«Turchia nell’Ue. E i kurdi?»

Parla l’avvocato di Ocalan: cancellate le violazioni dei diritti umani nell’est dell’Anatolia

Mahmut Sakar è uno dei dodici avvocati di Abdullah Ocalan, il presidente del Pkk, rinchiuso (unico prigioniero) nell’isola-carcere di massima sicurezza di Imrali dal 1999. Anzi sarebbe meglio dire che Mahmut Sakar era uno degli avvocati di Apo. Dal 30 giugno scorso infatti è entrata in vigore una legge che impedisce a quegli avvocati che hanno avuto procedimenti penali contro di loro di continuare a rappresentare i clienti. Il giorno dopo la sofferta decisione dell’Europa di socchiudere alla Turchia la soglia di casa, Mahmut Sakar non è affatto ottimista. Non riesce a nascondere la sua delusione. «La Turchia – dice – si siederà al tavolo delle trattative per cominciare a definire i tempi e i modi del suo ingresso nell’Unione europea ma nell’agenda dell’Europa non c’è traccia della questione kurda. Eppure – aggiunge – i kurdi hanno lavorato molto in questi anni per favorire anche quel clima di pacificazione che l’Europa chiedeva come condizione per l’avvio dei negoziati. Oggi però il popolo kurdo è finito di nuovo nel dimenticatoio».

C’è amarezza nelle parole di Mahmut Sakar. «Il popolo kurdo aveva grandi aspettative. – dice – C’era la speranza che questa data, il 3 ottobre, avrebbe portato finalmente dei frutti. Il popolo kurdo ha lavorato tanto in questi anni per portare le sue rivendicazioni sul tavolo dell’Europa. Abbiamo sofferto tanto e ci si aspettava almeno di rientrare tra i punti ritenuti cruciali dall’Europa nel suo monitoraggio dei progressi compiuti dalla Turchia, per esempio in materia di diritti umani. Ma il 3 ottobre è arrivato e i kurdi sono spariti. C’è rabbia tra la gente, va detto. C’è delusione e un senso di abbandono, non nuovo purtroppo. La gente ha perso in parte la fiducia nelle istituzioni europee. L’Europa non ha agito in modo molto responsabile».

Si è parlato molto, e giustamente, del processo che si aprirà a dicembre contro lo scrittore Orhan Pamuk, accusato di aver `infangato’ il nome della Turchia per avere chiesto di affrontare la questione del genocidio armeno e della guerra in Kurdistan, ma di Ocalan non si è parlato affatto.

E’ così. Eppure non dimentichiamo che Abdullah Ocalan nel 1999 ha avviato quel processo di pacificazione che ha consentito alla Turchia di arrivare alla scadenza del 3 ottobre. Ma di Ocalan l’Europa non parla. Tra le richieste fatte ad Ankara non rientra la soluzione della questione kurda e non rientra naturalmente nemmeno Ocalan. Cioè un uomo che da sei anni vive in isolamento. Un isolamento fisico e psicologico. Ed è una condizione che sta avendo conseguenze devastanti per l’uomo e per la sua salute. Naturalmente i negoziati che dovrebbero portare all’ingresso della Turchia nell’Unione europea saranno lunghi. Speriamo che l’Europa si renda conto che il successo di questi negoziati passa anche attraverso la soluzione della questione kurda. Non tutto è perduto, voglio dire. Credo che l’Europa possa ancora raddrizzare le cose e possa inserire la questione della pace, la questione kurda nella sua agenda.

Quando avete visto per l’ultima volta Ocalan?

Noi avvocati non lo vediamo dal primo giugno scorso. I suoi familiari hanno ottenuto ancora un permesso di visita. Ma questo è successo ormai un mese fa. Le sue condizioni di salute sono peggiorate molto. Siamo molto preoccupati. Non riceve le cure mediche di cui avrebbe bisogno.

Naturalmente quella di Ocalan è una condizione estrema, ma non è che in generale la situazione nelle carceri turche sia migliorata. Gli scioperi della fame continuano, anche se sotto totale e colpevole silenzio da parte dell’Europa…

No, la situazione non è migliorata. L’isolamento rimane la norma, l’arma preferita per spezzare la dignità dei detenuti. E per i prigionieri politici la detenzione è nelle carceri di tipo F. Lì ci sono stati gli scioperi della fame che hanno anche portato alla morte oltre cento detenuti. La repressione dentro le carceri continua. La situazione di Ocalan è chiaramente particolare, unica, ed è davvero inaccettabile.

Il 30 giugno è entrata in vigore la legge che punisce gli avvocati con precedenti penali. Che succede ora?

Sappiamo tutti che questa legge è stata fatta per punire gli avvocati di Abdullah Ocalan. E così dodici dei suoi legali oggi non hanno più la possibilità di seguire il suo caso. Abbiamo presentato un ricorso al tribunale turco, ma è stato rigettato. Allora abbiamo denunciato questa situazione a Strasburgo e siamo in attesa di qualche decisione.