Un documento dall’ International Action Center sulle

“una storia, raccontata da un idiota, piena di rumore e violenza,
che non significa nulla.” -William Shakespeare

I media e l’Amministrazione Bush stanno marciando a pieno ritmo nello strombazzare le elezioni di domenica, 30 gennaio 2005, come una vittoria per la democrazia. Comunque, queste elezioni non variano nulla nel panorama Iracheno. Il giorno dopo le elezioni, il popolo dell’Iraq si è svegliato ancora con i 150.000 soldati USA che occupavano il loro paese, con Ayad Allawi, il designato capo dello stato in attività CIA, e con i progetti del Pentagono per la costruzione di 14 basi militari permanenti che tranquillamente andavano avanti.

Democrazia significa, “legge del popolo”. Quello che è avvenuto domenica semplicemente prosegue la legge dell’occupazione militare e di un governo imposto.

Queste sono state elezioni prive di significato.

Questo lavoro del teatrino della politica non può essere assolutamente descritto precisamente come una elezione. In una elezione, coloro che votano vanno a scegliersi i candidati, che poi entreranno in carica ed eserciteranno il potere in qualche misura.
In queste elezioni, i votanti non sono andati al voto per un candidato, e nemmeno per un partito politico. Invece si sono recati alle urne per una lista, che includeva diversi partiti o candidati che individualmente non vi era modo di conoscere.
Queste liste erano state approvate dall’Alto Commissariato per le Elezioni designato da Bremer. I nomi dei 7.700 candidati non erano disponibili pubblicamente, cosicché non vi era modo di conoscere in favore di chi effettivamente si era votato.

I candidati che verranno selezionati alla fine di questo processo non eserciteranno alcuna autorità esecutiva o legislativa. Formeranno solamente una assemblea nazionale provvisoria, che delineerà una Costituzione, sotto la supervisione degli occupanti.

Non è stata data al popolo Iracheno l’opportunità di votare sull’occupazione, è stato concesso loro solo di votare per delle liste anonime, che rappresentano candidati approvati dagli USA, che non avranno alcun potere di modificare i piani USA per la colonizzazione dell’Iraq.

Naturalmente, il popolo dell’Iraq desidera votare in libertà e in elezioni limpide per determinare il proprio futuro, ma l’occupazione non era oggetto del voto, e così viene respinta qualsiasi pretesa che sia avvenuta una elezione degna di questo nome.

Le più di 100.000 persone che sono state ammazzate dagli Stati Uniti durante questa guerra non hanno avuto l’opportunità di votare. Nemmeno l’hanno avuta i prigionieri nelle camere di tortura di Abu Ghraib.

Ritornando all’Iraq del 1955.

È significativo come l’Amministrazione Bush stia conclamando che queste sono le prime elezione democratiche da cinquant’anni a questa parte. Si fa riferimento alle ultime elezioni democratiche tenute sotto il regime monarchico insediato dagli USA e dalla Gran Bretagna per eleggere una camera di consiglio, che comunque non aveva poteri esecutivi o legislativi. La sola sua funzione era quella di provvedere una facciata di legittimità ad un regime fantoccio; le elezioni non cambiavano il fatto che il popolo Iracheno si trovava sotto l’oppressione delle compagnie petrolifere Statunitensi e Britanniche.
Meno di tre anni più tardi, una sollevazione rivoluzionaria popolare di massa abbatteva la monarchia corrotta e, già da quel tempo, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stanno tentando di riportare l’Iraq al medesimo stato semi-coloniale. Queste elezioni fanno parte di questo loro piano.

Il governo USA non ha mai dimostrato alcun interesse a portare la democrazia in Medio Oriente. L’ex Segretario di Stato USA Henry Kissinger ha delineato la politica degli Stati Uniti nella regione quando affermava che “il petrolio del Medio Oriente è troppo importante per lasciarlo in mano agli Arabi.” Gli USA non hanno messo in atto alcun tentativo per portare la democrazia in nessuna delle nazioni di quell’area, dove loro però mantengono truppe: i popoli del Kuwait, dell’Arabia Saudita, e degli Emirati Arabi Uniti vivono tutti sotto monarchie feudali, senza libere elezioni, diritti civili, diritti di associazione o diritti per le donne.

Queste sono state elezioni sotto occupazione.

È importante enfatizzare le circostanze sotto le quali si sono tenute queste elezioni. Più di 150.000 soldati occupano il paese, pattugliando le strade con armi puntate contro il popolo Iracheno. Attraverso tutto l’Iraq, le forze di occupazione USA hanno imposto una serie di misure di sicurezza senza precedenti – compresi coprifuochi del tipo “sparate a vista”, chiusura delle frontiere, restrizioni sulla circolazione delle auto e sui viaggi all’interno dell’Iraq.

Queste elezioni si sono svolte sotto la supervisione dell’Ambasciatore USA John Negroponte. Negroponte ha prestato servizio come Ambasciatore USA in Honduras nel periodo 1981-1985 ed è stato coinvolto con i terroristi della Contra e con gli squadroni della morte. Mentre era Ambasciatore, l’Honduras costituiva la piattaforma di lancio dalla quale l’Amministrazione Reagan conduceva i suoi violenti attacchi contro i popoli del Nicaragua, El Salvador, e Guatemala.

Il predecessore di Negroponte, Paul Bremer, aveva fissato le regole per queste votazioni. L’organizzazione che conduceva le elezioni, l’Alto Commissariato per le Elezioni, era stata insediata da Bremer, e aveva l’autorità di escludere qualsiasi partito che non incontrava il beneplacito di Washington. Prima di abbandonare il suo posto, Bremer emetteva una serie di clausole, che non potevano essere rovesciate da nessuna elezione. Molti di questi articoli, che sono in violazione del diritto internazionale, hanno a che fare con il saccheggio delle risorse dell’Iraq e con il controllo della sua economia da parte delle Corporations USA. Questo non ha costituito materia di voto per il popolo Iracheno, decisioni che influenzano sul suo futuro sono state prese dal governo di occupazione agli ordini di Wall Street.

Ad assistere Negroponte ci hanno pensato due organizzazioni con base negli USA con una lunga pratica di manipolazione di elezioni all’estero a beneficio degli interessi delle compagnie Statunitensi, l’Istituto Nazionale Democratico per gli Affari Internazionali (NDI) e l’Istituto Internazionale Repubblicano (IRI). Entrambe le organizzazioni lavorano in stretto collegamento con la Fondazione Nazionale per la Democrazia e con l’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale, gruppi usati da molto tempo dalla CIA per operazioni sotto copertura all’estero.
Ad esempio, sono state implicate nell’orchestrare il colpo di stato fallito e i ripetuti referendum in Venezuela, nel tentativo di abbattere il Presidente Hugo Chavez, eletto democraticamente dal popolo.
Entrambe le organizzazioni sono coinvolte nella manipolazione delle elezioni in Ucraina per assicurare l’insediamento di un capo di stato filo Stati Uniti.

Elezioni del tutto simili si sono svolte durante la guerra degli Stati Uniti contro il popolo del Vietnam. Erano state condotte sotto l’occupazione militare, amministrate dagli USA, e non si erano svolte in nessun modo per qualche reale forma di auto-governo. Nessuna delle elezioni gestite dagli USA in Vietnam sono riuscite a conferire legittimità al governo di occupazione o a mettere fine alla resistenza.
Allo stesso modo, queste elezioni sono state condotte sotto la minaccia delle armi, amministrate da un criminale di guerra, e sotto la direzione delle Corporations con copertura CIA.
Pretendere che tutto questo abbia a che fare con la democrazia, è oltraggioso!

Queste elezioni non hanno alcuna credibilità.

Queste elezioni sono risultate quasi uniche, dato che non vi erano osservatori internazionali. Non vi era alcuna fonte esterna a monitorare il modo di votare, l’integrità delle schede, o lo scrutinio. Il solo gruppo di monitoraggio era costituito da osservatori addestrati da gruppi come l’Istituto Nazionale Democratico, in altre parole dalla CIA.

In assenza di osservatori internazionali per il controllo del processo di voto, le elezioni sono tanto credibili quanto che la gente sia corsa a votare: l’Amministrazione Bush, che ha mentito sulle armi di distruzione di massa, che ha mentito sui collegamenti fra Al Qaeda ed Iraq, mente su tutto quanto sia associato a questa guerra e all’occupazione.

Queste elezioni costituivano una campagna di pubbliche relazioni.

L’opposizione all’occupazione è andata in crescendo negli USA. Molta gente, compresi membri del Congresso, hanno cominciato a domandare la fine dell’occupazione.

Le elezioni erano state organizzate per creare l’illusione di un progresso, in modo più rilevante dell’impostura del trasferimento di poteri avvenuto il 28 giugno dell’anno scorso.
L’idea era quella di creare una nuova “fiction” per dare legittimità all’occupazione. Le falsità sulle armi di distruzione di massa erano state svelate. La falsità che il popolo dell’Iraq fosse coinvolto negli attentati dell’11 settembre è stata rigettata. Così ora, l’Amministrazione Bush sta sollevando la causa delle democrazia per giustificare una occupazione che continua.

La rivendicazione che gli USA sentono la necessità di portare la democrazia in Iraq,
che questo paese piomberebbe nella guerra civile senza la presenza delle truppe USA, è razzismo puro. Si tratta del rimasticamento di argomenti usati dall’Impero Britannico e da altri imperialismi per giustificare la colonizzazione di intere nazioni.

Molte delle persone che sono andate a votare, hanno preso parte alle elezioni pensando che questo faccia parte di un processo che dovrebbe portare alla fine dell’occupazione del loro paese. Tutti i sondaggi indicano che la stragrande maggioranza degli Iracheni esige l’immediata fine dell’occupazione. Quando gli Iracheni realizzeranno che le elezioni sono servite solo per giustificare una occupazione ulteriore e il saccheggio della loro nazione, questo indurrà lo sdegno e la resistenza a livelli ancora più alti.

Il mito di un’alta partecipazione.

Malgrado le proclamazioni dei media di una partecipazione altissima, in molte zone i seggi elettorali risultavano chiusi o deserti.
Solo un gruppo ristretto di persone ha votato a Fallujah, Samarra e a Ramadi.
Degli Iracheni che vivono all’estero, l’80% degli aventi diritto al voto non ha votato. Questo spazza via la diceria che la bassa affluenza sia stata causata da problemi di sicurezza. L’affluenza è stata bassa perché il popolo si oppone all’occupazione e aveva individuato che le elezioni erano un tentativo di pubbliche relazioni, data l’occupazione del loro paese.

Il popolo Iracheno esige da subito la fine dell’occupazione.

L’interesse autentico per la democrazia dovrebbe portarci a riconoscere che il popolo Iracheno si è opposto all’occupazione. Inchieste e sondaggi hanno ripetutamente dimostrato che il popolo dell’Iraq esigeva che le truppe se ne andassero via subito, non dopo elezioni organizzate dietro le quinte e dopo l’insediamento di un regime fantoccio.

La resistenza radicata in tutto il paese dimostra qual’è il sentire del popolo Iracheno verso gli occupanti. Gli occupanti non sono là per portare la democrazia, hanno invece portato morte, distruzione e tortura. Il popolo Iracheno e un numero sempre crescente di persone nel mondo esigono che tutto questo abbia fine.

19 marzo 2005
Troops Out Now! Le Truppe Fuori Subito!
Manifestazione su Central Park a New York!
Dimostrazioni Regionali negli USA e in Tutto il Mondo

(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

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