Tuoni da Mosca sul vertice Nato

Washington ha fretta di muoversi verso est, fino ad arrivare a toccare nel vivo gli interessi russi, Berlino e Parigi predicano invece prudenza e così il vertice della Nato del 2-4 aprile a Bucarest rischia di lacerare l’ormai fragile tessuto dell’Alleanza atlantica, da mesi incapace di venire a capo del capitolo afgano (ad aprile la Nato lancerà nel paese una tv via internet per mostrare il suo lato buono, il che la dice lunga sulle difficoltà che incontra sul terreno). Da Mosca intanto il capo della democrazia del Cremlino Sergei Lavrov avvisa i partecipanti al meeting rumeno: «Se la Georgia pretende di entrare nella Nato con la speranza che la Nato intervenga nei conflitti dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, sta giocando un gioco pericoloso». Discorso meno grave, ma ugualmente complesso per l’ingresso dell’Ucraina, fortemente voluto dal fronte pro-occidentale, osteggiato da quello pro-russo e che inoltre riaprirà la ciclica battaglia tra Mosca e Kiev, giocata sullo scivoloso terreno del gas. Per il ministro degli esteri georgiano David Bakradze la candidatura del suo paese «arriva al momento giusto», ma in realtà il clima tra est e ovest è dei peggiori. La ferita del Kosovo è ancora bella aperta e poi c’è la diatriba irrisolta dello scudo antimissile, che Bush continua a volere a tutti i costi, che Putin non riesce proprio a digerire e che gli europei, almeno quelli non dell’est, fanno fatica a capire. E così gli Usa corrono e l’Europa frena, e non è una novità. Giovedì i ministri degli esteri dei 27 riuniti a Brdo in Slovenia si sono accordati per stilare in aprile un nuovo mandato per arrivare al vertice Ue-Russia di giugno in Siberia con una proposta formale da presentare a Dmitri Medvedev. I negoziati sono bloccati da oltre un anno e mezzo per via dello stop imposto dalla Polonia, il cambio della guardia a Varsavia tra Jaroslav Kaczynski e Donald Tusk ha permesso adesso ai 27 di provare a rilanciare il dialogo. Il problema è che ora la Nato rischia di mettersi pesantemente di traverso a questo tentativo di riavvicinamento, fondamentale per un’Europa in cerca di sicurezze energetiche. Per questo si alzano voci contrarie all’ingresso di Georgia e Ucraina nella Nato. Il più esplicito è stato Thomas Steg, portavoce del governo tedesco, governo in prima linea negli accordi energetici con il Cremlino come ben testimonia il gasdotto Nord Stream che passa sotto il Mar Baltico e conta sul patrocinio dell’ex cancelliere Shroeder. «L’Alleanza atlantica – ha ricordato Steg – non accetta paesi che hanno dei conflitti politici interni, che partecipano a conflitti regionali o che sono confrontati a movimenti separatisti o con aspirazioni separatiste». Il portavoce rammenta poi che il «popolo ucraino è diviso sull’adesione o meno alla Nato» e la «Georgia è impegnata in conflitti regionali e confrontata a movimenti separatisti» tanto che degli «osservatori della Ue si trovano ancora nel suo territorio». Perciò «abbiamo grosse riserve all’idea di decidere ora sulla possibile adesione di Georgia e Ucraina alla Nato». Sulla stessa linea Parigi, ma anche Madrid, tutti a predicare prudenza. Dall’altro lato, oltre agli Usa anche Kiev e soprattutto Tblisi hanno fretta di entrare nel club atlantico. La Georgia ha già inviato soldati in Kosovo e Irak e da settembre manderà truppe anche in Afghanistan mentre per pacificare il fronte interno ha proposto ai dirigenti abkhazi un accordo per la condivisione del potere, con l’ offerta di una vice-presidenza, di zone di libero scambio, di una rappresentanza parlamentare e di un servizio di dogana unificato. Il tutto pur di arrivare di fronte ai soci della Nato nella condizione migliore per ricevere il tanto agognato Map, il «piano d’azione per l’adesione». Peccato che Serguei Chamba, ministro degli esteri abkhazio, abbia bollato come «inaccettabile» la proposta di Tblisi. Sul lato ucraino, la premier Yulia Timoshenko assicura che l’ingresso nell’Alleanza «non peggiorerà le relazioni bilaterali con la Russia». Putin non è della stessa idea, tanto che ha minacciato di riposizionare i suoi missili su Kiev e dintorni. Alla Nato la decisione.