Un «Aprile» senza Arcobaleno, si dimette anche il direttore

C’era un volta Aprile, mensile di sinistra per la sinistra plurale. Nacque da una speranza e un investimento, era la breve stagione di «Cofferati santo subito» al tempo di Berlusconi, quando la Cgil si batteva in difesa dello Statuto dei lavoratori e dell’artìcolo 18 diventando un pùnto di riferimento per culture e movimenti d’opposizione e militanti sciolti non pacificati. Un giornale e tanti circoli territoriali in giro per l’Italia. Il «capo» del giornale è Famiano Crucianelli, professione parlamentare (sette legislature con il Pdup, Pci, Rifondazione, Pds, Ds) con promozione finale a sottosegretario. Crucianelli è stato il leader dei Comunisti unitari, formazione nata da una scissione di Rifondazione nel 1995. E’ sua la proprietà di Aprile (attraverso la cooperativa Propedit), giornale diretto inizialmente da Aldo Garzia che gli ha garantito un forte impegno politico-culturale, poi da Carla Ronga in un breve interregno (ora direttrice del sito on-line) e infine dal nostro collaboratore storico Massimo Serafini, chiamato da Crucianelli per rilanciare il giornale come strumento di riunificazione delle forze politiche a sinistra del nascente Pd. Serafini accettò l’incarico a due condizioni: 1) l’uscita dai Ds della sua componente di sinistra, già Correntone; 2) non dover prendere la tessera di Sinistra democratica: «non mi iscrivo a un partito – chiari – ma a quattro. Cioè lavoro per la costruzione di un soggetto unitario». Ieri questa storia si è conclusa con una lettera di dimissioni firmata da Serafini e Gabriele Trama ai «proprietari» del giornale. Non ci stanno al repentino salto di corsia di Crucianelli che ha annunciato la sua uscita da Sd e l’avvio del ritomo a casa, in casa Pd, magari costituendo un’associazione di transizione che avrà nel titolo due termini, unità (con chi?) e sinistra (quale?).
«Ho appreso della scelta di Crucianelli leggendo i giornali», spiega Serafini annunciando l’addio. Non è il solo, insieme a Trama, a ritenere conclusa la sua collaborazione con Aprile. Molte delle personalità delle varie, sinistre che fanno parte del comitato edititoriale non condividono la scelta di Crucianelli: Da Luciana Castellina a Betty Leone, da Giovanni Berlinguer a Fava, Martone, Napolitano, Agostinelli, Bandoli, Buffo, Vendola, Beni. Ma c’è anche chi, al contrario, sta compiendo la stessa scelta di Crucianelli o addirittura ne ha tracciato per primo il percorso: è il caso del segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi, alla testa del gruppo di sindacalisti in fuga da Sinistra democratica, in polemica con la scelta unitaria, alternativa al Pd, fatta con Prc, Pdci e Verdi. Con Nerozzi, però, è schierata solo una parte dei dirigenti della Cgil che avevano iniziato l’avventura di Mussi e Salvi, o che comunque aveva preso nettamente le distanze dal Pd sostenendo la nascita di un soggetto unitario a sinistra; mancano all’appello i segretari generali di importanti categorie (Rinaldini della Fiom, Leone dei pensionati, Chiriaco dell’agroindustria) e di camere del lavoro e regionali (Puglia), l’ex segretaria confederale Titti Di Salvo, mentre anche nell’attuale segreteria confederale non mancano i dubbi di qualcuno/a. D’accordo con Nerozzi, invece, ci sarebbero i segretari della scuola Panini e della funzione pubblica Podda, tutti e tre nel comitato editoriale di Aprile. E sicuramente la segretaria confederale Carla Cantone.
Ma in Cgil sono in tanti, forse in troppi, a tifare Pd e Veltroni sarà costretto a scegliere. Alcune scelte il sindaco d’Italia le ha già fatte, per esempio di non accettare una lista del tipo «Sinistra per Veltroni» che lo stesso Nerozzi avrebbe tentato di costruire. In pole position per entrare se non nella storia nelle liste del Pd ci sarebbe uno dei rappresentanti storici della destra Cgil: il segretario confederale Achille Passoni. I giochi sono appena iniziati, ma il Pd potrà godere di un nuovo sostegno che alla vigilia era tutt’altro che scontato: il giornale Aprile epurato e corretto da Crucianelli.