Un disastro annunciato

Cesare Previti si salverà lo stesso uscendo dai suoi guai non dalla porta, come avrebbe voluto, ma dalla finestra. La “Cirielli” modifica le regole delle attenuanti. Previti ne potrà usufruire. La nuova disciplina rende obbligatorio concedergli, nell´interpretazione di molti addetti, le attenuanti generiche che già hanno salvato dalla condanna Silvio Berlusconi. Per farla breve, le attenuanti a favore del reo (buoni precedenti, buona condotta…) diminuiscono la pena. La pena ridotta modifica e riduce i tempi di prescrizione. Se gli si concedono le attenuanti generiche i reati, per i quali Cesare Previti è stato condannato, sono già prescritti da tempo. L´avvocato è salvo.
Tanto rumore per nulla. La “Cirielli”, o come si chiamerà ora che è legge, salva Cesare Previti e condanna mezzo mondo perché le disgrazie che produrrà saranno pagate da migliaia di detenuti e centinaia di migliaia di cittadini. I primi, i poveri cristi, avranno, se recidivi, più carcere. Una detenzione senza speranza. Una pena senza riabilitazione in carceri sovraffollati. I secondi avranno più malfattori impuniti nelle vicinanze. Saranno malfattori furbi e “per bene” e soprattutto ricchi. Si pagheranno un buon avvocato e riusciranno a evitare processi e condanne tirando con accortezza il filo della prescrizione. Accadrà questo con una legge che avvocati, magistrati, penalprocessualisti hanno definito «criminogena». Inutilmente lo si ripete da mesi. Non scoraggia il delitto, lo istiga. Usurai, ladri, pirati della strada, lenoni, corrotti, contrabbandieri legati a mafie e camorre, millantatori, bancarottieri – per dire di qualche categoria di malfattore beneficiata dal provvedimento – avranno la rassicurante garanzia che, sorpresi con le mani nel sacco, potranno apprezzare la generosità di uno Stato che non si concede il tempo necessario per processarli. O, per dirla al contrario, concede a loro – ai lestofanti – il tempo di farla franca attraverso l´ uscio largo della prescrizione del reato.
La prescrizione è il tempo oltre il quale viene meno l´ interesse dello Stato ad accertare il reato e a infliggere la pena. E´ prederminato per legge e la “Cirielli” (o Cirielli-Vitali, o Cirielli-Vitali-Previti o legge-disastro) questo fa. Definisce il tempo della prescrizione. Lo dimezza. Quel reato che era cancellato (perché prescritto) in quindici anni, ora lo si butta via in sette anni e mezzo. Tutti i reati che oggi si puniscono con la pena massima di otto anni sono destinati così ad essere prescritti con le accorte mosse dell´ imputato. Se non si è usuraio, ladro, pirata della strada, lenone, corrotto eccetera eccetera non c´ è nulla di che essere soddisfatti. Si annunciano soltanto pericoli e frustrazioni (se vittime di quei reati). Non basta. Se malauguratamente un reato lo si è già commesso e si è in galera, si può dire addio a ogni speranza di vedere osservato il carattere rieducativo e non punitivo della legge (articolo 27 della Costituzione). La legge condanna quei dannati – recidivi in semilibertà, agli arresti domiciliari, già ammessi al lavoro esterno – a un carcere organizzato come discarica sociale di sconfitti che non meritano un´ altra opportunità, che non la meriteranno mai più. E´ il perverso risultato di una manovra che, nata intorno al destino di un uomo solo (Cesare Previti), rende liberi i delinquenti del futuro e schiaccia senza alternative i delinquenti del passato, qual che sia oggi lo stato della loro «rieducazione».
E´ difficile rintracciare nel lavoro del Parlamento italiano una legge che non risolve nessun problema collettivo, anzi ne crea di nuovi fallendo, in un colpo solo, tutti gli obiettivi, se si esclude il salvataggio dell´amico del Capo. Dicevano che la legge avrebbe garantito una ragionevole durata ai processi e non sarà così. Le lentezze della machina iustitiae restano intatte. Le si sarebbe dovute affrontare con una migliore organizzazione dell´amministrazione giudiziaria e uno snellimento delle tortuosità barocche delle procedure. Si è affrontato il problema dalla coda tagliando le unghie allo Stato e i tempi della sua reazione. Ci saranno meno processi, più crimini, più criminali in giacca e cravatta, e liberi. Dunque, obiettivo fallito. Si voleva rendere il Paese più sicuro. Con una cultura giuridica pre-moderna, si è pensato che la soluzione più efficace fosse cacciare in galera chi sbaglia due volte e gettare la chiave. Si otterrà che i criminali recidivi, dinanzi alla possibilità di finire in ogni caso puniti di più, rischieranno di più, saranno più violenti, più aggressivi, più avventurosi. Le carceri, già oggi impossibili, diventeranno un inferno senza salvezza, doloroso e insensato senza salvezza.
A questo punto, bisogna afferrare la sola speranza che fallisca del tutto anche la legge per i molti rilievi di incostituzionalità. Gli addetti ne ravvisano molti. Uno è chiaro anche ai non addetti. Chi sbaglia e delinque va giudicato per il reato che ha commesso. Condannato, espia la pena che deve essere, sì, afflittiva, ma “umana” e soprattutto finalizzata alla rieducazione. Così la Costituzione. La “Cirielli” cambia le carte in tavola. La valutazione della pena non è più coerente con il reato commesso, ma con la vita del reo. Il suo passato decide. Se ha già sbagliato, non avrà più un futuro. Quando sarà dinanzi alla Corte Costituzionale vedremo che ne sarà di questa legge-disastro. Per intanto, l´amico del Capo appare contento.