Tutti i voli Cia che l’Italia nasconde all’Ue

Un Gulfstream IV è atterrato in Italia il giorno prima del passaggio del prigioniero Maher Arar. Per poi volare verso Guantanamo e tornare in Italia

Sul volontario coinvolgimento dell’Italia nel programma di «extraordinary renditions» sarà la magistratura a pronunciarsi quando il caso di Abu Omar sara definitivamente chiarito e la piena partecipazione italiana al «programma» può essere materia di dibattito. Non lo può essere invece il coinvolgimento degli scali aeroportuali italiani – civili e militari – nell’ospitare aerei che sono stati con sicurezza collegati al «programma» ed hanno effettuato centinaia di voli verso destinazioni come Cuba-Guantanamo, l’Iraq, l’Uzbekistan, l’Afghanistan, l’Egitto, la Giordania, il Marocco, la Malesia, l’Indonesia, la Svezia, ecc., in concomitanza con altri rapimenti. Come si ricorderà, Abu Omar, già attivo confidente del ShIK (i servizi segreti albanesi) e della Cia dal 1995, venne rapito a Milano da un team di agenti statunitensi il 17 febbraio 2003, portato alla base militare di Aviano, di lì tradotto alla base militare statunitense di Ramstein in Germania e indi consegnato al Cairo ai servizi segreti egiziani il 18 Febbraio. Prigioni disumane, torture, una breve liberazione, un ennesimo arresto.

Si ricorderà ancora il caso del coinvolgimento dell’aeroporto civile-militare di Roma Ciampino nel caso del cittadino canadese Maher Arar di origine siriana, rapito il 26 settembre 2002 all’aeroporto di New York, tenuto in custodia segreta, picchiato ed accusato di essere un membro di Al Qaida, trasferito il 7 ottobre a Washington, di lì portato in Giordania con scalo intermedio appunto in Italia e consegnato poi ai servizi segreti siriani, sottoposto ad altre torture, prigioni infernali per un anno, liberato il 5 ottobre del 2003, riconosciuto completamente innocente e rispedito in Canada ove è faticosamente in corso un’inchiesta ufficiale sulla complicità canadese nel rapimento.

L’inchiesta della magistratura italiana sul caso di Abu Omar e documenti ufficiali esaminati dal il manifesto (documenti sia statunitensi e relativi ai voli di quegli aerei, sia europei/italiani e relativi al controllo del traffico aereo, vedi il precedente articolo del 24 gennaio 2006) provano senza ombra di dubbio che l’Italia è stata se non il crocevia principale certamente almeno una frequente destinazione per aerei connessi al «programma».

Sappiamo con certezza dal caso di Abu Omar che un Learjet 35 con codice di volo «Spar 92» (denominazione usata per segnalare importanti passeggeri a bordo) lasciava Aviano per Ramstein alle 18 e 20 quello stesso 17 febbraio dopo essere arrivato da Ramstein circa un’ora prima. Da Ramstein, nella notte del 17 un altro businees jet, un Gulfstream IV con registrazione N85VM (numero di fabbricazione 1172), portava Omar al Cairo. Il giorno dopo il Gulfstream ripartiva dal Cairo diretto a Shannon, Irlanda, e di lì all’aeroporto di Washington Dulles, dove arriverà in serata dopo circa 7 ore di volo. Da Aviano, comunque, un altro Learjet 35 decollerà nelle prime ore del mattino del 18 diretto ancora a Ramstein e tre altri differenti aerei lo seguiranno nella stessa giornata.

Se ciò è in parte già noto, non altrettanto si può dire di altri voli che i documenti esaminati ci hanno rivelato e sulla cui natura è lecito nutrire qualche sospetto. Per esempio, il giorno prima (7 ottobre 2002) che l’aereo che trasportava Maher Arar passasse da Roma, un Gulfstream IV (registrazione N970SJ, numero di fabbricazione 1146) atterrava in provenienza dagli Stati Uniti all’aeroporto di Firenze Peretola. Lo stesso aereo sarà a Guantanamo il 28 novembre dello stesso 2002 e in Italia sarà un visitatore frequente, con ben 19 scali in vari aeroporti, tra cui Pisa Galilei, Brescia Montichiari (si ricorderà di tale aeroporto la sua lunga storia militare), Napoli Capodichino (prevalentemente militare), Roma Ciampino, ecc.

L’elenco non si ferma qui: lo stesso aereo che porta Omar in Egitto, ma con una nuova registrazione (N227SV) atterra a Roma Ciampino il 19 novembre 2005 in provenienza dagli Stati Uniti e riparte il 24 alla volta di Shannon da uno scalo dell’ Italia nord-orientale. Un altro aereo con visite a Guantanamo nei suoi ruolini, un Gulftream V (N1HC) atterra o riparte dall’Italia dal giugno 2002 al giugno 2005 ben 10 volte e tocca gli aeroporti di Milano Malpensa e Linate, Venezia San Nicolò, Pisa Galilei, Napoli Capodichino, Roma Ciampino. Un altro aereo ancora, un Gulfstream III (un G-1159ý, numero di registrazione N50BH, numero di fabbricazione 359) visita l’Italia 4 volte dal maggio 2004 al giugno 2005 in provenienza da scali irlandesi e canadesi, toccando Venezia San Nicolò, Milano Malpensa, Firenze Peretola, Brescia Montichiari). Lo stesso aereo atterra o decolla da Guantanamo ben 14 volte. Di che preoccuparsi quanto ad un governo che sembra non ne sapesse nulla.