciste pavesi iniziative in varie piazze della città
sull’attualità della resistenza al fascismo, al razzismo, alla guerra e
allo sfruttamento. Il 25 Aprile, infine, si terrà come tutti gli anni
una manifestazione mattutina: invitiamo tutti i compagni che come noi
intendono partecipare nel pomeriggio alla grande manifestazione di
Milano (che quest’anno potrebbe essere imponente) a venire la mattina al corteo di Pavia; le due città sono vicine, in treno o in auto ci vuole
meno di un’ora e pensiamo sia importante mostrare non solo nelle grandi metropoli ma anche nelle città più piccole (dove spesso è maggiore la prepotenza della Reazione) la vitalità di un movimento antifascista e di forti legami di solidarietà tra i compagni.
Grazie ancora a tutti quanti.

* www.GiovaniComunistiPavia.org