Trenitalia licenzia e deforma

A quasi un mese di distanza dal licenziamento del macchinista Dante De Angelis, Trenitalia ha finalmente diramato una sua nota per spiegare pubblicamente le sue ragioni. Nota durissima, che ribadisce in sostanza la totale determinazione a mantenere ferma quella decisione, ma che rivela anche l’isolamento dell’azienda agli occhi dell’opinione pubblica e dei media. Numerosi giornali e tg si sono occupati della vicenda (ultimo, ieri, il Corriere della sera), e l’immagine dell’azienda già non era al top, a causa dei numerosi incidenti, degli innumerevoli ritardi, delle soppressioni di corse sulle linee per i pendolari e, dulcis in fundo, per le reiterate invasioni di zecche sui vagoni. Cosa dice Trenitalia sui fatti? Che Dante, a Bologna il 4 febbraio, salito su un Eurostar che doveva guidare fino a Roma «in qualità di secondo agente», «qualche minuto prima della partenza ha chiesto la sostituzione del locomotore perché attrezzato con apparecchiature di sicurezza che lui contestava (il Vacma o ‘uomo morto’, ndr)». Come da prassi, «ribadita la richiesta di effettuare la prestazione, lo ha esonerato dal servizio con formale comunicazione», sostituendolo con un altro macchinista. «A quel punto De Angelis si è rifiutato di abbandonare il locomotore», il che avrebbe impedito di «far ripartire il treno» e avrebbe richiesto l’intervento della polizia ferroviaria. Il treno infine è partito con 86 minuti di ritardo. In questa versione, insomma, Dante sarebbe addirittura passibile di «interruzione di pubblico servizio». La versione di Dante, fin dal primo momento. è stata molto diversa; e fortunatamente confermata dalle carte. Il «secondo ordine», per fonogramma, è arrivato da Roma soltanto alle 13 e 14 (fono n. 17/88). L’eurostar doveva partire alle 12 e 04: ben 70 minuti, dunque, li ha fatti perdere l’azienda. Ma Trenitalia dice anche cose non vere, come «De Angelis non ha mandato di rappresentanza sindacale dei lavoratori». Dante è invece un delegato per la sicurezza, rieletto a dicembre dalla maggioranza assoluta dei lavoratori del suo impianto (Roma S. Lorenzo), come previsto dalla legge 626. Peggio. Trenitalia giudica «grave» che questo delegato possa «trovare sostegno da parte di una organizzazione sindacale», che sarebbe poi l’Orsa, cui Dante è iscritto e che appoggia lo sciopero nazionale «di base» del prossimo 5 aprile. Bruno Salustri, coordinatore dell’Orsa, ricorda all’azienda che «sono stati firmati ben tre accordi con sei sindacati per l’eliminazione del contestato (non certo dal ‘solo’ Dante, ndr) Vacma, e che nel frattempo ben quattro Asl lo hanno giudicato dannoso e pericoloso». Invece di eliminarlo Trenitalia «continua a far uscire dalle officine altri locomotori attrezzati soltanto con l’uomo morto». E se la prende con i macchinisti che rifiutano di usarlo, mentre «è solo grazie al senso di responsabilità dei macchinisti e dei sindacati che non sono stati fin qui bloccati tutti i treni». Quanto al tentativo di dipingere Dante come un «non delegato», Salustri è netto: «E’ un lavoratore eletto nelle liste dell’Orsa, con un ruolo molto importante previsto dalla legge, non da un accordo sindacale. Se l’azienda continua su questa strada, troverà risposte molto dure. E intanto deve subire questo sciopero del 5 aprile. Perché a questo punto la vertenza sul licenziamento di Dante diventa fondamentale». E’ facile capire perché. La forzatura di Trenitalia è stata diretta contro un delegato «nell’esercizio delle su funzioni»; se dovesse avere successo (ma c’è anche la magistratura che dovrà dire la propria), l’azienda si troverebbe la strada spianata per imporre i suoi diktat (e non soltanto sull’«uomo morto ») distruggendo qualsiasi relazione con i sindacati. Tutti, naturalmente. Meno quello o quelli disposti a trasformarsi in dependance dell’ufficio del personale.