Ucraina: perché i comunisti sono entrati nella coalizione di governo

*Segretario del Partito Comunista di Ucraina

Traduzione dal russo di Mauro Gemma per http://www.lernesto.it

L’11 marzo è stata formata in Ucraina la nuova coalizione di governo, chiamata “Stabilità e riforme”, formata dal Partito delle regioni del neo-eletto presidente della Repubblica Viktor Janukovic, dal Blocco Litvin e dal Partito Comunista di Ucraina (KPU), che però non ha designato propri ministri.
Si tratta di un avvenimento che potrebbe rappresentare il segno di una rottura definitiva rispetto a un corso politico per anni marcato dall’egemonia delle forze cosiddette “arancioni”, espressione di orientamenti ultranazionalisti, liberisti e filo-imperialisti.
Le ragioni dell’impegnativa scelta comunista sono illustrate dal leader del KPU, Petro Simonenko, in un editoriale pubblicato nel sito web del suo partito.

Quali sono le ragioni che hanno indotto i comunisti ad entrare nella coalizione? La risposta a questa domanda è una sola: gli interessi nazionali e la preoccupazione per le condizioni di vita del popolo. Prendendo la decisione di entrare nella coalizione siamo partiti da tre posizioni di principio fondamentali.

La prima è rappresentata dalla necessità di rimuovere completamente e senza indugi la cricca nazionalista arancione, arrivata illegalmente al potere dello Stato nel 2004 e che è stata sfiduciata dal voto popolare nelle recenti elezioni presidenziali.

Durante cinque anni di governo criminale e inetto costoro hanno sistematicamente demolito l’economia dell’Ucraina e hanno “svenduto” al capitale straniero la produzione nazionale, hanno incoraggiato la corruzione, hanno seminato divisione tra il popolo, le regioni e le confessioni religiose, hanno riabilitato il fascismo. E invece di combattere la crisi, non hanno mai smesso di litigare anche tra loro. Invece di esaudire le loro promesse di un luminoso futuro, si sono limitati a distruggere barbaramente le vestigia del passato.

Il risultato è stato che l’Ucraina si è trovata nell’elenco dei paesi più colpiti dalla crisi economico-sociale mondiale. E’ entrata nel 2010 senza un bilancio, senza un programma anticrisi, senza alleati all’estero, ma con il decreto presidenziale che insigniva del titolo di “eroe” il collaborazionista hitleriano S. Bandiera. Per queste ragioni solo un rapido allontanamento della cricca arancione dal potere era in grado di impedire la catastrofe nazionale.

L’altra posizione di principio assunta dal Partito Comunista di Ucraina è quella che riguarda l’esigenza dell’unità della compagine di governo, quando la squadra di comando politica assume le decisioni e le deve tradurre in pratica, assicurandone l’esecuzione.

Noi abbiamo sempre sostenuto coerentemente questa posizione. In particolare, nel loro progetto di Costituzione dell’Ucraina i comunisti hanno proposto alla società il modello della repubblica parlamentare, nel quale tutta la pienezza del potere esecutivo è affidata al governo, che opera sulla base di una maggioranza parlamentare. Ciò esclude del tutto la possibilità che sorgano conflitti tra il presidente della repubblica e il premier. Sono proprio le regole vigenti attualmente che per lunghi anni hanno costituito la base del sistema di potere e hanno incentivato gli atteggiamenti irresponsabili delle prime cariche dello stato, che hanno la possibilità di scaricarsi le colpe vicendevolmente per gli errori commessi!

Poiché la maggioranza dei cittadini non ha ancora approvato il modello di repubblica parlamentare da noi proposto, riteniamo che l’unità del potere debba essere realizzata in altro modo: attraverso la comunanza e la vicinanza dei programmi fondamentali della maggioranza dei deputati della Rada Suprema (il parlamento), del presidente e del governo. Siamo fermamente convinti che una situazione, in cui il capo dello Stato rappresenta una forza politica, mentre la coalizione parlamentare e il premier sono l’espressione di quella contrapposta, non sia auspicabile in linea di principio, e che in condizioni di crisi sia addirittura simile a una condanna a morte. Essa provoca il caos nella direzione del paese e non ha alcuna relazione con la democrazia, al contrario di quanto cerca di dimostrare Ju. Timoshenko.

Infine, la terza posizione di principio dei comunisti consiste nella convinzione che instaurare l’ordine nel paese e realizzare le condizioni che garantiscano il benessere dei suoi cittadini è possibile solo se al potere arrivano politici che siano in gradi di realizzare gli impegni contratti con gli elettori.

Vediamo allora come potrebbero essere tradotte in pratica queste posizioni, essendoci trovati in presenza di differenti varianti dello sviluppo della situazione in Ucraina dopo le elezioni presidenziali.

Tali varianti erano sostanzialmente tre.

La prima era rappresentata dalla continuazione del governo di Ju. Timoshenko e della cosiddetta “coalizione democratica”, che da tempo non ha più la maggioranza nella Rada Suprema.

Naturalmente, in questo caso non si sarebbe potuto parlare di un allontanamento dal potere dei nazionalisti. Le schegge del regime arancione avrebbero continuato a fare i loro sporchi interessi, a rovinare l’economia, a provocare lo scontro civile. E l’Ucraina sarebbe sprofondata nella voragine che costoro hanno scavato negli ultimi cinque anni.

Non si sarebbe neppure potuto parlare di unità al vertice del potere, diviso a pezzi tra nemici politici. E in quanto alla realizzazione degli impegni elettorali dell’attuale capo dello Stato, per cui ha votato il 7 febbraio la maggioranza dei nostri cittadini…si sarebbe messa una pietra sopra, dal momento che Ju. Timoshenko ne è la più fiera avversaria.

La seconda variante possibile era la creazione di una coalizione tra il Partito delle Regioni, il Blocco Litvin e “Nostra Ucraina” (il partito nazionalista).

In questo caso, certamente si sarebbe realizzata l’unità al vertice. Ma a che prezzo?

La risposta è una sola: al prezzo della conservazione della presenza dei nazionalisti al potere e della rinuncia del Partito delle Regioni alla realizzazione del proprio programma. Vi immaginate “Nostra Ucraina” sostenere l’attribuzione dello status di prima lingua statale al russo, pronunciarsi per il miglioramento delle relazioni con i paesi slavi fratelli e contro l’ingresso nella NATO?!

La terza variante, quella che è stata adottata in pratica: la coalizione del Partito delle Regioni, dei comunisti e del Blocco Litvin.

In questo modo i nazionalisti sono stati scaraventati fuori dalla nave dello Stato, è stata ridotta al minimo la probabilità dell’insorgere di conflitti tra il parlamento, il presidente e il premier, e il capo dello Stato ha ricevuto il pieno mandato a realizzare il programma, per cui hanno votato gli elettori.

In tal modo, solo questa terza variante ha permesso di valorizzare le fondamentali posizioni di principio dei comunisti, che esprimono gli interessi nazionali dell’Ucraina. Ecco perché ne siamo stati i promotori e i più conseguenti sostenitori. E faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché, nel contesto della coalizione venga rigorosamente attuata la piattaforma politica, sulla cui base è stato concluso l’accordo tra il KPU e il Partito delle Regioni in vista del secondo turno delle elezioni presidenziali.

I comunisti non sono entrati nel governo di coalizione. E non perché non disponessero di quadri qualificati e non avessero fiducia nel successo del loro lavoro o abdicassero dalle loro responsabilità. Le ragioni sono ben altre.

Noi pensiamo che nelle complicate attuali condizioni la partecipazione di una forza politica di sinistra a una coalizione con partner borghesi possa essere più efficace, se essa è in grado di conservare la propria libertà di critica. In altre parole, di tenere aperta la possibilità di un controllo parlamentare e sociale sull’attività del governo.

Il Partito Comunista e i suo gruppo parlamentare sosterranno senza riserve tutte le misure del Consiglio dei Ministri formato l’11 marzo, che siano indirizzate alla realizzazione degli obiettivi condivisi dai partecipanti alla coalizione. E, in particolare, le misure per un rapido miglioramento degli standard sociali, per un significativo aumento dei salari e delle pensioni, per il miglioramento dell’assistenza all’infanzia, per la lotta alla corruzione.

I comunisti criticheranno il governo e il presidente se dimenticheranno di adempiere ai loro impegni elettorali. E ne esigeranno la piena realizzazione.

E’ questo il significato della nostra partecipazione al governo.

Petro Simonenko

Primo segretario del Comitato Centrale
del Partito Comunista di Ucraina