Un realistico gioco di guerra

È in corso a Capo Teulada: impiegati 9 mila militari, 57 aerei, 37 navi e sommergibili Nato

CO«Destined Glory». Si chiama così la più grande esercitazione Nato del 2005, cominciata ieri in Sardegna. L’obiettivo del poderoso spiegamento di forze, i comandi militari lo spiegano così: «Simulare, in uno scenario realistico, la risposta ad una crisi in grado di mettere alla prova la capacità e prontezza operativa della Forza di risposta Nato (Nrf) verso qualsiasi minaccia contro l’Alleanza atlantica». Rispetto agli effetti pratici che la cosa avrà sulle coste sarde, significa che trentesette navi, più un numero imprecisato di sommergibili a propulsione e ad armamento nucleare, punteranno su Capo Teulada, dove simuleranno uno sbarco. Da terra, al fuoco delle navi, risponderanno le batterie di artiglieria, e dal cielo i missili dei caccia di stanza nella base di Decimomannu. Il tutto sino al 14 di ottobre. Lo «scenario realistico» cui accennano in militari significa che si sparerà davvero, con proiettili e munizioni vere. Ce n’è uno ogni anno, a Teulada, di questi realistici giochi di guerra. E ogni volta, per la costa sud-orientale della Sardegna, è una vera e propria devastazione ambientale. La componente navale della Nrf è attualmente sotto il comando della Forza marittima italiana ad approntamento rapido (Comitmarfor – High Readiness Force Marittime). All’esercitazione partecipano forze navali, aeree e terrestri di dieci paesi membri della Nato: Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Spagna, Turchia, Gran Bretagna e gli Stati Uniti.

Secondo i dati diffusi dalla Nato, sono quasi novemila i militari impiegati, 37 le unità navali e 57 gli aerei, comprese le forze navali ed anfibie che fanno capo al comando della Forza Nato di intervento e sostegno (Strikfornat) di stanza a Napoli. L’esercitazione si svolge sotto la direzione del vice ammiraglio John Stufflebeem, della Us Navy, comandante del Joint Command di Lisbona. L’Italia, in qualità di nazione ospitante, oltre a partecipare con le proprie forze terrestri, navali ed aeree avrà la responsabilità di fornire supporto logistico. «Destined Glory», per il momento, è ancora nella sua fase iniziale. Le navi Nato si stanno radunando davanti al porto di Cagliari, nel Golfo degli Angeli. Poi si trasferiranno verso il poligono di Capo Teulada, la più grande struttura esistente in Europa per gli sbarchi anfibi, e verso le zone di mare dove si svolgerà la parte più propriamente marittima dell’addestramento. Nella passate edizioni delle esercitazioni autunnali della Nato, il punto di raduno delle navi era sempre stato fissato lontano dal porto di Cagliari, per non creare intralci al traffico passeggeri e merci. Questa volta non è stato così. Quando ieri mattina i cagliaritani si sono svegliati, hanno trovato mezzo Golfo degli Angeli occupato dalle imbarcazioni Nato, arrivate durante la notte. Contro l’esercitazione ha preso posizione un gruppo di consiglieri regionali di Rifondazione comunista: «Nonostante l’orientamento dell’opinione pubblica nettamente contrario alle servitù militari – si legge in un documento diffuso ieri – ancora una volta in Sardegna si svolgeranno imponenti manovre belliche. Tutto ciò avviene anche in aperto contrasto con i pronunciamenti del consiglio regionale, che non si è limitato a denunciare l’intollerabile peso in Sardegna delle servitù militari, ma che ha dichiarato e confermato più volte la volontà dei sardi per una Sardegna smilitarizzata e denuclearizzata, terra di pace e di amicizia fra i popoli». «Tutto ciò – dicono ancora i consiglieri di Rifondazione – avviene in dispregio delle importanti iniziative adottate dal presidente della Regione, Renato Soru, per la drastica riduzione delle servitù militari, dei periodi di esercitazione, per la bonifica dei territori e delle aree marine compromessi dagli effetti di esercitazioni a fuoco e della probabile presenza di ordigni inesplosi».

Rifondazione comunista invita a «una grande mobilitazione politica e di popolo, che veda partecipi la Regione, le istituzioni locali, le organizzazioni sociali, il mondo della cultura, dell’associazionismo e dei movimenti per la pace e per la non violenza, perché la questione sarda delle servitù militari venga inserita con priorità nel programma del prossimo governo dell’Unione». Duro anche il documento diffuso dalla dalla «Tavola sarda per la pace»: «Le politiche di guerra infinita e preventiva coinvolgono non solo la Sardegna, tradizionale e consolidato «paradiso della guerra», ma tutta la penisola, con lo spostamento della sesta flotta americana a Taranto e i poderosi interventi a Sigonella, Camp Darby e Napoli». I tre coordinatori della «Tavola sarda per la pace», Ettore Cannavera, Paolo Pisu e Franco Uda, chiedono di aprire una vertenza istituzionale col governo italiano.