Turchia, Erdogan sfida i militari?

Il caso è scoppiato alcuni giorni fa: il procuratore di Van Ferhat Sarikaya, ha disposto l’apertura di un’inchiesta nei confronti del capo delle forze armate di terra (il numero due dell’establishment militare, destinato a diventare il numero uno in agosto), Yasar Buyukanit, accusato di aver cercato di mettere in piedi una forza segreta all’interno dell’esercito per combattere il Pkk. In difesa del generale si sono precipitati il capo delle forze armate, Hilmi Ozkok che ha immediatamente chiesto udienza al premier e al presidente della repubblica, Ahmet Necdet Sezer. Sia Erdogan che Sezer hanno incontrato il generale, e ieri è toccato a Erdogan cercare di smorzare le tensioni. «Ci sono alcune persone – ha detto il premier – che sfortunatamente cercano di trarre vantaggi da una situazione di crisi. Chi ha il diritto di parlare di golpe ai danni dell’esercito?». Il riferimento di Erdogan è al leader dell’opposizione, il kemalista Deniz Baykal (del Chp, unico altro partito entrato in parlamento dopo la schiacciante vittoria dell’ AKP, il partito islamico moderato di Erdogan, nel 2004) che aveva parlato appunto di «tentativo di golpe». Il premier ha ribadito che «governo e esercito non sono in rotta di collisione» e che «chi cerca di metterci l’uno contro l’altro non riuscirà nel suo intento». Nonostante i tentativi del premier di disinnescare la mina politica, rimangono molti interrogativi inquietanti. E non soltanto perché dire militari in questo paese significa dire tre colpi di stato in trent’anni. Ma anche e soprattutto perché per la prima volta un governo (attraverso la magistratura che rimane comunque legata a doppio filo con l’establishment) si pone effettivamente di fronte all’esercito in modo non succube ma anzi quasi di sfida. Perché è chiaro che l’apertura di un’inchiesta sul numero due dell’establishment militare non è stata l’iniziativa avventata di un singolo.

Dopo la travolgente vittoria dell’AKP, il governo islamico si è posto nei confronti dei militari (spesso definiti veri custodi del governo in Turchia) con un atteggiamento se non apertamente di sfida almeno di insofferenza rispetto alle ingerenze. Così per esempio molti columnist sollevano un dubbio: come mai il governo di Erdogan non ha fatto un solo passo per cominciare a rendere indipendente la magistratura? Se lo avesse fatto, dicono molti opinionisti, forse non avremmo il dubbio che in realtà quello che si cela dietro a questa inchiesta è non tanto la volontà di dimostrare un crimine quanto piuttosto la necessità di intorbidire le acque. E di farlo perché il generale Buyukanit è un aperto custode dei valori di Ataturk e anche se il governo Erdogan si proclama altrettanto fedele al padre della patria, non sopporta di avere in posizioni di potere personaggi troppo palesemente ataturkiani. Questa è una possibilità, quella che fanno propria i sostenitori di Ataturk. Ma c’è un’altra possibilità. E cioè che davvero Erdogan e i suoi islamici si sentano tanto forti da ritenersi liberi di attaccare in modo frontale anche i vertici militari. Cioè l’essenza stessa della repubblica turca. Che a loro non piace perché troppo laica. E non è un caso forse che il procuratore di Van sia lo stesso che ha fatto arrestare il rettore dell’università locale che non voleva che in ateneo entrassero ragazze velate o che si usassero le aule per la preghiera.