UN MILIONE DI COMUNISTI DA CUI RIPARTIRE*

I comunisti ci sono. Oltre un milione di italiani ha votato per la lista comunista e anticapitalista. Il declino ineluttabile che qualcuno prevedeva dopo la sconfitta dell’Arcobaleno nel 2008 è stato smentito.
Se non ci fosse stato l’accordo scellerato, a un mese dalla campagna elettorale, tra Berlusconi e Franceschini per inserire una soglia di sbarramento alle Europee, oggi staremmo festeggiando nelle piazze per il successo della lista comunista e della sinistra alternativa più in generale. Invece quella soglia al 4%, che ha precluso a milioni di cittadini ogni rappresentanza al Parlamento europeo, ci ha lasciati senza eletti. E’ ovvio che questo è un fatto grave, pesante. Dopo essere stata estromessa dal parlamento nazionale, ora la sinistra italiana è esclusa anche da quello europeo. Un danno forte, anche in termini economici (la politica costa sempre di più e noi non abbiamo miliardari o lobby che ci sovvenzionano).
Ma sarebbe un errore, un vizio di “elettoralismo”, non cogliere il risultato positivo che abbiamo ottenuto, solo perché la soglia del 4% non è stata superata. Non ci si deve concentrare sul risultato mancato (l’elezione di deputati europei) e non vedere così il risultato raggiunto. E il risultato raggiunto è consistente. Pochissimi mesi fa, alle elezioni per il parlamento italiano, la catastrofe dell’Arcobaleno faceva parlare di sinistra in estinzione, di fine della presenza comunista in Italia, ecc. Noi non ci abbiamo mai creduto e abbiamo fatto bene a non crederci. Le elezioni europee dimostrano che in Italia c’è ancora tanta gente che vuole una sinistra degna di questo nome, che vuole un partito comunista, che vuole un’opposizione seria e determinata.
L’Arcobaleno (cartello che comprendeva Rifondazione, Pdci, Verdi, Sinistra democratica) aveva preso alle scorse politiche 1.124.418 voti. Alle Europee invece, per di più con un alto astensionismo, oltre un milione di voti sono andati alla lista comunista (precisamente, 1.035.189), quasi un milione a Sinistra e Libertà (952.471). Questo in valori assoluti. In percentuale, la lista comunista da sola prende più dell’intero Arcobaleno (3,38% contro il 3,08%), mentre Sinistra e Libertà ottiene il 3,11. Un risultato straordinario, tenuto conto anche delle indubbie difficoltà che avevamo di fronte. Oscurati dai media (al contrario della lista Vendola, che ha goduto di un’ampia copertura su giornali e tv, dato che il suo progetto era sponsorizzato non solo da il manifesto, ma anche da La Repubblica e altre forze potenti) e con pochi fondi per la propaganda elettorale. Ricordiamoci, poi, che Rifondazione usciva da una lacerante scissione, dalle polemiche infinite attorno al quotidiano Liberazione. Insomma, le condizioni in cui si andava al voto erano molto problematiche e forse solo un miracolo avrebbe potuto garantirci di sfondare la soglia del 4%. Ma io non credo ai miracoli, e in politica non ne ho mai visti.
Eppure, nonostante quelle condizioni avverse, i Comunisti italiani si sono mobilitati, sono stati soprattutto i compagni del Pdci a organizzare iniziative, a volantinare, a parlare con i cittadini. Dobbiamo esserne orgogliosi. Va detto, senza acrimonia, che parte di Rifondazione, al contrario, ha mostrato i segni della recente scissione, ha offerto un’immagine a volte stanca e disinteressata alla prova elettorale. Comunque si è lavorato bene, con passione. E gli elettori ci hanno ridato fiducia, hanno accolto positivamente il ritorno della falce e martello sulla scheda. Certo, il 3,4% è oggettivamente una piccola cifra, in un paese che ha avuto un partito comunista capace di superare il 30% dei consensi. Ma in quel 3,4% c’è il segno di una inversione di tendenza, di una china che si sta risalendo. E non era affatto scontato.
Così come non era scontato che Berlusconi subisse una battuta d’arresto, pur mantenendo un ampio consenso elettorale. Le velleità da satrapo del premier sono state arginate. Inoltre la flessione di Pdl e Pd, l’avanzata di altre forze (Lega, Idv, Udc), il successo numerico delle liste di sinistra (e anche dei radicali, oltre 700.000 voti) sono la dimostrazione che gli italiani non chiedono bipolarismo, ma un pluralismo di forze politiche. Tuttavia siamo di fronte a una democrazia limitata, a causa delle leggi elettorali, che non consente a questo pluralismo di esprimersi e a molti soggetti politici di avere eletti nelle istituzioni nazionali e sovranazionali: un vulnus democratico al quale occorrerà porre rimedio, sventando anche la minaccia del referendum elettorale alle porte.
Non dobbiamo però limitare lo sguardo alla vicenda italiana. Quello che ci deve preoccupare non è tanto la mancata elezione di deputati della sinistra in Italia, ma il complessivo “vento di destra” che spira in Europa. E ci deve preoccupare la crisi profonda della socialdemocrazia, una crisi diffusa in tutto il continente: segno che il vento di destra deve essere contrastato con un profondo rinnovamento delle sinistre, superando le subalternità al mercato e i moderatismi inefficaci. In diverse nazioni europee la sinistra, le forze alternative e i comunisti avanzano, ottengono successi inattesi. Vuol dire che ovunque, nel continente, permangono idee diverse, opzioni politiche che non si identificano nel predominio del mercato, tradizioni di classe in buona salute.
Tornando all’Italia, quali sono ora le prospettive della sinistra? Io credo che non si debba mettere in soffitta una linea politica solo perché non si è eletto un deputato al paramento europeo. La linea della costruzione di un più ampio partito comunista è del tutto valida, confortata da un milione di voti. Il che non significa chiudersi nel proprio particolare, magari discettando ideologisticamente tra pochi o peggio litigando su chi è più comunista. Si tratta invece di aprirsi a ogni segnale positivo, a ogni chance di ampliare l’unità tra le forze di opposizione. Ci saranno dei contraccolpi del voto, occorre saperlo. Sinistra e Libertà pare già sfaldarsi. I socialisti e i verdi sono attratti dalle profferte di Marco Pannella, altri sono pronti a traslocare nel Pd. Lo stesso Vendola ha dovuto cambiare i toni, e dopo aver aggredito la presenza comunista in Italia, ora si appella a un “cantiere” in cui ognuno conservi la propria identità.
Noi ribadiamo che in Italia c’è bisogno di un partito comunista, accanto ad altre forze di sinistra e di alternativa. Il Pdci c’è e ha visto premiato il suo impegno. Il milione di italiani che ci ha votato sono solo un primo passo, però incoraggiante.
La sinistra merita rappresentanza e non parlo solo di rappresentanza nelle istituzioni. Questa esigenza riguarda anche tanti elettori del Pd che si considerano di sinistra senza se e senza ma, eppure sono costretti a votare un partito che rifiuta di definirsi “di sinistra”. I comunisti italiani devono proseguire nella loro battaglia per dare vita a un partito comunista più forte e più grande, e nello stesso tempo devono lavorare per uno schieramento alternativo che riunisca la sinistra, l’opposizione, le forze di alternativa. Non sono due prospettive in contraddizione: più forti saranno i comunisti, più forte sarà la sinistra.
Quel milione di voti comunisti alle elezioni europee è un patrimonio importante. Sta a noi dargli la possibilità di crescere ancora, di interagire con le altre realtà di sinistra, di porre le basi per un cambiamento possibile.