Un nuovo «Libro bianco» per fermare la precarietà

L’accordo interconfederale sui call center è «improponibile, inaccettabile, irricevibile». «E’ un mostro, non può essere tenuto in piedi». Maurizio Zipponi, deputato e responsabile lavoro di Rifondazione comunista, boccia l’«avviso comune» sui call center siglato la settimana scorsa da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria alla presenza del ministro del lavoro Cesare Damiano. E annuncia «opposizione, in Parlamento e nel paese, alla logica che vuole dividere i lavoratori in garantiti e non, come disposto dalla circolare Damiano: una questione importante, che non riguarda i soli call center ma l’approccio generale alla legge 30 e alla figura dei cocoprò». In più, Zipponi anticipa un appuntamento in vista della manifestazione «Stop precarietà ora», prevista il 4 novembre. La sinistra radicale, con il sindacato e il movimento, si dà un primo appuntamento nazionale il 26 ottobre a Roma, dove verrà presentato un nuovo «Libro bianco» del lavoro, con la totale riscrittura delle leggi. Aprirà l’incontro il giuslavorista Nanni Alleva; tra gli interlocutori invitati al confronto, il senatore della Margherita Tiziano Treu, già ministro del lavoro, e l’attuale ministro, Damiano.

Partiamo dall’accordo sui call center. Perché sarebbe un «mostro irricevibile»?
Per spiegarci dobbiamo ricostruire. Prima puntata: in giugno il ministro Damiano emette una circolare applicativa della legge 30, in base alla quale viene riconosciuto il lavoro subordinato solo a chi riceve le telefonate, il cosiddetto inbound, mentre all’outbound, l’operatore che fa le telefonate per proporre un servizio, sarebbe riservato il lavoro a progetto. Seconda puntata: gli ispettori inviati in Atesia verificano che anche gli outbound sono di fatto dei subordinati, poiché non stabiliscono nulla del come, dove e a chi fare le telefonate, e soprattutto non possono contrattare il compenso, deciso unilateralmente dall’azienda. Anche per loro, dunque, si è disposto il diritto al tempo indeterminato e alla restituzione dei contributi degli ultimi cinque anni. Arriviamo alla terza puntata: Cgil, Cisl e Uil firmano con Confindustria, alla presenza del ministro del lavoro, un accordo che contratta materie «proprie» e «improprie».

In che senso?
Definisco «proprio» trattare sulla stabilizzazione: sindacato e governo possono definire e aiutare un’applicazione graduale dei risultati dell’ispezione, dati gli alti costi imposti all’azienda. L’operazione è legittima se qualsiasi accordo sindacale è poi approvato da tutti i lavoratori. E’ «improprio», al contrario, violare i diritti individuali e indisponibili per mezzo di un accordo sindacale. L’avviso comune chiede al governo di cambiare la legge sulla rappresentanza, scavalcando le Rsu: si vorrebbe validare la proroga dei vecchi contratti cococò solo per mezzo di accordi territoriali o nazionali, mentre secondo la legge, oggi è legittimo solo quanto viene concordato con le Rsu. Inoltre, ritengo che anche nell’articolo 178 della finanziaria siano contenuti elementi di incostituzionalità in merito alla conciliazione imposta ai lavoratori, e per questo presenteremo opportuni emendamenti. Invitiamo tutti gli operatori dei call center a chiamare in sede gli ispettori, e ad attivare cause per il riconoscimento del tempo indeterminato.

Ora che siete nel governo, cosa state facendo per modificare le leggi sul lavoro?
Ci sono varie azioni in campo. Nel governo: il sottosegretario Rosa Rinaldi, bocciando la traduzione che le parti sociali hanno dato della circolare Damiano, ha piantato un «chiodo» che fissa la nostra idea del lavoro subordinato. In Parlamento, presenteremo emendamenti in finanziaria, a garanzia dei diritti individuali dei lavoratori e per la titolarità delle Rsu. Nel movimento, abbiamo aderito alla manifestazione «Stop precarietà ora» del 4 novembre. La mobilitazione è importantissima, fondamentale per sostenere il quarto pilastro dell’azione: la proposta.

La cancellazione della legge 30 e del Pacchetto Treu?
Il problema non è solo cancellare, ma soprattutto proporre. Il 26 ottobre, insieme a un gruppo di importanti giuslavoristi, presentereremo un nuovo «Libro bianco» del lavoro, la riscrittura completa della legislazione, uscendo dalla secca «abrogazione sì o no». Si cambiano interinali, contratti a termine, esternalizzazioni. Si fissa un nuovo concetto di subordinazione, spazzando via l’«area grigia» della parasubordinazione. Il fulcro resta il tempo indeterminato, il lavoro a termine deve essere un’eccezione giustificata. Superando la confusione tra «flessibilità di impresa» e «precarietà del lavoratore», sovrapposizione che ha il fine di abbassare i costi del lavoro ma che non ha migliorato le prestazioni delle aziende italiane negli ultimi anni.