Un crimine contro l’umanità

C’è una legittima preoccupazione umanitaria nella denuncia di Rainews 24 sull’impiego del fosforo bianco (Wp) durante le operazioni in Iraq. Così come è evidente preoccupazione legale da parte degli esponenti politici e militari americani nel rigettare le accusa. Per Rai News 24 il fosforo bianco è un’arma chimica bandita, per gli americani è un componente dì un’arma convenzionale consentita. Da una parte si sostiene che gli effetti delle bombe al fosforo sono assimilabili a quelli delle armi chimiche, dall’altra si dice che gli effetti chimico-fisici sono soltanto secondari. Infine, Rai News 24 presenta l’impiego del fosforo o di altri incendiari come un attacco indiscriminato alla popolazione civile, mentre gli americani dicono che l’uso “limitato” del fo sforo solo come illuminante e nebbiogeno si é verificato in operazioni contro “insorti” che hannon usato ogni mezzo lecito e illecito per combattere: fino a farsi scudo di donne e bambini e trasformare anche i propri morti in trappole con esplosivi in modo che uccidessero chi tentasse di rimuoverli.
La cosiddetta battaglia di Fallujia del novembre 2004 è l’evento che dovrebbe dimostrare le tesi di entrambe le parti. Da un unto di vista tecnico-etico-militare la matassa è soltanto apparentemente ingarbugliata.
Innanzitutto è accertato che in Iraq, come in altri teatri di guerra asimmetrica, anche i cadaveri combattono e quindi è verosimile che molte immagini di corpi straziati siano la conseguenza di trappolamenti con esplosivo da parte degli insorti. È stato anche accertato che a Falluia il fosforo bianco è stato usato dagli americani. Le stesse autorità statunitensi l’hanno ammesso, dopo qualche incertezza iniziale che stava rischiando di far cadere nel ridicolo l’apparato governativo e militare. Si sapeva anche quando, come, perché ed in quale contesto fosse stato usato il fosforo. In più occasioni giornalisti embedded al seguito delle truppe, avevano riportato particolari sull’uso di tali munizioni.
Ed è proprio un rapporto redatto da un capitano, un tenente e un sergente pubblicato lo scorso marzo da “Field Artillery” la rivista dell’artiglieria campale Usa, che in un certo senso incastra gli stessi americani.
Durante la battaglia di Falluja il capitano dirige il fuoco di due obici semoventi e sei mortai. Non vede l’area d’intervento, non è un guerriero, anche se si sente tale, è un tecno-buroctrate della guerra che deve rendere efficace ed efficiente il suo supporto di fuoco alla task force corazzata che entrerà nella città e “combatterà casa per casa” per snidare gli “insorti”. Falluia è stata quasi totalmente evacuata. Sono rimasti gli irriducibili asserragliati in case che cadono con una spallata, i combattenti “stranieri” concentrati nel “Distretto dei Martiri” e “pochi civili”. Fàlluja, che ha una superficie di pochi chilometri, viene attaccata da una forza dì 15 mila uomini. Nel settore affidato il capitano (circa due chilometri quadrati) vengono lanciate oltre 2 mila granate d’artiglieria e 10 tonnellate di bombe d’aereo. Poi cannoni, mitragliere e razzi della task force avanzano con il fuoco diretto.
In particolare il capitano scrive di essere soddisfatto dell’impiego del munizionamento al fosforo. “Il fosforo bianco ha dimostrato di essere versatile ed efficace. L’abbiamo impiegato all’inizio per cortine nebbiogene e nelle successive fasi di combattimento come potente arma psicologica contro gli insorti rintanati nelle trincee o nelle postazioni quando non potevamo ottenere effetti su di loro con il munizionamento ad alto esplosivo. Abbiamo effettuato missioni di fuoco shake and bake contro gli insorti, usando fosforo bianco per stanarli e esplosivo ad alto potenziale per farli fuori”. Il capitano manifesta anche il suo disappunto per non aver «potuto risparmiare il fosforo per le missioni letali”. La sincerità dell’ufficiale non deve sorprendere. Per lui come per tutti quelli che si attaccano alle parole più che ai contenuti, il fosforo bianco non è una sostanza proibita e le eventuali limitazioni al suo impiego non sono State sottoscritte dal suo paese. C’è però qualcosa nel suo candido rapporto che gli farà probabilmente passare dei guai oltre ad avergli già assicurano la notorietà. Il problema non è nel tipo di munizioni a sua disposizione, che sono legalmente convenzionali anche se “speciali'” come il Wp, ma nelle modalità d’impiego. Non ha usato il Wp per le sue funzioni previste (nebbiogene e per la segnalazione di obiettivi), ma per missioni letali. Ha alternato munizioni ad alto esplosivo con quelle Wp per combinare due effetti, quello psicologico e chimico del fosforo per snidare il nemico e quello esplosivo per eliminarlo definitivamente: in gergo “shake and bake” letteralmente “scuoti e metti al forno”. Solo che qui l’analogia è drammatica e la definizione perde tutto il suo valore metaforico.
La normativa miltiare prevede l’impiego contemporaneo su uno stesso obiettivo di grantate ad altro esplosovo ed WP ma soltanto per integrare l’efficiacia delle cortine nebbuiogene.
La missione shake and bake che non è codificata da nessun manuale, così come è descritta dal capitano comporta l’uso deliberato di Wp sull’avversario per indurlo allo scoperto e cuocerlo al forno. Per fare questo viene alterato l’impiego codificato e quindi consentito e si devono fare delle operazioni particolari che forzano se non proprio violano le procedure. Significa che viene pianificato il fuoco in modo che la nebbia del fosforo saturi tutti gli ambienti. Il fosfori non è un fumogeno, non emette un prodotto di combustione, ma crea un aerosol denso perché le particelle di fosforo sono talmente igroscopiche ed assorbono in un attimo l’umidità presente nell’aria.
Nelle case e nei seminterrati è più umido e il fosforo si alimenta più velocemente. La nebbia rilascia acido fosforico che è tosico ma, soprattutto, il processo sviluppa calore fino a “cuocere” la pelle. Usare queste particolarità “secondarie” del fosforo in maniera deliberata sulle persone significa sfruttare gli effetti chimici per uccidere. E questo non è consentito, neppure agli americani che nel loro Battle book T 100-3 della Scuola di Stato maggiore di Forr Leavenworth precisano che l’uso del Wp sulle persone è proibito dalla legge internazionale.
Ho letto molti commenti sulla questione e quelli più diffusi sono la criminalizzazione generalizzata da un lato e la sorpresa dall’altro. La prima è chiaramente un eccesso, ma anche la seconda lascia perplessi soprattUtto quando c’è gente che fa affermazioni del tipo “che differenza c’è tra morire arrosto o fatti a pezzi”, “perché darsi pena di civili che se erano lì erano amanti dei terroristi'”. Oppure c’è la sorpresa degli stessi militari che non sopportano lo stato di accusa quando sono lì “a combattere per tutti”. I primi a non credere alla loro stessa propaganda sono gli americani che Stanno subendo continue perdite e che a Falluja hanno condotto un’operazjone con l’idea e le forze necessarie a fare della città una tabula rasa. Non doveva essere una battaglia, ma una tonnara. Nel momento in cui gli insortì decisero di rimanere sapevano benissimo che non avrebbero avuro scampo. Lo sresso sapevano i civili che probabilmenre non avevano altra scelta; ma della loro sorte sì rendevano moralmente responsabili gli sressi insorti che magari speravano proprio che la presenza dei civili facesse desistere gli attaccanti. la sitUazione era di oggettivo stallo che, tuttavia, poteva essere superato soltanto da un’azione combinata di dissuasione e repressione ineccepibile dal punto di vista tecnico ed umanitario, applicando fino all’ultimo le leggi e le consuetudini della guerra regolare dal diritto inrernazionale. Falluja sarebbe caduta anche senza forni, ma proprio perché non ci poteva essere risultato più scontato bisognava evitare ogni pratica che deviasse dalla nonna e dall’umanità. Se poi si considerano tutto il tempo impiegato e il potenziale di fuoco “regolare” a disposizione, a pratiche contorte e inutilmente asimmetriche è ancora più ingiustificato. Per quanto riguarda le responsabilità specifiche, non credo che il capitano abbia inventato lo “shake and bake”, ma qualcuno glielo ha insegnato. qualcun altro lo ha tollerato c qualcun altro ancora lo ha approvato, magari giustificando questo mezzo con la necessità di ridurre i rischi. Ma è un controsensoalzare il rischio per le proprie truppe con il fuoco ravvicinato e cercare di ridurlo adottando misure disumane o perverse contro l’avversario.
Lo scoop di Rai News 24 non può eccedere nella criminalizzazione generalizzata, le stesse immagini non sempre dicono tutta la verità, ma qualcuno ora dovrebbe spiegare al capitano e a tutti quelli che si divertono con lo “shake and bake” al fosforo che non usano anni di distruzioni di massa, né armi messe al bando, ma che deliberatamente abusano dell’eccesso di potenza a loro disposizione. L’eccesso, anche di zelo, è già una deviazione e se è anche operativamente sproporzionato, inutilmente crudele nei confronti dell’avversario in armi e indiscriminato nei riguardi dei civili dà luogo a crimini contro l’umanità.
“generale dell’Esercito, ex comandante della forza internazionale Kfor in Kosovo