Tunisia: La repressione dei movimenti sociali

Dal 19 dicembre la Tunisia è teatro di violente proteste tra manifestanti, spesso giovani, e le forze repressive del regime reazionario. Il malcontento si sente forte soprattutto al centro- ovest del paese, nella regione del Sidi Bouzid. Il movimento si è attivato dopo il tentativo di sucidio di un giovane laureato, venditore abusivo di frutta e legumi, a cui la polizia aveva confiscato la mercanzia. Disperato, il giovane si era cosparso di benzina e si era dato fuoco. Sopravvissuto, egli si trova ora in grave stato all’ospedale.

Cinque giorni piu tardi un altro giovane si è suicidato fulminato dai cavi elettrici ai quali si era appeso. Da allora le manifestazioni si sono moltipllicate nel paese, per denunciare l assenza di prospettive per i giovani, il taglio delle speranze e l’aumento delle disuguaglianze. Tre auto della polizia sono state incendiate, i locali del partito al potere e gli edifici amministrativi sono stati colpiti da pietre e bombe Molotov. Un giovane manifestante è stato ucciso, molti altri feriti e arrestati dalla polizia.

In tutte le città e nei villaggi tunisini si manifesta contro la politica reazionaria di questo regime militare. E organizzandosi contro le proteste quotidiane anche il regime usa tutti i metodi repressivi contro la popolazione e i militanti progressisti dei movimenti sociali (arresti, repressione, propaganda contro le rivendicazioni della gioventù e della popolazione,…)

Molti sono i movimenti di lotta nel mondo arabo e non solo, che hanno dato la propria solidarietà alla lotta dei movimenti tunisini che si organizzano per la liberazione dei prigionieri progressisti e denunciano il regime poliziesco della Tunisia.

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