Un mondo in movimento, ma l’Europa ha perso l’unità

Il Forum sociale mondiale arriva in Africa. Dal 20 al 25 gennaio 2007 i movimenti sociali del pianeta si incontreranno in Kenya, a Nairobi. Città dura, grattacieli in centro, intorno la più grande bidonville africana dopo Soweto. Uomini armati alle porte delle case, contro la disperazione dei poveri. L’impatto è forte: guardi l’Africa e pensi al Primo mondo, a quanto le sue responsabilità coloniali siano rimosse con la complicità di tante leadership africane corrotte e sottomesse, a quanto schifo le politiche «occidentali », nascoste sotto il pietismo della carità, continuano a generare. Più della metà dei kenioti vive in indigenza. Il governo paga il servizio del debito, impegnando il 22% del bilancio nazionale. Su un prestito di 17 miliardi di dollari ne sono già stati restituiti 51. Di fronte a queste cifre lo 0,7% per la cooperazione allo sviluppo, obiettivo chiave nei programmi occidentali, rivela tutta la sua pochezza. Il cambio radicale dell’agenda politica mondiale e la sconfitta del liberismo sono la sola cooperazione allo sviluppo realistica. In Africa la gestione dell’esistente non è fra le opzioni possibili. Il continente nero chiama brutalmente alle proprie responsabilità istituzioni, governi, la società civile e naturalmente anche il movimento antiliberista. Al tempo del primo incontro a Porto Alegre, un Forum sociale mondiale in Africa pareva un’utopia. Che esistesse un movimento attivo era noto: le reti globali delle donne, quelle contro il debito e il Wto sono piene dei contenuti delle lotte africane. Ma si sapevano anche le enormi difficoltà: un movimento che comunica via Internet sa cosa vuol dire agire in uno spazio enorme, frammentato dal colonialismo vecchio e nuovo, pieno di guerre, regimi e false democrazie, dove mancano i computer ma anche le strade e le ferrovie. Dopo il successo del Forum di gennaio nel Mali il Consiglio internazionale, riunito la scorsa settimana a Nairobi, ha dato il via al VII Forum sociale mondiale, con una forte e vivace partecipazione dei militanti del Forum sociale africano. Il processo dei Social forum continua a spostare società e politica in tante parti del mondo. In America Latina ha contribuito a cambiamenti epocali perfino sul piano della leadership statuale: paesi passati a sinistra, presidenti che si considerano no global e una vivace discussione critica che guarda alle luci e alle ombre di queste esperienze e alla necessità di non smorzare mai l’autonomia del sociale antiliberista. In India, con il Forum di Mumbai si è prodotta una convergenza inedita fra movimenti sociali diffusi e le grandi organizzazioni di massa della sinistra, che sta «contaminando» quasi tutte le altre realtà nazionali dell’Asia. A maggio si terrà il Forum della Frontiera, organizzato dai movimenti messicani e statunitensi che si battono contro il muro della vergogna tra Usa e Messico, mentre si prepara per il prossimo anno il Forum sociale Usa. Il 2007 sarà anche l’anno del Maghreb, che fra gli altri si pone l’obiettivo di costruire il dialogo per la pace delle società civili di Marocco e Sahara Occidentale. E’ in Europa che il movimento dei Forum non cammina con lo stesso passo di quello mondiale, dopo l’esplosione dei primi anni. I movimenti esistono, producono vertenze, sedimentano consapevolezza, diffondono senso comune contro la guerra e il liberismo, fermano il Trattato costituzionale europeo, esplodono in Francia contro la precarizzazione, impongono alla politica il nuovo linguaggio dei «beni comuni», mobilitando anche su temi ostici come la direttiva Bolkestein. Ma molti sono i soggetti che hanno perso la spinta alla convergenza, alla contaminazione, a quel melting-pot pubblico produttore di energia sociale, di identità, di autonomia che i Forum rappresentano in giro per il mondo. E’ come se tanti ritengano che il patrimonio di forza accumulato da ciascuno negli anni passati sia abbastanza per essere speso qui ed ora, separatamente, nelle proprie relazioni con la politica istituzionale, nella propria lotta per la sopravvivenza o per la supremazia. Questo allentamento dei vincoli unitari non è un problema solo per noi italiani e europei. E’ un problema per gli africani, che hanno bisogno come il pane di una sponda politica da parte nostra. E’ un problema per i paria dell’Est europeo che patiscono nuovo colonialismo. Per questo domani a Firenze, in un incontro unitario promosso dal «Gruppo di lavoro italiano per i Forum internazionali», discuteremo del Forum sociale europeo di Atene e di quello mondiale di Nairobi. L’appuntamento è alla Fortezza da Basso alle 11 del mattino, nell’ambito di Terra Futura. Proporremo di fare un rinnovato investimento sul processo europeo, anche per non voltare le spalle alle responsabilità che il Sud del mondo ci mette di fronte agli occhi. Proporremo di creare un coordinamento italiano per Nairobi, capace di mettere in rete i diversi soggetti intenzionati a lavorare per il miglior successo di quel passaggio cruciale del movimento mondiale. Proporremmo di lavorare insieme perché il 2008 veda di nuovo una enorme giornata di mobilitazione mondiale, capace di dare peso e visibilità alla spinta per il cambiamento antiliberista e contro la guerra che si aggira, forte, per il mondo.