Umanitarismo e guerra: due strategie complementari per servire il capitale

“Intratteniamo le migliori relazioni con le ONG che costituiscono per noi un moltiplicatore di forze, una parte importante del dispositivo di combattimento. (…) Perché [noi] siamo impegnati verso un unico fine, l’aiuto umanitario: aiutare ogni uomo e donna nel mondo che è in stato di bisogno, che ha fame (…), per dare a tutti la possibilità di sognare un futuro più luminoso” Colin Powell, Conferenza di Washington, 26 Ottobre 2005, citato da Rony Brauman in Missione civilizzatrice, intervento umanitario, Le Monde Diplomatique, settembre 2005.

“Gli stati democratici devono mobilitarsi ed esigere ciò che, in fondo, costituisce la base della democrazia, ossia che al personale umanitario di altri paesi sia consentito di portare soccorso a popolazioni innocenti.” aggiunge Nicolas Sarkozy in occasione del 90° anniversario della Croce Rossa. “Insieme per l’umanità: i primi 90 anni”, ha risposto il Presidente della Croce Rossa, Juan Manuel Suarez del Toro. Bernard Kouchner, parla di “ideologia occidentale dei diritti dell’uomo” e del “diritto di interveno umanitario”. Ma questo diritto non è altro che la legge del più forte, vale a dire la negazione stessa del diritto.

L’azione umanitaria, qualunque forma assuma e quali ne siano gli interpreti, è pretesto e copertura per fini egemonici e imperialisti. E’ rigorosamente al servizio del capitale e delle classi dominanti.

Ieri venivano inviati i missionari per fornire luce e civiltà ai “selvaggi”, oggi la “interferenza umanitaria” esporta democrazia e libertà. L’umanitarismo ha rimpiazzato le missioni [cristiane].

Un uomo come Bernard Kouchner, il principale fautore del “diritto di intervento umanitario”, ben rappresenta la grande ipocrisia, il cinismo e la violenza di questa visione “umanitaria” del mondo adottata dai paesi ricchi. Lui è l’incarnazione vivente di questo diritto, lui che a libro paga della Total, ha elaborato un rapporto che “nega” il lavoro forzato e il trattamento disumano inflitto dal gruppo petrolifero agli operai birmani. L’umanitario Kouchner, è stato anche un convinto sostenitore della guerra contro l’Iraq, in cui il numero delle vittime supera il milione di morti. Kouchner, dopo Bush e Sarkozy, prepara il mondo al “peggio”, vale a dire alla “guerra”, stavolta contro l’Iran… Il suo amore per le missioni umanitarie è pari solo alla sua approvazione per la guerra!

Abbiamo fatto la guerra in nome dell’emergenza umanitaria

L’aiuto umanitario e la guerra sono due strategie contraddittorie ma complementari, con un unico obiettivo: servire gli interessi delle classi dominanti. E’ difficile distinguere inequivocabilmente l’elemento umanitario da quello militare, tanto i due fattori sono inestricabili l’uno dall’altro.

Si fa la guerra in nome dell’umanitarismo e si invoca il fine umanitario per giustificare la guerra. Ma l’umanitarismo è spesso subordinato all’aspetto militare, come ricorda Stéphane Sisco membro del Consiglio di Amministrazione di Médecins du Monde: “La cooperazione si realizza a tutti i livelli sotto la direzione del Pentagono, che esercita le sue prerogative di guida. Come si può constatare in Iraq, le forze armate fissano l’ordine di priorità, controllano lo svolgimento della missione ed il ritiro al superamento della crisi (exit strategy). Il controllo è lasciato ai militari, subordinando gli attori civili e umanitari”.

In Afghanistan, è lo stesso

“La militarizzazione degli aiuti, gli PRT [Gruppi di ricostruzione provinciale, diretti dall’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, NATO], l’eccessiva numerosità dei servizi di sicurezza e la crescente confusione dei ruoli, hanno contribuito a ridurre lo spazio umanitario e a trasmettere false immagini sul lavoro svolto dalle organizzazioni non governative”, ha detto Ashley Jackson ricercatore di Oxfam [Confederazione di 13 ONG che lavorano con 3.000 partners in più di 100 paesi] a Kabul, all’IRIN (agenzia di informazione umanitaria delle Nazioni Unite).

E’ in nome del diritto di intervento umanitario che i paesi occidentali (Stati Uniti e Unione Europea in particolare), spesso con l’aiuto del loro braccio armato, la NATO, hanno invaso il Kurdistan iracheno nel 1991, hanno condotto l’operazione “Restore Hope” in Somalia nel 1992, hanno inviato una forza di intervento NATO in Kosovo nel 1999, ecc.

Ecco cosa pensano i preti cattolici sopravvissuti alla tragedia del 1994 in Ruanda rispetto l’operazione che ha contribuito in larga misura al genocidio Tutsi, denominata “Turchese” e guidata sempre in nome dell’umanitarismo, dalla Francia: “I responsabili del genocidio sono i soldati e i partiti politici della MRND [Movimento rivoluzionario nazionale per lo sviluppo] e della CDR [Coalizione per la Difesa della Repubblica], a tutti i livelli, ma soprattutto ai vertici, sostenuti dalla Francia, che ha portato le milizie. Riteniamo pertanto che l’intervento cosiddetto umanitario sia un’impresa cinica.”

Il diritto di ingerenza è il diritto del più forte [da Jean Bricmont: Un monde plus juste et la “responsabilité de protéger”, leggi la traduzione di resistenze.org La questione del “diritto di proteggere”), ndr]

In tal modo il diritto di intervento con pretesti umanitari, consente e facilita l’ingerenza imperialista. Il diritto di ingerenza è la legge della giungla. Solo gli Stati più potenti possono intervenire militarmente e invadere i paesi poveri sotto la bandiera umanitaria per spogliarli più agevolmente delle loro ricchezze. Per questo i paesi del Sud hanno respinto il “diritto di intervento umanitario” a L’Avana nel 2000, in occasione del vertice del G77 (che rappresenta all’incirca i 4/5 dell’umanità).

I paesi capitalisti non fanno appello al diritto di intervento umanitario che per servire meglio i propri interessi. In caso contrario, essi invocano la legge di non interferenza negli affari interni di Stati sovrani. Questa visione selettiva dell’umanitarismo porta questi Stati ad intervenire pesantemente per esempio in Kosovo e a rimanere passivi di fronte ai massacri perpetrati dall’esercito israeliano a Gaza. L’umanitarismo è a geografia variabile!

Le organizzazioni non governative (ONG) e le altre organizzazioni collegate, a prescindere dalla sincerità dei loro militanti, non possono muoversi che all’interno di questo quadro generale stabilito dagli interessi economici delle classi dominanti. La maggior parte delle ONG umanitarie sono finanziariamente a carico dei loro paesi d’origine, di organismi europei, come il Dipartimento per gli aiuti umanitari della Commissione Europea (DG ECHO) o di istituzioni internazionali.

Per esempio, Save the Children USA, International Rescue Committee e World Vision hanno ricevuto un finanziamento di 2 milioni di dollari dall’USAID (cfr in decryptinfos.daoloire.com, CUBA : plus que jamais, l’USAID continue d’entretenir la subversion), l’Agenzia statunitense per la cooperazione e gli aiuti umanitari, per “liberare” il popolo iracheno. Un altro esempio è fornito dalle ONG umanitarie di Scandinavia, Belgio e Olanda, finanziate prevalentemente dal pubblico. Ma anche quando le ONG e le associazioni sono finanziate principalmente da fondi privati, come è il caso di Medici Senza Frontiere (MSF), Medecins du Monde (MDM), la Federazione Internazionale della Croce Rossa, Azione contro la fame, ecc., l’influenza dello Stato resta fondamentale, anche se praticata solo attraverso le generose esenzioni fiscali sulle donazioni.

L’umanitarismo per risollevare le sorti delle imprese

Reperire donazioni (raccogliere fondi, come si usa dire) diventa sempre più una priorità, se non la priorità, delle organizzazioni umanitarie. Per raggiungere questo obiettivo di loro vitale importanza, le ONG umanitarie utilizzano le stesse tecniche di gestione delle imprese private. Per sedurre il donatore generoso, vengono adottate le tecniche più disparate: il marketing (umanitario?), la pubblicità commerciale, l’utilizzo di agenzie specializzate nella comunicazione, alleanze con le fondazioni, come quella del miliardario Bill Gates per esempio, e soprattutto con le multinazionali (lo chiamano partenariato), che a loro volta strumentalizzano queste associazioni per migliorare la propria immagine, ecc … Ma al di là di queste tecniche, ciò che colpisce è la mercificazione crescente e senza scrupoli degli stessi principi umanitari, che si rivela, una volta di più, quale utile strumento al servizio della imprese e del capitale.

Le imprese hanno ben accolto la Legge del 4 febbraio 1995 sul congedo lavorativo per solidarietà internazionale di cui si avvalgono per inviare i propri dipendenti in missione umanitaria all’estero. Crédit Agricole, Club Med, Price Waterhouse Coopers, IBM, L’Oreal, Vodafone, Areva, ecc., hanno compreso l’importanza di queste pubbliche relazioni che gli consentono, e a buon mercato, di promuovere la loro immagine offuscata dagli scandali e dalle questioni sociali, ambientali ed etiche legate alla sfrenata ricerca di profitto.

Umanitarismo e mass media

La miseria del mondo è regolarmente sotto i riflettori dei media, ma non per spiegare ai cittadini le sue cause reali e denunciare i responsabili, peraltro noti, ma per aumentare gli ascolti facendo leva sui buoni sentimenti dello spettatore. La sofferenza umana si trasforma in spettacolo. Artisti, atleti, politici, ecc. sono protagonisti in questo circo mediatico. La sfortuna degli altri, la disperazione, l’angoscia umana attira il pubblico e, di conseguenza, aumentano i ricavi pubblicitari delle emittenti televisive.

Gli speculatori dell’umanitarismo, con la razionalità di gestione capitalistica, cercano di “vendere”, attraverso i media, la sofferenza delle vittime ai donatori, che sono in qualche modo i loro “clienti”.

Gli aiuti umanitari, nel migliore dei casi, alleviano per qualche breve istante la sofferenza umana. Quasi mai l’umanitarismo però colpisce la radice delle sventure degli uomini, vale a dire il capitalismo e il suo funzionamento. In questo senso, non solo è al servizio dell’ordine costituito, ma lo perpetua. L’aiuto umanitario in un sistema disumano, è un’illusione, per non dire un’assurdità.

Fonte: decrypt-infos