Un pericoloso teorema da laboratorio

Ingredienti: un rapporto dei ROS, un giudice rampante, qualche giornalista bendisposto, almeno un partito della destra di governo, una casa editrice disposta a pubblicare un libro. Frullare il tutto e utilizzare in piena campagna elettorale. Obiettivo dichiarato? Criminalizzare i movimenti sociali e gli esponenti della sinistra

La febbre da emulazione può essere una patologia grave, ma gli effetti di un falso teorema politico-giudiziario possono essere ancora più gravi.
Negli articoli precedenti e successivi alla manifestazione per la Palestina del 18 febbraio, era stato il Corriere della Sera ad assumersi l’onere di criminalizzare preventivamente e successivamente le associazioni, le forze e gli esponenti politici che avevano deciso di scendere in piazza in quella manifestazione.
Ma il quotidiano “La Stampa” del 24 febbraio, in preda ad un attacco di febbre emulativa, decideva di partecipare alla campagna di criminalizzazione con un articolo a sei colonne sulle elezioni, nel quale faceva trapelare ciò che neanche i dirigenti politici della destra o il Ministero dell’Interno avevano reso noto.
In un articolo dal titolo “Estremisti e affaristi nel tritacarne elettorale”, anticipava sul tempo la risposta del Ministro degli Interni ad una interrogazione parlamentare presentata dal coordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, sulla manifestazione del 18 febbraio.
Il deputato Cicchitto infatti chiedeva al Ministro Pisanu, con interrogazione del 23 febbraio “se il Ministro degli Interni risulta interrogato del fatto che, oltre ai rappresentanti delle formazioni organizzatrici, fossero presenti un condannato per reati derivanti dalla militanza in un’organizzazione terrorista e uno dei più duri contestatori sul piano culturale e professionale del professor Massimo D’Antona”.
Con un tempismo davvero invidiabile, lo stesso giorno dell’interrogazione – e in attesa della risposta del Ministro – il giornalista de “La Stampa”, Augusto Minzolini, era già in grado di dare la risposta cercata dall’on. Cicchitto e nell’articolo pubblicato il giorno successivo, dava in pasto all’opinione pubblica e al clima pre-elettorale i nomi. Nel primo caso (il “condannato”) si tratta di Maurizio Falessi, nel secondo caso (uno dei più duri “contestatori” del prof. D’Antona) si tratta di Luciano Vasapollo, docente universitario, direttore del centro studi Cestes, personalità molto nota della sinistra alternativa in Italia e a livello internazionale, definito nell’articolo “personaggio di spicco dell’estremismo rosso e grande nemico del prof. D’Antona”. (1)

Un libro capzioso e inquietante
L’articolo de “La Stampa”, anticipando la risposta del Ministro dell’Interno all’on. Cicchitto, aveva fatte proprie le tesi contenute in un libro pubblicato recentemente. Trattasi de “Il ritorno delle Brigate Rosse. Una sanguinosa illusione” edito da “Koinè nuove edizioni”. Un titolo destinato a seminare allarme e incertezze in un paese che – per i gravi fatti accaduti nei decenni trascorsi e per alcune ferite aperte – stenta ancora ad uscire dagli anni dell’emergenza antiterrorismo e nel quale, al contrario, proprio l’allarme antiterrorismo continua ad essere una costante delle politiche securitarie del governo e un ottimo argomento per le campagne elettorali.
Ma a rendere ancora più inquietante il libro in questione, vi è che l’autore del libro stesso è un magistrato – il dott. Otello Lupacchini – in servizio al Tribunale di Roma come Giudice per le Indagini Preliminari e titolare dell’inchiesta su una organizzazione di sinistra- “Iniziativa Comunista”- che fu maldestramente tirata in ballo anche per l’omicidio D’Antona (otto esponenti finirono in carcere per mesi) ma che poi ne fu completamente scagionata.
Il dott. Lupacchini non esita a portare a conferma delle proprie tesi accusatorie il Rapporto dei ROS dei Carabinieri che fu alla base di quell’inchiesta. Trascura però di segnalare che quel rapporto e quell’inchiesta si sono rivelate un fiasco clamoroso. In sostanza si fa forte di un atto pubblico – smentito dai fatti e dalle decisioni della stessa magistratura – per riaffermare un teorema politico che la destra di governo sta utilizzando a piene mani in campagna elettorale.
La tesi è semplice: il centro-sinistra tollera, alleva e accoglie nelle proprie file “settori estremisti” nei quali potrebbe coltivarsi di nuovo il virus del terrorismo. Non solo, la tesi del dott. Lupacchini non risparmia nessuno: da Raniero La Valle accusato di essere l’ispiratore del pacifismo radicale del “no alla guerra senza se e senza ma”, dal Cofferati segretario CGIL che criticava la legge Biagi al PRC e ai Verdi accusati di dare sponda politica ai movimenti sociali più radicali protagonisti delle manifestazioni di Napoli e Genova (2001), delle mobilitazioni contro i CPT etc.

Un falso teorema fondato sul nulla
Ma nel libro del dott. Lupacchini (e nel rapporto dei ROS che è stato l’ispiratore dell’indagine condotta dallo stesso) vi è un teorema falso che si abbatte come una clava contro il prof. Luciano Vasapollo ed alcuni noti sindacalisti delle RdB-CUB (Domenico Provenzano, Emiddia Papi).
Andando a scavare la genesi del teorema si arriva ad una scoperta che sarebbe grottesca se non fosse drammatica per le conseguenze politiche e personali.

A questo punto si richiede l’attenzione del lettore.

1) il 10 febbraio del 1999, al Residence Ripetta di Roma, si svolge un convegno promosso dal Cestes (diretto da Luciano Vasapollo) e dalle RdB su “La legge che non c’è. Dalle RSU nel pubblico impiego ad una legge per la democrazia in tutti i luoghi di lavoro”. Al convegno presiedono e introducono Luciano Vasapollo e il giurista Arturo Salerni, partecipano il Ministro della Funzione Pubblica, on.Angelo Piazza; il responsabile lavoro del PdCI sen. Leonardo Capone, il capogruppo del PRC Franco Giordano, l’on. Giorgio Gardiol, l’on. Pietro Gasperoni, il coordinatore delle RdB Pierpaolo Leonardi, docenti universitari come Ugo Rescigno, Franco Russo per la Sinistra Verde, Giuseppe Bronzini di Magistratura Democratica. Al convegno del 10 febbraio era stato invitato anche il prof. Massimo D’Antona, il quale però per motivi di salute comunicò agli organizzatori che non avrebbe potuto partecipare. Dunque il prof. Massimo D’Antona, che verrà ucciso tre mesi dopo dalle BR, non ha mai partecipato al convegno del 10 febbraio promosso dal Cestes e dalle RdB.
Dunque non ci furono contestazioni né scontri verbali. Ma per gli investigatori questa assenza non ci fu, al contrario diventerà uno dei punti di partenza del teorema.

2) Da questo convegno si dipana infatti una ragnatela di falsità che però, ripetute all’infinito, hanno rischiato di sostituirsi alla realtà. Infatti secondo il Rapporto dei ROS e poi la stessa indagine del dott. Lupacchini, si legge che “di estremo interesse dal punto di vista investigativo, è apparsa la circostanza che il prof. Massimo D’Antona, il 10 febbraio aveva partecipato al convegno sul tema “La legge che non c’è nel pubblico impiego e in tutti i luoghi di lavoro” organizzato dal Cestes e dalla Federazione nazionale delle Rappresentanze Sindacali di Base”. Nel libro del dott. Lupacchini “l’estremo interesse dal punto di vista investigativo scompare” perché privato di qualsiasi fondamento, ma nei paragrafi precedenti e in quelli successivi, senza alcun collegamento esplicito e chiaro negli intenti, si parla delle vicende politico-giudiziarie del prof. Vasapollo nei primissimi anni Ottanta (per accuse su fatti risalenti a dieci anni prima e dal quale è stato assolto), si parla del famoso convegno del 10 febbraio al quale avevano preso parte l’allora “ministro della Funzione Pubblico on. Francesco Piazza, il prof. Massimo D’Antona e Pierpaolo Leopardi della Federazione delle Rappresentanze Sindacali di Base” e poi – con un salto privo di qualsiasi nesso logico – dell’arresto di Nadia Desdemona Lioce nel marzo del 2003. Dunque un lettore viene automaticamente portato a vedere la connessione tra fatti e persone diverse lì dove la connessione non esiste assolutamente.

3) Nei paragrafi precedenti, il libro del dott. Lupacchini utilizza a piene mani sia il Rapporto dei ROS sia la propria istruttoria per rivelare connessioni irrilevanti (ai fini politici ma anche giudiziari) tra la Cooperativa sociale “La Cacciarella”, Radio Città Aperta, il Cestes e le RdB. E’ evidente che si tratta di un classico rapporto di polizia (in questo caso dei ROS dei Carabinieri) che non presenta ipotesi investigative compiute – le quali spettano ai magistrati – ma elenca le possibili relazioni (parentali, amicali, amministrative, politiche) tra persone diverse. Se quelle ipotesi fossero state plausibili da un punto di vista giudiziario, la magistratura vi avrebbe trovato gli elementi per una azione istruttoria e penale. Se così non è stato, è evidente che si era di fronte ad un rapporto investigativo privo di riscontri e di credibilità anche ai fini delle indagini preliminari.

4) Eppure, nonostante il flop, il teorema prende corpo lo stesso già nel 2001. Luciano Vasapollo, il Cestes e le RdB, diventano così i “più duri contestatori di Massimo D’Antona”. Nel caso di Vasapollo, essendo docente universitario come D’Antona, si aggiunge l’aggravante di “più duro contestatore sul piano culturale e professionale” (sono le parole dell’articolo de “La Stampa” del 24 febbraio di quest’anno ma prese probabilmente “a prestito” da qualche altra fonte).

Dunque il teorema sollevato da “La Stampa” e richiesto di chiarimenti dall’on.Cicchitto, pur senza alcun riscontro, prende corpo già nel 2001.
Già allora sia Luciano Vasapollo sia i sindacalisti delle RdB querelarono a man bassa i sostenitori del teorema ottenendo scuse e risarcimenti dall’ex sindacalista della CGIL passato a Forza Italia Giuliano Cazzola. “Il Giornale” limitò i danni e rimediò al malfatto con una intervista riparatrice con Luciano Vasapollo pubblicata il 6 maggio del 2001. Ma il teorema riappare – dandolo ormai per scontato ed acquisito come tesi – anche in anni successivi ogni volta che si presenta la necessità di criminalizzare i sindacati di base, i movimenti sociali o esponenti della sinistra alternativa. Anche in questo caso fioccano le querele come quella contro un articolo diffamatorio de “L’Espresso” nel 2003.
A settembre del 2004 anche l’inchiesta su “Iniziativa Comunista” si rivelò un flop con l’assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”.
Eppure ad anni di distanza il teorema riappare prima nelle pagine del libro del dott. Lupacchini, poi nell’implicito dell’interrogazione parlamentare dell’on. Cicchitto a seguito delle polemiche sulla manifestazione del 18 febbraio per la Palestina e poi nell’articolo de “La Stampa” del 24 febbraio. Come mai questa pervicace sopravvivenza di un falso teorema smentito dai fatti e dalle inchieste della magistratura? Il problema, come si dice, è politico.

Una campagna elettorale ideologica e velenosa
La campagna elettorale in corso, è segnata da una polarizzazione feroce e da una ideologizzazione dello scontro politico operata con sistematicità dalla destra di governo e dal premier Berlusconi in primo luogo. E’ impostata e gestita come uno scontro tra “il bene e il male”, tra la “democrazia e i comunisti”, tra le nostre radici cristiane e il “fondamentalismo islamico”. E’ una trasposizione pura della campagna ideologica con cui Bush è riuscito a mobilitare le forze più reazionarie della società americana a proprio sostegno riuscendo a vincere delle elezioni che lo vedevano in difficoltà. Ideologizzare lo scontro politico è l’indicazione con cui Berlusconi e i suoi alleati intendono gestire la campagna elettorale. E’ un processo in corso da tempo e non solo con le boutade del Cavaliere sui magistrati, i giornalisti, le cooperative, le giunte locali “rosse”. A molti, per esempio, è sfuggito il linguaggio tutto ideologico delle periodiche relazioni del Ministro dell’Interno Pisanu sul terrorismo o sull’ordine pubblico. E’ la prima volta che un Ministro qualifica ideologicamente i soggetti a rischio parlando esplicitamente di “marxisti-leninisti”.
E’ una logica che fa il paio con la “Risoluzione contro il comunismo” presentata a gennaio al Consiglio D’Europa e contro cui ci sono state manifestazioni a Bruxelles, Starsburgo e Roma (davanti a Montecitorio) promosse dai partiti e dalle organizzazioni comuniste europee.
In tale contesto, i partiti della destra di governo hanno cercato di alimentare e cavalcare in ogni modo la campagna anticomunista e – al suo interno – il “teorema” nato dal Rapporto dei ROS e dall’istruttoria del dott. Lupacchini.
Nace così l’operazione politico-editoriale del libro “Il ritorno delle Brigate Rosse” curato dal dott. Lupacchini e pubblicato da una casa editrice – Koinè nuove edizioni” – il cui catalogo abbonda di testi e di autori di destra vicini ad Alleanza Nazionale e nel quale sembra essere caduto inconsapevolmente anche qualche autore di sinistra.
Il clou dell’operazione doveva essere un vero e proprio colpo di teatro.
Per motivi ancora ignoti, ma per “pressioni dall’alto”, la presentazione a Roma del libro del dott. Lupacchini è avvenuta a marzo di quest’anno non in una libreria ma nella sede della Direzione Generale dell’INPS. Ai più questo dettaglio non dice molto ma scavando nelle cose, si scopre che l’INPS è stata la realtà “pioniera” e il cuore delle RdB del Pubblico Impiego. All’INPS lavora infatti uno dei dirigenti sindacali delle RdB (Domenico Provenzano) segnalati nel rapporto dei ROS e nel libro del dott. Lupacchini.

Il “teorema” ha fatto flop una seconda volta
Alla presentazione, in pompa magna, partecipano infatti il Sottosegretario agli Interni Mantovano (AN), il dott. Lupacchini e l’on. Olga D’Antona, vedova del professor D’Antona.
A coordinare il dibattito viene chiamato Sandro Provisionato, un giornalista esperto della materia e curatore del sito e della newsletter “Misteri d’Italia”.
In questa sede si cerca di dare attuazione al “teorema” utilizzando una batteria di fuoco di alto livello. Succede però che – come dice Gramsci – la verità sia sempre rivoluzionaria.
Domenico Provenzano, dirigente sindacale delle RdB, intervendo nel dibattito smantella punto su punto e con documenti inoppugnabili il teorema del dott. Lupacchini e del suo libro evidenziandone le falsità.
L’on. Olga D’Antona, che in primo intervento – partendo dalle false affermazioni fornite dal libro – aveva fatto proprio il “teorema” accusando pubblicamente il prof. Vasapollo di un possibile coinvolgimento e continguità con le BR e avanzando il sospetto di un qualche ruolo nell’omicidio del marito, scopre così non solo un’altra realtà che gli era stata nascosta ma scopre anche di essere stata raggirata e strumentalizzata a sostegno di un falso teorema politico-giudiziario. In un secondo intervento, dopo quello chiarificatore e di denuncia di Domenico Provengano, l’on. Olga D’Antona rettifica il tiro chiedendosi come sia possibile che le indagini antiterrorismo siano state condotte in modo così superficiale e senza alcun riscontro. Un evidente imbarazzo ha cominciato così a circolare tra i relatori e i presenti.
Il teorema animato dal dott. Lupacchini e dal suo libro subisce così un secondo, clamoroso e pubblico “flop”.
La parola adesso sta agli avvocati e ai magistrati che dovranno prendere in esame le querele avanzate dagli studiosi e dai sindacalisti diffamati ed additati come terroristi. Ma il dato di fondo – e non va affatto sottovalutato – resta quello politico. La destra di governo, la stessa della cabina di regìa della mattanza di Genova nel luglio 2001, ha cercato e sta cercando di criminalizzare attivisti e organizzazioni della sinistra a fini elettorali. E’ una operazione che va smantellata non solo con il responso delle urne il prossimo 9 aprile ma che bisogna smantellare per sempre, perché di teoremi che sono costati anni di carcere per reati politici di centinaia di persone in Italia ce ne sono stati anche troppi negli ultimi trenta anni. Se la destra di governo vuole ricominciare la giostra infernale della logica dell’emergenza, dei processi sommari e dei teoremi che diventano anni di carcere e di persecuzione, occorre stopparla subito e con grande determinazione.

* Radio Città Aperta (Roma)