UN GESTO SENZA PRECEDENTI

37 anni in maggio, sposato da due, Ciro Argentino lavora dal 1995 alla ThyssenKrupp dove è stato Rsu Fiom e dopo la tragedia del dicembre scorso è stato nominato responsabile per la sicurezza. Vicino al Pdci fin dalla nascita, ne è divenuto militante attivo nel 1994 ed è stato segretario della sezione “Dolores Ibarruri”, carica da cui si è dimesso nel 1996 per dedicarsi all’impegno di delegato sindacale in fabbrica. Nel 1999 è stato eletto in consiglio provinciale Attualmente fa parte del Direttivo della sezione “Ibarruri” ed è componente della Commissione di garanzia regionale del Pdci.
Il 2007 è stato l’anno peggiore della sua vita, il 2008 si preannuncia come un anno “particolare”. Finora non l’ha detto, “perché non mi piacciono le cose da gossippari”, ma ora la pancia di sua moglie è evidente: fra quattro mesi sarà padre di una bambina. E finora, fino a qualche giorno fa, non se lo sarebbe nemmeno sognato: fra un mese sarà “onorevole”. Ciro Argentino, operaio della Thyssenkrupp, sindacalista che in dicembre ha visto morire uno dietro l’altro sette suoi compagni nel rogo della fabbrica, militante dei Comunisti italiani, andrà in Parlamento, dopo la rinuncia di Oliviero Diliberto alla candidatura.

Proprio per fare posto a te: un operaio, orgoglioso di esserlo.
Mia madre era operaia della Fiat, alle carrozzerie; papà era nel gruppo, alle ferriere; anche mio zio: è stato lui che mi ha spinto a entrare allaThyssen. Con mio padre ce stato quasi un passaggio di consegne: nel’95 lui andava in pensione e io entravo in fabbrica… nel mio dna, nel mio back-ground, c’è la classe operaia. Vengo da Mirafiori, noi lo chiamiamo Borgocina, la mia casa era a trecento metri dalla Fiat, ho fatto le elementari in un scuola ad appena cinquanta metri dalla porta due della carrozzeria, sono cresciuto in mezzo al disagio, la mia era una famiglia operaia normale, ma alcuni miei compagni avevano genitori con problemi con la giustìzia. Sono orgoglioso di avere nel mio substrato un quartiere proletario.

E sei comunista praticamente da sempre.
Sono figlio di napoletani e vengo da una famiglia comunista, mio nonno era segretario della sezione di Cercola. Conservo ancora una sua foto con l’Unità ben ripiegata in tasca. Ora ce un paese sottosopra, perché gli Argentino sono conosciuti. Ho fatto l’istituto professionale per l’industria e l’artigianato ed è stato lì che ho fatto la mia prima tessera alla Lega degli studenti medi che era federata alla Fgci; avevo 14 anni e mi definivo comunista, anche se non sapevo ancora bene cosa significasse. Quando ho cominciato a sentire “puzza” di abiure, quando la Fgci è diventata Sinistra giovanile, non ho più fatto la tessera; con la Bolognina sono rimasto in stand-by, continuavo a comprare i giornali per capire cosa succedeva, poi ho aderito a Rifondazione e infine sono approdato al Pdci, ma fino al ’94 non ero un militante. L’ingresso in fabbrica ha caratterizzato anche la mia entrata nel partito in maniera attiva. Ero nella sezione Dolores Ibarruri, di cui sono stato segretario. Una delle sezioni più importanti della città, tutta gestita da compagne, io eseguivo gli ordini! Da loro ho imparato molto. Ma nel ’96 ho dovuto dimettermi perché ero stato eletto Rsu in fabbrica e non potevo più
stare dietro alla sezione. Se vuoi bene al partito devi farti da parte…

Come ha fatto Diliberto. Te lo aspettavi?
All’inizio pensavo fosse uno scherzo, poi ero sorpreso e sconvolto, ma subito ho capito che è questa la diversità comunista. E forse solo uno come Diliberto poteva fare un gesto simile: non tutti hanno la sua levatura morale e politica. E infatti ha sconvolto un Paese intero, ci sono blog, tutti leggono questa cosa come rivoluzionaria. Quello del segretario è un gesto umano che esprime un alto valore etico e morale e ripropone con forza la questione morale posta da Berlinguer. Diliberto ha praticato quello che dice: dovrebbe essere tradizione e costume dei comunisti. Come compagno di base, per mia fortuna ho altre volte avuto a che fare con Diliberto, quando veniva a Torino: lui non è uno altero, è socievole. Trovo scandaloso invece l’intervento di Cossutta: logica da vecchia repubblica e contro il partito. E poi se uno ha il polso della situazione, il gruppo parlamentare lo controlla lo stesso.

Adesso hai una bella responsabilità…
Un compito gravosissimo: siamo nani sulle spalle dei giganti. Ho gli occhi di tutto il partito addosso e una responsabilità che non ha precedenti perché quello di Diliberto è un gesto senza precedenti. Pone la questione del lavoro in maniera non dogmatica: un lavoratore in Parlamento al posto del segretario nazionale. Se ci penso, mi viene la febbre a 40!