«Un favore alla Fiat, ma il blitz non oscura la manifestazione»

«E’ stata un’aggressione teppistica di alcune decine di aderenti allo Slai Cobas al corteo. Un’aggressione organizzata nel tentativo palese di far parlare di sé ed oscurare le nostre richieste di confronto ed il nostro no a ragionare di riduzioni o di chiusura di stabilimenti. Ed è triste constatare che hanno anche reso un ottimo servizio alla Fiat, perfino gratuito, visto che erano presenti anche televisioni tedesche per le quali la notizia diventa quella degli incidenti». Durissimo Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom dopo l’episodio che ha concluso la manifestazione torinese dei lavoratori del gruppo Fiat. Durissima, assieme a lui, l’intera segreteria dei metalmeccanici della Cgil. «Per quanto ci riguarda rispetto allo Slai Cobas avremo buona memoria», aggiunge a caldo.

C’è il rischio che il blitz faccia più notizia della manifestazione. Te lo aspettavi?
Il loro obiettivo era di oscurare la manifestazione per far parlare di sé infischiandosene delle ragioni della protesta. Ed è evidente che non siamo di fronte ad un fatto spontaneo, di piazza, ma ad un gruppo organizzato che è arrivato proprio sotto il camioncino che fungeva da palco con questa intenzione, attrezzato all’occorrenza. Il clima della manifestazione d’altra parte non faceva presagire nessun blitz del genere. Non ce l’aspettavamo, siamo stati presi alla sprovvista. Non c’era un clima per cui sospettare atti del genere. Poco prima aveva parlato il segretario del Fismic senza che fosse successo nulla. Non ho interrotto il mio comizio. Quando sono caduto sono riusciti ad afferrare il microfono e a portarlo via. C’è stato quindi qualche minuto in cui abbiamo dovuto recuperare il microfono. Ma ho concluso il mio intervento, e la piazza applaudiva.

Organizzato o no, non pensi che alla base ci sia un disagio sociale sul quale monta il malessere? E dal quale possono nascere anche azioni organizzate?
Non posso non essere arrabbiato, perché in una manifestazione importante come questa, i lavoratori Fiat – alcuni partiti ieri pomeriggio in treno e adesso, mentre parliamo, ancora in treno per tornare a casa – si sono visti espropriare della loro manifestazione da parte di un gruppo organizzato, che ha un nome e cognome, non bisogna confondere le sigle, e che ha scelto di utilizzare la manifestazione per fare un suo spot pubblicitario. E questo è assolutamente intollerabile. Sarebbe un grave errore cercare qualsiasi legame con il disagio sociale che oggi colpisce lavoratori e lavoratrici, bisogna saper distinguere tra il malessere dei lavoratori, di una piazza o di un’assemblea da un’operazione organizzata.

Resta il rapporto difficile tra confederali e autorganizzati.
Non c’entra nulla, stiamo parlando di una sigla precisa. C’è un problema di democrazia: se uno vuole farsi un’altra manifestazione se la faccia, ma non va a quelle degli altri. Nelle assemblee della vigilia, c’era sembrato che non ci fosse un clima teso, le fasi di contestazione di massa ci sono state ma erano un’altra cosa… non è pensabile che si vada a impedire ad altri di parlare.

Resterà qualcosa di questa manifestazione nella vertenza in corso con la Fiat?
L’episodio deplorevole non può in alcun modo oscurare la grande manifestazione che si è svolta oggi a Torino. Soprattutto non può oscurare il suo significato. E cioè la grande unità dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat, dal Sud al Nord del Paese. E’ stata una giornata importante che dice due cose. La prima è che vogliamo che sia convocato urgentemente il tavolo, che i tempi non possono essere dettati da Marchionne né tantomeno si può accettare che l’incontro si faccia dopo la conclusione con Opel, come a dire che sarebbe un accordo di risulta dagli accordi internazionali. La seconda cosa è ribadire che non c’è alcuna disponibilità a ragionare su ipotesi di riduzione e chiusura di stabilimenti nel nostro paese.