Un raid aereo israeliano in Sudan provocò una strage. I morti sarebbero 800

Sono due i raid aerei lanciati lo scorso gennaio da jet dell’aviazione israeliana in territorio sudanese, in cui hanno perso la vita 800 persone. A sostenerlo è il ministro dei Trasporti sudanese, Mabrouk Mubarak Salim, che ai microfoni di al Jazeera ha precisato che gli attacchi hanno preso di mira un convoglio nel deserto, vicino alla città orientale di Port Sudan. Le vittime sono sudanesi, somali, etiopi ed eritrei, ha aggiunto.

E’ stata la televisione Usa Cbs a riferire dell’attacco, smentendo una prima versione apparsa sulla stampa egiziana che attribuiva l’offensiva all’aviazione americana. Secondo la ricostruzione fornita dalla Cbs l’attacco sarebbe stato uno solo e avrebbe preso di mira un convoglio di camion carichi di armi, diretto nella Striscia di Gaza. “All’intelligence israeliana era stato riferito che le armi sarebbero state trasportate attraverso il Sudan, puntando a nord verso l’Egitto, dove poi sarebbero
passate nel deserto di Sinai e quindi nella Striscia di Gaza controllata da Hamas”, hanno riferito funzionari del Pentagono all’emittente. Israele al momento non ha commentato.

“I raid sono stati due e hanno provocato la morte di 800 persone – ha detto oggi ad al Jazeera il ministro sudanese – altri 50 feriti sono stati trasportati in ospedale”. Alla domanda sull’eventuale presenza di armi sul convoglio, il ministro ha risposto: “Ma quali armi! Le abbiamo viste con i nostri occhi. Si trattava di alcuni kalashnikov rudimentali, usati per difesa personale”.

Il convoglio colpito “trasportava dei profughi e la zona è nota per essere una via di passaggio dei migranti”, ha sottolineato Salim. Ipotesi sostenuta anche da un consigliere del Centro nazionale di studi sul Medio Oriente con sede in Egitto, Mahmoud Khalaf: “La zona è di fatto più sotto il controllo delle forze di sicurezza egiziane che di quelle sudanesi, ed è nota per il traffico di uomini”.