Tremonti taglia pure i precari

E’ giovane, ha tra i 30 e i 45 anni, e ha già aperto la partita Iva. Vive ancora con i genitori, da cui spesso prende soldi per mantenersi. Non può sposarsi. Non può fare un mutuo, se non con prestiti particolari. Fino adesso lavorava nella pubblica amministrazione: educatore negli asili nido, impiegato di concetto, bidello, o assistente sociale. O per i disabili. Da fine anno, invece, se la nuova finanziaria di Giulio Tremonti passerà in parlamento, semplicemente non lavorerà più. Non tutti, chiaro. Ma molti sì: il 40% dei precari nel pubblico impiego.

E’ questo l’identikit del precario che il nuovo testo di bilancio va a penalizzare: secondo gli articoli 22, 27 e 29, le amministrazioni dello stato, locali e centralizzate, dovranno tagliare quasi la metà dei lavoratori con contratti co.co.cò e a termine. «Salteranno, entro breve, una categoria di giovani che sperava di essere assunta – spiega Emilio Viafora, segretario generale del Nidil Cgil – e che invece di fare il percorso professionale standard “precariato-assunzione”, farà un passo indietro: dal precariato alla disoccupazione».

Il Nidil, la categoria della Cgil che si occupa dei lavoratori atipici, ha fatto uno studio (datato settembre 2005) nel quale si evidenzia che il nuovo precario della pubblica amministrazione – mediamente un giovane laureato, con esperienze di lavoro alle spalle – non è un «imprenditore di se stesso», come dice il governo. Ma un lavoratore debole che non riesce a inserirsi in maniera stabile, visti i continui tagli sulla spesa. E il blocco dei concorsi, adesso prorogato almeno fino al 2007.

«Con il taglio dei lavoratori atipici – dice Roberto D’Andrea, sempre del Nidil – i servizi essenziali offerti negli asili, scuole, cliniche private convenzionate con lo stato, laboratori delle Asl e università, saranno messi a dura prova». L’articolo 22 della finanziaria, infatti, prevede la riduzione delle spese correnti del 3,8% per le regioni, e del 6,7% per le province e i comuni con più di tremila abitanti. Degli oltre 300 mila giovani precari che lavorano nel pubblico impiego – sostiene la Cgil – gli atipici che resteranno sul mercato sono 150 mila (la stima sarebbe addirittura al ribasso). Bada bene: le stime sono al ribasso. Un taglio netto che avrà ripercussioni su tutti i cittadini. Per protestare contro gli articoli «taglia-atipici» (e taglia-servizi) della nuova finanziaria, il sindacato ha già organizzato un’assemblea nazionale di tutti i delegati co.co.cò della pubblica amministrazione. Appuntamento martedì 11 ottobre, a Roma. Un’iniziativa che, certo, sullo sfondo, dovrebbe porre il problema più generale dell’uso dei precari nel pubblico impiego, e cercare una risposta per la loro stabilizzazione. Entro breve, si annuncia anche la proiezione di un film sul tema. Il titolo? Il vangelo secondo precario.