Tutti contro la Colombia

Dalle guerra di parole alla guerra vera: il limite è sempre più vicino tra i Caraibi e le Ande. «Non sognarti di ripetere con noi quello che hai fatto all’Ecuador» ha detto a muso duro in televisione Hugo Chávez a Alvaro Uribe. L’uccisione del numero 3 delle Farc, Raúl Reyes, sta facendo esplodere l’America Latina. Per ora, la tensione è bollente tra la Colombia e l’Ecuador (il cui territorio è stato prima bombardato e poi invaso dal commando militare colombiano) e tra la Colombia e il Venezuela, già ai ferri corti per la contrastata mediazione di Chávez nella vicenda di Ingrid Betancourt e dei suo compagni di sventura. Mentre Chávez e il presidente dell’Ecuador Rafael Correa hanno chiamato «mafioso e assassino» e «spudorato bugiardo» Uribe, quest’ultimo ha sostenuto che i due paesi siano i santuari delle Farc. Le conseguenze sono pesanti: ambasciatori richiamati, chiusura delle sedi diplomatiche, ma anche dislocamento alla frontiera di decine di battaglioni, pronti a dar battaglia.
Dopo l’euforia per il primo cadavere eccellente della guerriglia dal suo insediamento nel 2002, Alvaro Uribe fa i conti con un isolamento impensabile fino a pochi anni fa in America Latina. Se suonano scontate le parole di Chávez che, domenica scorsa, ha paragonato il ruolo della Colombia a quello d’Israele in Medio Oriente, e quelle di Fidel Castro, secondo cui «le trombe di guerra sono conseguenza dei piani genocidi degli Stati Uniti», molto meno prevedibili sono le dure condanne del blitz colombiano che arrivano dagli uomini di Lula o dal ministro degli Esteri argentino, Jorge Taiana, che si è detto «costernato e preoccupato per l’evidente violazione della sovranità territoriale dell’Ecuador». A questi si è aggiunta a sorpresa anche la presidente cilena, Michelle Bachelet, solitamente schierata su posizioni filo-Usa, che ha definito «illegittima» la violazione della frontiera nazionale attuata dal governo di Bogotà. Mentre Washington tace, anche dall’Europa sembra arrivare uno stop a Uribe. Al timore per i rischi di un’escalation militare nell’area andina, si aggiunge l’ansia per la sorte di Ingrid Betancourt «Non è una buona notizia l’uccisione dell’uomo con cui parlavamo ed eravamo in contatto per la liberazione di Ingrid» ha detto il ministro francese Bernard Kouchner. Si è fatto sentire anche il ministro degli Esteri italiano, Massimo D’Alema, che ha definito l’operazione militare colombiana di sabato scorso, «in contraddizione con gli sforzi fatti per aprire dei canali diplomatici».