“Treni sicuri, una lotta nell’interesse di tutti”

«Sui treni italiani una volta si viaggiava più sicuri. Non lo dico io, lo dicono le statistiche». La battaglia per la sicurezza è costata cara al macchinista Dante De Angelis, licenziato in tronco per essersi rifiutato di guidare un Eurostar in condizioni di relativo pericolo, a causa della presenza a bordo del famigerato sistema Vacma: un pedale da spingere ogni 55 secondi per confermare di essere vigili e che invece, denunciano i sindacati, finisce per distrarre il macchinista. Nemmeno le ordinanze di diverse Asl che impongono a Trenitalia di togliere l’apparecchiatura, ritenuta nociva per la salute, sono servite. Come mai? Semplice, grazie a questo sistema i treni possono essere condotti da un solo macchinista invece che da due, con un chiaro risparmio sul costo del lavoro.
«Non continuate a chiamarlo Vacma, si chiama “uomo morto”», precisa De Angelis. Il ferroviere ricorda come il contestato pedale sia stato introdotto per la prima volta nel 1939, «17° anno dell’era fascista». Altro che ammodernamento tecnologico, quindi. «All’epoca – spiega De Angelis – era fatto con l’elettromeccanica; oggi è fatto con il digitale, ma il sistema che schiavizza il macchinista è identico». Quella per la sicurezza è una battaglia di tutti, lavoratori e viaggiatori «perché quando i treni vanno a sbattere – osserva il ferroviere – tutti piangiamo lacrime di coccodrillo, ma le decisioni vanno prese prima che i disastri accadano».

Guidi i treni da 25 anni. Quando è iniziata a diminuire la sicurezza?

Il peggioramento c’è stato con la riduzione eccessiva del personale e un alleggerimento dei controlli senza gli ammodernanti tecnologici necessari per compensare queste scelte. Prima per muovere i treni serviva il controllo incrociato di tre operatori, oggi è fatto in genere da una persona sola: se sbaglia, c’è il rischio di incidenti. In più gli intervalli di manutenzione della linea e dei treni sono stati allungati.

Perché ciò avviene?

Per ridurre i costi. Fino a certi limiti ci si poteva anche spingere, ma si è andati troppo oltre. Ormai abbiamo superato la linea del rischio.

Eppure l’azienda insiste nel dire che le ferrovie italiane sono, statistiche alla mano, tra le più sicure.

Ci stiamo mangiando la dote accumulata nei 50 anni passati.

Non è la prima volta che un macchinista si rifiuta di salire su un locomotore dotato dell’“uomo morto”. Come mai nel tuo caso è scattato il licenziamento?

Perché sono uno di quelli che dà fastidio. Oltre a far parte del gruppo di Rls che ha presentato un esposto sul disastro di Crevalcore, faccio il delegato alla sicurezza in modo rigoroso. Cosa che mi ha portato più volte a scontrarmi con l’azienda. Rifiutandomi di salire su quell’Eurostar, mi sono comportato nello stesso modo con cui si comportano migliaia di macchinisti da due anni a questa parte, me compreso. Perché questa volta mi hanno licenziato? Perché solo me? Sono domande a cui dovrebbero rispondere i dirigenti delle Fs.

Probabilmente si voleva dare un segnale.

Se è così il licenziamento non solo è ingiusto, ma anche illegittimo. Naturalmente presenterò ricorso di urgenza. Sono preoccupato, perché faccio il ferroviere, non il nababbo. Ma sono anche fiducioso.

Sta di fatto che i 4 colleghi licenziati per la trasmissione Report non sono stati ancora reintegrati. Che ne pensi?

Penso che in quell’occasione ci fu una sottovalutazione da parte del sindacato. Questa volta con piacere osservo che il sindacato ha capito l’importanza della posta in gioco e non sta commettendo la stessa leggerezza. Per questo penso che dovrebbe fare una riflessione sui quattro di Report e prendere iniziative anche in quella direzione. La cosa più importante che chiedo al sindacato è di rintuzzare questo tentativo di terrorizzare i ferrovieri. Se ci riesce, non solo vince la vertenza sull’uomo morto, ma sulla sicurezza, sulla clausola sociale, sul trasporto pubblico, sui pendolari.

Il tuo licenziamento arriva proprio mentre sembrava ci fossero passi avanti nella trattativa con le Fs sul Vacma.

Purtroppo l’azienda non rispetta i patti. Da una parte firma accordi su carta, nella realtà si muove con i cingoli, continuando a fare quello che vuole. Era stato pattuito che i pedali non sarebbero stati più montati e anzi si sarebbe iniziato a smontarli. E invece le officine continuano a installarli, anche sugli Eurostar.