Un governo in difficoltà, come il Paese

Ultima chance: si voti subito

Non aspettiamo che ce lo suggerisca Bill Emmott con il suo Econo¬mist. Possiamo dircelo da soli: se fossimo un Paese serio organizzerem¬mo le elezioni politiche a fine ottobre. Quindici giorni per sciogliere le Camere e quarantacinque di campagna elettorale sono più che sufficienti per mettere in grado gli elettori di scegliere. La Germania del cancelliere Gerhard Schròder davanti alla crisi del governo rosso-verde si è comportata così e la coalizione che uscirà vincitrice dalle imminenti elezioni sarà premiata. Governerà un Paese pronto a far ripartire il meccanismo della crescita. La politica non avrà disatteso le ragioni dell’economia, anzi.
In molti, nei ranghi dell’opposizione e persino dentro la nostra compagine governativa, concordano sui vantaggi di elezioni anticipate anche in Italìa, l’unica loro obiezione riguarda il termine di approvazione della Finanziaria e il rischio di esercizio provvisorio. La risposta ai loro dubbi c’è: il nuovo governo potrebbe alla riapertura delle Camere approvare subito un decreto legge con le principali misure di finanza pubblica e di osservanza degli impegni comunitari. Successivamente si presenterebbe in Parlamento, forte di un mandato di cinque anni, con una Finanziaria più snella e orientata al risanamento che potrebbe essere approvata anche a gennaio 2006 con il plauso dei mercati finanziari e delle agenzie internazionali di rating che non potrebbero non apprezzare la cancellazione di un lungo ciclo elettorale. Per chiudere il cerchio la crisi di Bankitalia dovrebbe essere risolta nel modo più lineare e prima della campagna elettorale: il presidente del Consiglio in carica dovrebbe invitare il governatore Antonio Fazio a dare le dimissioni e nominare al suo posto una personalità di caratura internazionale super partes.
Tutto ciò però non avverrà. Andremo alle elezioni comunque troppo tardi e saremo costretti a sorbirci, sin dai prossimi giorni, una lunga diatriba dentro la maggioranza tra i fautori di una finanziaria elettorale e i ministri sensibili all’opinione dei mercati. Ma la verità è sotto gli occhi di tutti: il governo non c’è. Nel caso Fazio finora Silvio Berlusconi si è mosso come un novello Re Tentenna. Riposto nel cassetto il sogno reaganiano di tagliare l’Irpef a una buona parte di contribuenti l’esecutivo si è accorto di non avere più una politica economica e non solo. Persino la legge Gasparri, la perla di Labuan dell’operato del goverpo, è giudicata già invecchiata dagli stessi che avevano messo le tende a Montecitorio pur di salvare Retequattro. Dopo il risultato disastroso delle elezioni regionali il premier avrebbe dovuto trarne tutte le conseguenze e invece ha preferito dare la colpa del suo declassamento ai giornali e ha permesso che la crisi .
al vertice di Bankitalia si tramutasse in una secca perdita di credibilità del nostro Paese. Il centrodestra va avanti, tra profonde lacerazioni, animato da una sola strategia: far passare il tempo e sperare di pescare l’asso. Come in una televendita.
E intanto il Paese va a ramengo: l’economia è in una zona grigia, né in recessione né in ripresa. Il disavanzo, ,a sentire le valutazioni degli esperti, viaggia verso il 5% ed oltre e i controlli sulla spesa risultano sempre meno efficaci. E se non bastasse l’incertezza politica e regolatoria sta scoraggiando l’afflusso di capitali esteri. Con le elezioni a fine ottobre il circolo vizioso dei nostri guai si interromperebbe. Ma, e siamo i primi a saperlo, Berlusconi non farà questa scelta. È indeciso a tutto.