Un mese di guerra o un po’ di sviluppo?

Con i 75 miliardi di dollari che Bush ha chiesto al congresso per 30 giorni di guerra si potrebbe fare…

Chiedendo al congresso Usa di fare un «atto rapido e responsabile» il presidente George W. Bush ha proposto una variazione di spesa di 74,7 miliardi di dollari per supplire alla costosissima guerra. Le fonti Usa mettono in evidenza che le cifre intendono coprire un mese di combattimenti, per lo meno per l’impegno principale: i 63 miliardi usati direttamente in armi e paghe per i soldati. Poi vi sono otto miliardi di dollari in varie forme di «assistenza» ai paesi che subiscono gli effetti della guerra, come Israele e Turchia (oltre a Giordania, Egitto, Afghanistan, Filippine e Colombia) compresi 2,5 miliardi di dollari di aiuti e ricostruzioni varie di ciò che nel corso del mese è stato distrutto in Iraq. Ma la distruzione del capitale -oggetti e persone – è un’attività che, secondo i classici, è indispensabile per aumentare il tasso di profitto. Gli ultimi quattro miliardi sono destinati a essere spesi per la sicurezza della madre patria, compreso mezzo miliardo di dollari per l’Fbi. 75 miliardi di dollari, quanto a dire una cifra che supera il prodotto interno lordo (o pil) di 113 paesi sui 152 esistenti, o almeno classificati dalla Banca mondiale. 75 miliardi equivalgono al pil della Malaysia o delle Filippine. Per una coincidenza, 75 miliardi di dollari erano la spesa annua prevista fino al 2015, proprio dalla Banca mondiale, per risolvere il problema dell’acqua nel mondo. Dopo le inconclusive giornate dedicate all’acqua a Kyoto, il conto si è impennato e per l’acqua (della Banca mondiale) servirebbero 180 miliardi di dollari all’anno.

Lasciando da parte il problema dell’acqua, senza soluzione qualora venga abbandonata nelle mani bucate della Banca mondiale, i 75 miliardi in questione aprono molti diversi interrogativi. Per la spesa annuale stimata dall’Onu come indispensabile (e in una certa misura sufficiente) per avviare lo sviluppo, ne occorrerebbero i due terzi, 50 miliardi di dollari. Con due terzi della spesa bellica aggiuntiva mensile degli Usa – una spesa dedicata alla distruzione allo spreco, alla morte – sarebbe promesso, o almeno possibile lo sviluppo della Terra. Una bella scommessa. Una scommessa che nessuno farà mai. Tra i 50 miliardi di dollari che mancheranno allo sviluppo, rendendolo impraticabile, almeno in questa fase, vi sono almeno due voci precise e ragionevolmente credibili.

La prima voce di uno sviluppo possibile se gli americani rinunciassero alla conquista dell’Iraq, è l’accesso universale all’istruzione primaria (di tutti i bambini, di tutte le bambine). Per ottenere il risultato potrebbero bastare 10 miliardi di dollari all’anno. Per quest’anno – tutti promossi tutte promosse! – basterebbe rinunciare alla guerra americana per una settimana, anzi meno ancora. Di certo la guerra è importante, gli americani pensano di ricavarne grandi vantaggi: la democrazia, come la chiamano loro, è senza prezzo. Per noi che siamo materialisti volgari, è il petrolio, invece, ad avere un prezzo importante. Basterebbero poi tre giorni di guerra in meno per risparmiare 7 miliardi di dollari abbondanti. Ed è quanto servirebbe, secondo Unaids, per far retrocedere per un anno, in modo efficace, l’epidemia dell’aids. Poi, l’anno prossimo, si vedrà; ma forse gli americani per debellare la malattia, potrebbero rinunciare, per tre giorni all’anno, a fare la guerra. Non basterebbe loro farla nel resto del mese, o dell’anno?

I sette miliardi per sconfiggere l’aids (oltre tutto questa è una guerra che vale la pena di combattere), i dieci miliardi per mandare a scuola bambini e bambine – o forse per mandare le scuole dove bambini e bambine ci sono già, e attendono in che arrivi la scuola, che qualche maestra si occupi anche di loro – sono suggeriti da Mani Tese e dall’AceA (Agenzia stampa per i consumi etici e alternativi) che elencano poi quanto costa una scuola in Burkina Faso (22 mila euro) oppure un pozzo nello stesso paese africano (8 mila euro), spiegando che il 71% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile e il 76,1% non ha accesso all’istruzione primaria. Poiché la guerra americana, o meglio la spesa aggiuntiva, costa circa trentamila dollari o euro (fa poca differenza) al secondo, basterebbe rinunciare per un secondo alla guerra per avere una scuola e un pozzo in Burkina Faso.

75 miliardi di armi. Nel corso del 2000 – e non abbiamo dati più recenti a disposizione, all’insieme dei paesi in via di sviluppo sono arrivati 40 miliardi di dollari di aiuti da parte dei paesi industrializzati, impegnati da almeno trent’anni dalle Nazioni unite a versare un contributo allo sviluppo dello 0,7% del pil. Nello stesso anno i paesi ricchi affermano di aver pagato un po’ di più: 54 miliardi di dollari scarsi, a partire dal Giappone, 13,5 miliardi, per passare agli Usa con 10 miliardi, a Germania, Regno unito e Francia, tutti tra 5 e 4 miliardi; per finire con l’Italia che raggiunge la stentata cifra di 1,4 miliardi di dollari. Tra il 1990 e il 2000 l’Italia è passata dallo 0,31%, già meritevole di critica, al vergognoso 0,13%. Solo gli Usa fanno peggio essendo passati nel corso degli stessi anni da 0,21 a 0,10%. Basterebbe una settimana di astinenza bellica e l’America potrebbe fare una figura molto migliore e comunque sarebbe molto apprezzata in giro per la Terra. Va notato di passaggio che due paesi soltanto, Svezia e Norvegia, rispettano l’impegno con un versamento per la cooperazione allo sviluppo dello 0,8%.

Va ricordato che i 75 miliardi sono solo un incremento a un bilancio militare terrificante. La spesa militare degli Usa rivisitata nell’ultimo bilancio per il 2003 è prevista in 364,6 miliardi di dollari, cui deve essere aggiunta i 75 miliardi di marzo-aprile e tutto il resto, per i mesi seguenti, per le guerre seguenti. Per l’anno seguente, 2004, il bilancio della difesa (si fa per dire) è ancora maggiore: raggiungerà infatti 379,9 miliardi di dollari, destinati a crescere negli anni successivi. Gli Usa rappresentano solo la metà di tutti gli stanziamenti militari del mondo, per cui non gli mancherà qualcuno da combattere quando avranno finito con i paesi canaglia, cui si stanno dedicando con tanta solerzia e capacità pedagogica.

Un ultimo aspetto da considerare è che la spesa militare Usa, oltretutto nella particolare forma aggressiva e terroristica adottata con la richiesta dei 75 miliardi per fare la guerra per un mese, provoca un disastro ambientale che peggiora l’insieme della Terra comune. Non sono in Iraq, in Medioriente, ma ovunque i mari, i fiumi, l’aria, il suolo saranno più inquinati, a guerra conclusa. Ci saranno nuovi veleni, maggiore quantità di anidride carbonica, di gas da serra; ci saranno quantitativi incontrollati di uranio impoverito e di radiazioni sconosciute. Generazioni di bambini si troveranno con malattie nuove e dovranno fronteggiare, nel Burkina Faso e dovunque, altre pesti sconosciute. E’ la guerra, bellezza.