Tribunali militari, abusi da regola

I giudici potranno decidere di utilizzare voci raccolte sul campo di battaglia e confessioni estorte con la forza come prove giudiziarie in grado di portare al patibolo i detenuti di Guantanamo. È questo il provvedimento più controverso contenuto nel Manuale nel quale il Pentagono ha raccolto le norme che dovranno regolare il funzionamento delle Commissioni militari, gli organismi che decideranno il destino di una parte dei 395 prigionieri del carcere statunitense che in cinque anni di vita ha raccolto la condanna unanime degli organismi per la difesa dei diritti dell’uomo e imbarazzato molti alleati di Washington.
La Guida, 238 pagine inviate giovedì sera dal Dipartimento della difesa al Congresso, era quello che mancava per far partire i processi a quei «nemici combattenti», una settantina in tutto, che i procuratori dell’esercito confidano di poter portare a giudizio, quelli contro i quali l’accusa ha qualche elemento per dimostrarne il coinvolgimento in «attività terroristiche».
«Sono soddisfatto, perché queste norme costituiscono le regole e le basi sulle quali costruire un giusto processo», ha commentato il generale Thomas Hemingway presentando il codice. Tuttavia ai giudici viene data ampia discrezionalità di decidere quali voci e informazioni classificate ammettere come valide. Non viene fissato alcuno standard minimo per la validità delle prove. Inoltre, mentre verranno considerati nulli gli indizi ottenuti sotto tortura dopo l’entrata in vigore della legge statunitense sui trattamenti crudeli inumani e degradanti del 2005, per quanto riguarda quelli raccolti prima della nuova norma spetterà al giudice valutare se accoglierli o meno. Gli imputati non avranno accesso alle «informazioni classificate» utilizzate a loro carico, ma solo a versioni parziali.
Per quanto riguarda le «soffiate», l’avvocato militare Daniel Dell’Orto ha provato a gettare acqua sul fuoco: «Verranno utilizzate solo quelle raccolte sul campo di battaglia», ha dichiarato all’Associated press. Ma va ricordato che proprio in Afghanistan, terreno di scontro quotidiano tra le forze speciali statunitensi e i guerriglieri locali, decine d’innocenti sono stati venduti agli americani da cacciatori di taglie e spediti a Guantanamo come «sospetti terroristi». I più fortunati tra loro sono stati poi liberati dopo mesi di detenzione nel carcere che Amnesty international definisce un «gulag dei tempi moderni».
«Abbiamo la stessa casa pericolante con una nuova mano di vernice», ha dichiarato alla radio australiana Abc Michael Mori, avvocato militare del prigioniero David Hicks. «È scomparso il diritto ad un processo equo e spedito – ha proseguito Mori -, ogni diritto contro l’autoincriminazione, quello di confrontarsi con gli accusatori». Le Commissioni militari saranno composte di un giudice e almeno cinque membri per le incriminazioni per le quali non è prevista la pena di morte e di un giudice e almeno dodici membri per quelle per le quali è previsto il patibolo. Il presidente Bush, dopo che la Corte suprema aveva annullato le prime Commissioni militari – create con decreto presidenziale – e il successivo via libera del Congresso, nel dicembre scorso, alla legge che ha istituito le attuali, spera di portare a giudizio nei prossimi mesi tra i 60 e gli 80 «sospetti terroristi».
Finora soltanto una decina sono stati incriminati, mentre circa 400 persone sono state liberate senza che sia stato formulato contro di loro alcun capo d’accusa. Ma ora gli avvocati militari temono un avvio improvviso dei processi, e che contro i loro clienti possano essere utilizzate semplici dichiarazioni estorte ad altri detenuti, per ottenere un certo numero di condanne – nell’ordine di meno di un centinaio – tali da «giustificare» questi cinque anni di sospensione del diritto nel carcere dell’isola di Cuba. Per il democratico Christopher Dodd, membro della Commissione esteri del senato, quelle varate sono «regole profondamente sbagliate». Dodd ha avvertito dei rischi derivanti «dalla mancanza di difese contro prove ottenute con la forza e delle limitazioni imposte alla difesa nei riguardi di indizi e testimoni». Jumana Musa, ricercatore di Amnesty international, va oltre: «Civili catturati in qualsiasi campo di battaglia potranno essere processati da un tribunale militare e potranno essere condannati sulla base di prove ottenute grazie a trattamenti crudeli, inumani e degradanti che non sarebbero accettate in alcuna aula giudiziaria degli Stati Uniti».