Ulivo: giù le pensioni, elemosine ai precari

Il dopo-Caserta si gioca subito sulle pensioni e il mercato del lavoro, con due ipotesi sul piatto. Quella dei cosiddetti «radicali» – che verrà presentata domani a un convegno di Rifondazione comunista, a Roma – e quella dei «riformisti», i moderati dell’Unione, ovvero l’Ulivo in transizione verso il Partito Democratico. Una transizione sofferta, alla ricerca (disperata?) di un’identità, perché da più parti si fa notare che questi «riformisti» non hanno un’anima (ultimo, l’editoriale del Corsera di ieri) ed è per questo motivo che perderebbero nei confronti della parte radicale (il condizionale è d’obbligo, dato che finora non è che i lavoratori abbiano incassato troppo dall’attuale governo). Dunque ieri i «riformisti» ci hanno provato a mettere fuori l’anima, e con orgoglio Tiziano Treu e Cesare Damiano, ministro del lavoro, hanno esposto la propria ricetta sulla previdenza e il lavoro. L’occasione è stata un seminario dei deputati e senatori dell’Ulivo, «Diritti, lavoro, pensioni: un nuovo patto tra le generazioni». Dall’altro lato, in serata il dibattito politico si è infiammato: Oliviero Diliberto, del Pdci, si è detto contrario all’innalzamento dell’età pensionabile, e Maurizio Zipponi (Prc), ha spiegato che la proposta di Rifondazione non prevede la modifica dei coefficienti. Il premier Romano Prodi ha confermato «il tavolo e l’agenda di Caserta».
Ritorniamo comunque al seminario dell’Ulivo: lo «scalone» introdotto da Maroni (cioè il brusco passaggio dell’età pensionabile da 57 a 60 anni a partire dall’1 gennaio 2008) per Ds e Margherita va solo «rivisto», e sostituito con degli scalini, ovvero un innalzamento graduale dell’età, per arrivare in più tempo allo stesso risultato. Sarebbe necessario per assicurare la «sostenibilità del sistema» e possono essere esclusi i lavori «usuranti». Quanto al lavoro, la legge 30 sarà solo «rivista», mantenendo la flessibilità – «necessaria alle imprese e di per sé buona» – ma evitando la «precarietà», grazie agli ammortizzatori sociali. L’Ulivo manterrebbe in piedi, insomma, forme contrattuali come il lavoro a progetto, che rimangono fortemente discriminanti rispetto al rapporto dipendente: il ministro Damiano ha spiegato che a suo parere «il lavoro flessibile dovrebbe costare di più di quello stabile». Giustissimo, ma gli va ricordato che questo è un preciso impegno preso con il programma (lì anzi si afferma che «non deve costare meno»), e che dunque non di pareri stiamo parlando ma di precisi impegni che l’Unione ha preso con gli elettori. Così Treu ha detto che «bisognerebbe alzare i tassi di occupazione regolare»: ancora, dobbiamo ricordare che il programma della coalizione dice ben di più, ovvero che «il tempo indeterminato deve essere la normale forma di occupazione». Impegni tutti dimenticati?
Treu: «Priorità alla crescita»
Il senso politico dell’intervento di Treu, presidente della Commissione lavoro del Senato, è tutto nella sua premessa: «La priorità è nella crescita, e solo con questa si potranno avere risorse per rispondere ai bisogni sociali». Un paradigma chiaro, che mette prima lo sviluppo dell’economia rispetto ai diritti. Il resto è conseguente: alzare l’età pensionabile, intervenire sui coefficienti, concordando con i sindacati uno «zoccolo» base per l’importo delle future pensioni. In vista dei tavoli di concertazione, il governo dovrà avere «un’agenda condivisa». Quanto allo «scalone», va sostituito con gli «scalini». Vanno rivalutate le pensioni basse e non intaccati i diritti acquisiti. Sul lavoro: alzare il tasso di occupazione regolare, formazione, tutele e retribuzioni adeguate previste dalla «Carta dei lavori» dell’Ulivo, sostegno al reddito e contributi figurativi per i periodi di non lavoro.
Ds, accenti diversi: da Buffo a Damiano
Nei Ds ci sono posizioni diverse, come è noto, e ieri quelle della sinistra interna al maggiore partito dell’Unione sono state esposte da Gloria Buffo. Per il Correntone Ds la priorità deve essere data «al lavoro e alla lotta alla precarietà», lavoro che deve essere «stabile e di qualità», e «rappresentato politicamente, perché oggi sono sovrarappresentate le imprese». Buffo ha giudicato positivamente i primi passi fatti nella finanziaria, ma ha chiesto al governo e al ministro Damiano se siano disposti «a portare, a questo punto, i contributi dei parasubordinati al 33% e i compensi ai livelli delle retribuzioni contrattuali» in modo almeno da parificare i costi, come è scritto nel programma, al lavoro dipendente. Sul decreto 368, che ha liberalizzato nel 2001 la ripetibilità dei contratti a termine, la sinistra Ds ritiene che «il ministro Damiano, preso atto che nei 60 giorni previsti non è stato prodotto un avviso comune, faccia una propria proposta di legge, fissando le causali e i limiti alla ripetibilità, ed evitando di portare l’argomento al tavolo di concertazione». Infine, la sinistra Ds si dice contraria alla logica per cui «la flessibilità e la legge 30 sono buone se sostenute da ammortizzatori sociali: la flessibilità del lavoro non è un bene in sé». Il ministro Damiano ha risposto anche su questi punti, e più in generale sui temi caldi di questi giorni, rivendicando «un’agenda dei riformisti che non dobbiamo esitare a presentare, perché è a favore dei lavoratori, soprattutto di quelli che oggi sono esclusi: i giovani, le donne, gli anziani». Sulla data del memorandum firmato con i sindacati (il 31 marzo) ha spiegato che è solo «indicativa» e che essenziale sarà «concertare con pazienza», sia l’innalzamento dell’età pensionistica che la modifica dei coefficienti, ma che «sarà possibile solo se il governo avrà una posizione univoca». Damiano ha spiegato che «senza queste modifiche rimarrebbe in piedi lo scalone, che è molto più ingiusto». Scalone che non vorrebbe cancellare, ma solo rivedere sostituendolo con gli scalini, e comunque – precisa – «se dobbiamo cancellarlo ci dicano dove dobbiamo prendere le risorse». Anche in questo caso, ci permettiamo di ricordare che l’abolizione dello scalone è prevista nel programma votato dagli elettori dell’Unione, e che dunque la sua cancellazione non dovrebbe essere contrattabile. Sul lavoro, Damiano ha ribadito l’impianto «riformista»: no a parole «estreme» come «abrogazione» della 30, ma revisione. Lotta al nero e all’evasione contributiva, come è già stato fatto in finanziaria, graduale stabilizzazione dei lavoratori (esempio i call center), accento forte sugli ammortizzatori sociali: indennità di disoccupazione a livelli europei, contributi figurativi, tutele legate al reinserimento (chi rifiuta un lavoro proposto perde gli ammortizzatori).