Treni sicuri, riesce lo sciopero. «Ora le Fs ritirino i licenziamenti»

Bolognina di Crevalcore, Roccasecca, Garbagnate: tre gravissimi disastri ferroviari in poco più di un anno. Invece di investire sulla sicurezza, le Fs puniscono i lavoratori che protestano. Ecco perché lo sciopero di ieri – indetto dalle Rsu e sostenuto dai sindacati Orsa, Sult e Cub – si merita l’applauso virtuale di tutti i viaggiatori. Bloccando la circolazione dei treni non garantiti per legge per sette ore, dalle 10 alle 17, i ferrovieri hanno lanciato un segnale importante non solo all’azienda ma anche al nuovo governo, che, a differenza del precedente, non potrà continuare a far finta di niente di fronte alla situazione di sfascio del servizio creata da un management incapace e arrogante.
Dalle proteste dei pendolari inferociti per i ritardi allo scandalo delle carrozze sporche e piene di cimici, non passa giorno senza che sui binari italiani succeda qualcosa di negativo. Mentre i ferrovieri scioperavano per la sicurezza, alla stazione di Roma Termini alcuni viaggiatori sono stati investiti da fumi tossici per un guasto agli impianti dell’alta tensione sul pendolino 9370, appena giunto da Torino. «Solo per fortuite coincidenze – denunciano le Rls di Roma – non si sono verificate conseguenze disastrose: solo pochi minuti prima, infatti, il treno si sarebbe trovato in galleria, dove un incendio avrebbe potuto avere conseguenze tragiche».

Da mesi è in corso un’aspra vertenza tra i ferrovieri e Trenitalia sul cosiddetto “uomo morto”, il famigerato pedale da premere ogni 55 secondi che in teoria dovrebbe servire a verificare lo stato di vigilanza del macchinista ma che in realtà, come denunciano i sindacati e come è stato accertato da molte Asl, distrae dalla guida ed è nocivo per la salute. L’azienda però insiste nel suo utilizzo, perché in questo modo può ridurre il personale di cabina da due addetti a uno solo, risparmiando sul costo del lavoro. Da qui lo scontro sindacale. Per essersi rifiutato, come molti suoi colleghi, di salire su un Eurostar dotato dell’“uomo morto”, Dante De Angelis, macchinista delegato alla sicurezza, è stato licenziato il 10 marzo scorso. Prima di lui, la stessa sanzione era stata inflitta ai quattro lavoratori che avevano collaborato con la trasmissione Report, mostrando le carenze della rete ferroviaria ligure.

Cgil Cisl e Uil non hanno tuttavia ritenuto di dover appoggiare lo sciopero di ieri, che ha comunque visto un’alta partecipazione dei lavoratori, compresi quelli iscritti ai sindacati confederali.

Alla protesta ha aderito, afferma il Sult, «circa la metà del personale negli uffici e nelle officine, oltre l’85% in media nazionale fra il personale dell’esercizio», con punte del 100% tra i macchinisti. «A nulla – sottolinea la Cub – sono valse le iniziative aziendali, quali quella senza precedenti dell’invio di email interne a tutto il personale, tese a dare una versione dell’ultimo licenziamento, quello del macchinista Dante De Angelis, ben diversa dai fatti reali e tendente a far diminuire l’adesione allo sciopero».

A questo punto le Fs hanno una sola cosa da fare: «ritirare i licenziamenti anti-democratici e illiberali». Se ciò non avvenisse, «la battaglia continuera», avvertono i sindacati di base. Le Rsu hanno già convocato per giovedì 13 aprile «una seconda assemblea nazionale dei ferrovieri per fare il punto sulla vertenza e stabilire eventuali nuove iniziative».

Con i ferrovieri in lotta per la sicurezza si schiera il segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti: «Sosteniamo e incoraggiamo – chiarisce -tutte quelle iniziative e quelle vertenze che mirano al miglioramento delle condizioni di lavoro e denunciano un inesistente sistema di sicurezza nei trasporti come altrove. Adesso, la prima cosa da fare – osserva Bertinotti – è procedere al reintegro immediato nel posto di lavoro di De Angelis e degli altri quattro macchinisti, cui va tutta la nostra stima e solidarietà».