Un Referendum che umilia la rappresentanza è contro la democrazia

Non andremo a votare il referendum sull’attuale pessima legge elettorale

L’eventuale difficile raggiungimento del quorum che darebbe validità al voto e la contestuale vittoria del sì porterebbe ad un vero e proprio regime autoritario, con ogni probabilità guidato a vita dal nostro “caro leader” Silvio Berlusconi. La vittoria del sì sancirebbe, di fatto, la fine della democrazia perché ogni minoranza verrebbe schiacciata dal partito che ottiene più voti al quale verrebbe attribuito il 55% dei seggi nelle assemblee elettive.

E quando parliamo di minoranze non ci rivolgiamo solo alle minoranze di sinistra ma a tutte le minoranze, comprese quelle più consistenti di centro-sinistra (il Pd stante gli attuali rapporti di forza), di centro e di destra. Una eventuale vittoria del sì equivarrebbe ad un colpo di stato soft. Per questo non si capisce la posizione del Pd che ha deciso, con forti contrasti interni, di votare sì come ha fatto, con il dissenso della Lega, il grosso del centro-destra. Il resto delle forze politiche, e la sinistra tutta, hanno deciso di astenersi dal voto. Di non andare a votare. E dove si vota anche per i ballottaggi delle amministrative di non ritirare le tre schede relative al referendum.

La nostra posizione è netta. C’è in gioco la democrazia ed anche, sia pur indirettamente, la rappresentanza popolare proporzionale fondamento di ogni sistema democratico. Ci auguriamo che gran parte degli italiani seguano la nostra indicazione. Soprattutto in un momento grave e difficile per la Repubblica presa d’assalto nei suoi principi da uomini e ballerine da avanspettacolo.