Trasporti, sciopero totale

Ieri lo sciopero dei mezzi pubblici ha paralizzato tutte le maggiori città italiane. I sindacati hanno dichiarato che «quasi il 100% dei lavoratori ha aderito allo protesta». A Roma i primi dati disponibili indicano, che nella prima fascia di sciopero, nel settore bus e tram le adesioni sono arrivate a toccare il 79%, mentre per la metro il 50%. Il dato certo è l’incremento della partecipazione dei lavoratori in confronto allo sciopero di luglio. «I lavoratori non sanno più quale mezzo adoperare per far capire alle aziende che la situazione è insostenibile ed il rinnovo del contratto biennale è un obbligo contrattuale», hanno continuato i sindacati. Il problema dello sciopero odierno è sempre il mancato adeguatamento del salario all’inflazione. «Si è visto come abbandonare a se stesso un settore vitale della vita pubblica, com’è quello dei trasporti, provoca una situazione insostenibile per i cittadini delle grandi città», ha dichiarato la Cisl.
Il rinnovo del biennio economico per i 110 mila autoferrotranvieri è inserito nel contratto, che si stipula ogni 4 anni. «Le aziende conoscevano i termini del rinnovo del biennio, e dire oggi che non hanno soldi è assurdo, quando potevano benissimo accantonarli negli anni precedenti», continua la nota delle tre confederazioni sindacali. «Inoltre si ricorda che il contratto stipulato nel 2003 dava la possibilità alle aziende di inserire lavoratori atipici, proprio per venire incontro alle richieste delle aziende. E ora al rispetto di un nostro diritto le società si tirano indietro e non partecipano neanche a un tavolo di trattative».
Il problema dei trasporti pubblici non è solo rappresentato dal nodo dell’adeguamento del salario dei lavoratori. Nel 1997 la riforma del trasporto pubblico, con l’eliminazione del fondo unitario nazionale e il passaggio delle competenze alle regioni, non ha trovato nessuno riscontro concreto. «Ogni regione gestisce i fondi in modo autonomo e in base alle proprie possibilità», sostiene Claudio Claudiani, segretario nazionale della Fit-Cisl. «Il trasporto pubblico deve avere un progetto di livello nazionale per poter funzionare al meglio. Noi, insieme con gli altri sindacati non siamo per il ritorno al fondo unico, ma piuttosto siamo favorevoli a un intervento a favore del settore che riguardi nel complesso tutto il territorio». Un altro problema gravoso del settore è il rinnovo del parco macchine. La media europea è di 5-6 anni mentre quella italiana è di 9-10. Questo ritardo si fa sentire anche sulla situazione ambientale con la presenza di autobus, che hanno una grado di inquinabilità molto ampio, mentre quelli a metano o con altri sistemi meno inquinanti sono una vera e propria rarità.
«Se il governo non interviene con i fatti e mantenendo le promesse fatte durante le riunioni della “cabina di regia”, l’ultima del 14 settembre, non si vedranno miglioramenti nel trasporto pubblico e a perderci saranno soprattutto i cittadini», ha sostenuto il portavoce dei trasporti della Cisl.